M5S, sott’accusa la leadership di Di Maio

M5S
il vicepresidente alla Camera Luigi Di Maio alla  presentazione a Napoli dei candidati del Movimento 5 stelle alle prossime elezioni amministrative per il Comune di Napoli, 27 aprile 2016.
ANSA / CIRO FUSCO

Il sito 5 Stelle tirendiconto.it mette on line tutte le spese. Restituzioni in calo costante e rimborsi a piè di lista

«Tutti quanti abbiamo spese per sostenere sul territorio eventi che riteniamo necessari per veicolare i contenuti di cui ci facciamo alfieri, però tutti quanti siamo chiamati a farlo con la dovuta sobrietà». Così Nicola Morra, l’insegnan – te diventato senatore con i Cinque Stelle, dotato di garbo e proprietà di linguaggio e che ha sempre mal sopportato, senza nasconderlo, la nuova generazione Cinque stelle, quella a rischio personalismi, tutta salotti tv e selfie. Il destinatario del messaggio è il candidato premier Luigi Di Maio a cui si contesta, da un paio di giorni, l’uso decisamente allegro di indennità e rimborsi. Dal punto di vista grillino, ovviamente. Perchè fare politica è un lavoro. Che ha dei costi ed è giusto che venga pagato. La tregua è durata due settimane.

Nonostante gli ammonimenti del Capo politico e le prassi del suo braccio armato, l’ufficio comunicazione coordinato dal sempre più potente Rocco Casalino. Lo scontro tra ortodossi e realisti un po’ piacioni, con o senza grisaglia, è ripreso in grande stile. Dove Di Maio, col solito Di Battista, sarebbero il nuovo un po’ contaminato e Roberto Fico ma anche Nicola Morra, sarebbero l’or to do ssia. L’occasione l’hanno servita sul piatto due ex – Canestrari e Biondo – che stanno sfornando un libro a puntate (consultare il sito Supernova) che dà già per «ucciso» il Movimento e svela gli indizi per arrivare al killer. O ai killer. «Volevano la democrazia partecipata, e adesso sono un’élite. Volevano fare politica senza soldi. E adesso si scannano per i soldi. Volevano eliminare la casta. E adesso sono la casta» scrivono gli autori. Che infatti aprono il capitolo dei soldi, delle donazioni, dei tagli degli stipendi e degli scontrini. Rivelando inattese verità.

Le restituzioni, ad esempio, per quanto i 126 eletti 5 Stelle abbiano raggiunto quota 14 milioni e 246 mila, sono in costante declino dopo i primi mesi di entusiasmo pauperista. Pardon, «francescano» come dicono loro che rivendicano, non a caso, la nascita del Movimento nella data francescana del 4 ottobre. La rendicontazione degli scontrini, spesa per spesa, rito collettivo e purificatore dei primi mesi della legislatura, è diventato nel tempo un assai più grigio deposito di scontrini utili a fare le somme necessarie a chiedere i rimborsi. Impensabile, ad esempio, sapere come-dove-quando-perchè è stata consumata una cena di cui si chiede il rimborso. Se quelle sopra sono le tendenze generali dei 126 eletti documentate dal sito maquantospendi.it, Di Maio spicca per le mani bucate.

L’invito «alla sobrietà» di Morra è rivolto al suo candidato premier che in tre anni ha speso ben 108 mila e 752 euro per la voce «Spese per il territorio» che a sua volta comprende quattro sottovoci: le missioni, cioè i viaggi, non ufficiali; le spese logistiche, trasporti, vitto e alloggio; le spese per organizzare convegni e eventi; la stampa di materiale informativo. Il vicepresidente della Camera guida la classifica dei più spendaccioni tra gli eletti 5 Stelle (relativamente alla voce Spese per il territorio). Per «missioni non ufficiali», cioè non relative all’incarico di vicepresidente della Camera, ha speso 28 mila e 500 euro; per la «logistica» di quei viaggi ha speso 37 mila e 365; per «eventi e convegni», 14 mila e 760 euro; per «la stampa di materiale informativo», 14 mila e 496 euro. Il totale è, appunto, 108 mila e 752 euro.

Di Maio guida sempre la classifica. Una libertà di spesa che, secondo alcuni, dimostra come il trentenne di Pomigliano sta investendo tempo e danaro per la costruzione della sua leadership. Nella classifica «Eventi sul territorio», Roberto Fico, presidente della Vigilanza Rai, è al secondo posto ma con 31 mila euro di spesa; Carla Ruocco è quarta (25 mila euro), Carlo Sibilia al 13° posto (19 mila). Di Battista, per restare al Direttorio, è in 18° posizione con appena 16 mila euro di spesa. Nicola Morra, solo l’ultimo dei censori, è all’85° posto con poco meno di cinque mila euro. Se le mani sono bucate alla voce spese, sul capitolo «Restituzioni» Di Maio sembra assai più attento: è all’89° posto, con appena 96 mila euro e spiccioli restituiti in tre anni. Molto più virtuosi di lui sono Di Battista (144.850), Fico (117 mila), Carla Ruocco (108 mila).

«La mia una tiratina d’orecchie a Di Maio? Se volete definirla così, noi abbiamo i capelli bianchi, quindi ci possiamo permettere, paternamente, questa cura e questa cautela» ha aggiunto il senatore Morra che ha voluto precisare come «Di Maio non abbia fatto nulla di illegale» e come la trasparenza resti «la prerogativa dei 5 Stelle: i dati sono pubblici perchè noi le rendiamo tali (www.tirendiconto.it, ndr)». Da quarantott’ore Di Maio cerca di sottrarsi al dubbio di una mala gestio dei soldi pubblici. Rivendica di aver restituito «con orgoglio» in tre anni e mezzo ai cittadini «204 mila euro (il doppio di quello che risulta nel sito www.maquantospendi.it, ndr). Ci vengono a fare i conti in tasca giornali e politici che non hanno mai restituito un euro. La verità è che noi abbiamo fatto una rivoluzione». Ieri ha scritto un lungo post su Facebook. Amaro. Arrabbiato. Non una parola sul fatto che fare politica ha dei costi. Anche alti.

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