M5S, squadra e programma per Roma? Non ancora pervenuti

Amministrative
Virginia Raggi

Eppure i nomi dei componenti della giunta e il dettaglio del programma sono stati i pilastri comunicativi dei primi mesi di campagna elettorale

La squadra di giunta la sta studiando lo staff. Annunciata da marzo («comunicheremo i membri della giunta con largo anticipo, saranno professionisti con profili altissimi») ancora non se ne vede traccia. E ieri mattina, a una settimana esatta dal voto, Virginia Raggi è stata vaga una volta di più. «Se i miei assessori saranno solo del M5S? No, sono persone che condividono dei percorsi e una visione».

Nomi, però, neppure uno. Non un’anticipazione nè un’indiscrezione. Anche il Programma doveva essere presentato, spiegato, analizzato e condiviso tra i candidati e i cittadini votanti. Ma, ancora una volta, a una settimana dal voto, i 5 Stelle che si candidano a governare Roma sembrano non saper mantenere una promessa che è il pilastro della loro stessa mission. Il programma, infatti, sono le regole in base alle quali i candidati saranno valutati e, del caso, anche licenziati ed espulsi. Ma di queste regole, dei principi e dei contenuti che sostanzionano lo stesso incarico politico, non si ha notizia. Tranne che per uno struggente manifesto politico postato sul sito di Virginia Raggi intorno al 10 maggio e disponibile con un volantino formato A4 intitolato «Undici passi per una capitale a 5 Stelle ».

11 passi per Roma

Struggente, si diceva, perchè si tratta dell’enunciazione di undici temi così universali su cui tutti, ma proprio tutti, non possono che essere d’accordo. Eccoli: mobilità, ovverosia priorità ai mezzi pubblici (ma nessuna soluzione al miliardo e mezzo di buco dell’Atac) ; ridurre i rifiuti e riciclare; trasparenza e conti alla luce del sole; valorizzare parchi e spiagge; una polizia locale per una città sicura; superamento dei campi rom; politiche sociali; dalle periferie al centro, ovvero una città senza periferie; scuola, cioè asili per tutti e scuole sicure; trasparenza e meritocrazia nell’utilizzo dei fondi per la cultura; il diritto alla casa; più decoro e servizi per il turismo. Impossibile non condividere.

Il punto, per Raggi e anche per gli altri, è sempre lo stesso: come si realizza tutto ciò in una macchina complessa e per molti aspetti deteriorata come l’amministrazione capitolina? Ora, l’assenza della squadra di giunta e la genericità del programma – riferiti a oggi – a una settimana dal voto accendono qualche domanda visto che i Cinque stelle avevano invece garantito puntualità, trasparenza e rivoluzione su uomini e idee. E autorizzano a pensare che qualche difficoltà ci sia anche su questo. Oltre alle difficoltà e ai nervosismi che Virginia Raggi non è riuscita a nascondere nell’ultima settimana segnata dall’ammissione di essere ostaggio ed eterodiretta da Grillo tramite lo staff che l’ha nei fatti commissariata. Di certo, se i punti generali del programma – gli undici passi per Roma – sono genericamente perfetti, quando si è trattato di approfondire, Raggi si è mostrata infastidita e impacciata.

Uno degli undici passi è il «superamento dei campi rom». Che significa? «Censimento socio sanitario e patrimoniale di tutti i residenti nei campi, chi ha finanze sufficienti dovrà prendere una casa in affitto, i bambini devono andare a scuola, gli adulti devono lavorare e pagare le tasse» ha spiegato la candidata. Sono almeno vent’anni che i comuni provano a fare esattamente questo. Non è semplice visto che ci sono leggi a tutela del nomadismo e dei nuclei famigliari che a volte sono anche di venti persone. Talvolta, in piccole realtà, qualche esperimento è riuscito.

Proposte creative

Poi ci sono tutta una serie di proposte creative, carine, divertenti, non risolutive. La funivia per decongestionare il traffico nei quartieri periferici; pannolini per bebè lavabili invece di quelli usa e getta per tagliare via il 10% dei rifiuti indifferenziati; eliminare gli imballaggi inutili; creare mercatini dell’usato in ogni rione per incentivare il baratto; divieto di animali dei circhi all’interno del raccordo e anche il Bioparco dovrà farne a meno. Proposte da strapaese. Non quelle di cui Roma ha bisogno. La moneta complementare – Sardex e Tibex – è una cosa seria ma difficile da usare in campagna elettorale. Il no totale a Uber si può motivare solo con la necessità di non far arrabbiare la lobby dei tassisti. E manca ogni proposta alternativa per limitare, ad esempio, l’invasione degli Ncc.

Per non parlare dei «banchi dei mercati che erogano servizi»: spuntini e aperitivi sono l’unica cosa che non manca a Roma. È chiaro che non può passare da qui la rivoluzione di Roma . I sondaggi registrano una battuta d’arresto nell’ultima settimana del M5S. Per la prima volta dopo mesi. La squadra non c’è (ancora), il programma nemmeno e in settimana – o la prossima – un giudice potrebbe dire che il Contratto con la Casaleggio firmato dai candidati romani è anticostituzionale. Si capisce perchè la candidata è così nervo sa.

Vedi anche

Altri articoli