Firme false a Palermo: una mail mette (di nuovo) nei guai Di Maio

M5S
Beppe Grillo con Luigi Di Maio durante la conferenza stampa al Senato sul Reddito di cittadinanza. Roma 09 settembre 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Secondo la testimonianza raccolta da La Stampa anche il leader del movimento Beppe Grillo era informato della falsificazione delle firme

L’email non capita da Luigi Di Maio relativamente alla vicenda del caso Muraro non è l’unica comunicazione a mettere nei guai il vicepresidente della Camera.  La Stampa ricostruisce lo scenario e il coinvolgimento politico dei vertici M5S relativamente alla vicende delle firme false a Palermoma qualcosa non torna. Luigi Di Maio aveva dichiarato di esser venuto a conoscenza delle presunte firme falsificate a Palermo grazie al contatto con un autore del programma televisivo di Italia Uno, avvenuto il 26 settembre a Roma. Prima di allora – questa la posizione ufficiale – Di Maio non sapeva nulla.

Eppure secondo La Stampa, una mail anonima lo avrebbe messo a conoscenza della falsificazione delle firme: nella documentazioni erano presenti le firme vere raccolte nel 2012 per la presentazione delle liste. Lo stessa fonte anonima che lo scorso luglio ha passato le informazioni alle Iene ha raccontato dell’invio del messaggio a Di Maio.

Di Maio solo il 3 ottobre fa controllare nella casella ammettendo di aver ricevuto quella comunicazione il 12 settembre “all’indirizzo della mia segreteria”.  E poi di aver inoltrato l’email ai carabinieri.

Non solo. Vincenzo Pintagro l’attivista che ha testimoniato le irregolarità condotte da diversi militanti M5S ha spiegato alla Stampa che anche Grillo era a conoscenza dei fatti: il proprietario del locale dove venivano falsificate le liste per le comunali palermitane del 2012, Luigi Scarpello, lo avrebbe raccontato a Grillo durante una cena coi 100 migliori attivisti pentastellati. Il fondatore del M5S avrebbe allargato le braccia in segno di sconforto, ma non avrebbe preso alcuna azione.

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