Firme false a Palermo, svolta nell’inchiesta: la deputata grillina confessa

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Stavolta le accuse arrivano dall’interno del Movimento e per questo sono ancora più gravi

Nuovi avvisi di garanzia pronti a partire, interrogatori già dalla settimana prossima, audizioni di testimoni che andranno avanti in questi giorni alla ricerca di riscontri che ormai sono sempre più abbondanti.

Svolta nell’inchiesta sulle firme false, ricopiate da esponenti e attivisti del movimento di Beppe Grillo, dopo che era emerso un errore materiale che avrebbe potuto compromettere la presentazione della lista alle elezioni comunali di Palermo, nel 2012.

Una deputata regionale del Movimento Cinque Stelle, Claudia la Rocca, ha reso ai pm di Palermo una confessione ampia, dopo avere concordato col vertice regionale la scelta di fare chiarezza: sarebbe stato infatti, Giancarlo Cancelleri, candidato presidente della Regione nel 2012 e di nuovo aspirante alla carica, a spingere per chiarire subito i fatti.

La Rocca ha così indicato, tra gli altri (ma molti nomi sono ancora riservati), un’attuale deputata nazionale, Claudia Mannino, e l’aspirante candidata alla carica di sindaco per le elezioni del 2017, Samantha Busalacchi, come due delle persone che riprodussero le firme.

Adesso non ci sono solo le accuse di Vincenzo Pintagro, uno dei testimoni chiave, già querelato dall’ex candidato a PAlermo Riccardo Nuti e dai suoi, dopo le rivelazioni fatte alle Iene di Italia 1.

Le accuse ora arrivano dall’interno e per questo sono ancora più gravi. La deputata “pentita” si è presentata dal procuratore aggiunto Bernardo Petralia e dal pm Claudia Ferrari con l’idea di confessare e quando i magistrati l’hanno informata che stava rendendo dichiarazioni “autoindizianti”, lei ha deciso di proseguire comunque l’interrogatorio ma in presenza dell’avvocato Valerio D’Antoni, che l’attendeva fuori dalla porta.

Le ammissioni e le indicazioni di una serie di persone si uniscono e spesso combaciano con quelle rese da Pintagro e da un altro attivista la cui identità è ancora riservata, ma che si sarebbe limitato ad ammettere responsabilità proprie.

A rischiare sono in molti, almeno trenta. I magistrati hanno fatto il punto della situazione, assieme alla Digos, che conduce gli accertamenti, e sentiranno fra gli altri un avvocato, Francesco Menallo, risultato anche lui informato dei fatti.

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