M5S e camorra, su Quarto Grillo prova a depistare

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Luigi Di Maio (M5S), vicepresidente della Camera, e Roberto Fico, presidente della commissione di vigilanza Rai, nella giornata a sostegno del candidato sindaco di Quarto (Napoli), Rosa Capuozzo (c), impegnato nel ballottaggio con il candidato del centrodestra, Quarto, 6 giugno 2015. ANSA / CIRO FUSCO

Il leader Cinquestelle dice che i voti delle cosche non sono stati determinanti per la vittoria

Il caso Quarto scalda gli animi e diventa il ring di scambio politico-mediatico tra il Movimento Cinquestelle e il Partito Democratico, che oggi manifesterà davanti alla sala consiliare del Comune. Dopo aver rotto il silenzio assordante e imbarazzato prima e abbandonato la difesa d’ufficio poi, la dirigenza grillina è passata al contrattacco. La pubblicazione di alcune telefonate in cui Alfonso Cesarano, imprenditore legato al clan camorrista dei Polverino, dà indicazioni per appoggiare al ballottaggio, nel giugno scorso, il candidato sindaco dei Cinquestelle a Quarto, Rosa Capuozzo, spezza la narrativa grillina dei parlamentari che gridano “onestà”, dei duri e puri che combattono la casta, di coloro che sono sempre dalla parte del giusto.

Tra i democratici risponde il deputato Ernesto Carbone che chiede al M5S di spiegare “perché votarono contro il reato per voto di scambio politico-mafioso mentre oggi non si pongono neanche il problema delle dimissioni di un sindaco che potrebbe dovere la sua elezione proprio a quei voti”.

“Accusano noi ma condannano loro! Proprio oggi, mentre il Pd fa partire l’ennesima macchina del fango contro il M5S, viene condannato Ozzimo (exassessore Pd a Roma) per Mafia Capitale”, scrive su Facebook Alessandro Di Battista, membro del direttorio grillino. Stesso tono per la deputata M5S Roberta Lombardi che su twitter cinguetta: “Orfini si sciacqui la bocca quando parla del M5S. Piuttosto si coccoli Ozzimo. Pd partito di condannati e reo confessi». Anche Carlo Sibilia, deputato M5S, porta avanti la stessa linea sempre su twitter: «Orfini porterai le arance ai tuoi amici Ozzimo e Caprari?”.

È chiaro che, dopo aver intimato ai parlamentari 5 Stelle e al direttorio pentastellato di non parlare con i giornalisti, i vertici del movimento in cui “unovaleuno” hanno cambiato linea: sono ore convulse e tormentate. La strategia per uscire dall’impasse prevede un attacco serrato che possa distrarre l’opinione pubblica. E le parole con cui Roberto Fico ammette il problema (“A Quarto valutiamo ogni strada, compreso lo scioglimento del Comune”) non sono sufficienti a placare gli animi. Anche perché contemporaneamente sostiene che a Quarto “ci sono i presupposti per andare avanti”. Insomma la posizione dei Cinquestelle appare contraddittoria e scoordinata. E non migliora dopo che, a metà pomeriggio a bufera ormai ampiamente scoppiata, interviene Beppe Grillo. Il duo Grillo&Casaleggio per oltre ventiquattr’ore infatti non ha detto una parola su quanto emerso, nonostante sul blog il 4 novembre avesse prontamente ospitato un post titolato “La trasparenza di Rosa Capuozzo, sindaco M5S di Quarto”.

Poi ieri, di fronte al montare del caso, il cambio di rotta: Grillo scrive sul blog un post dal titolo “intanto #condannanovoi” con otto domande e relative otto risposte, il cui succo è che il sindaco di Quarto “è parte lesa” e “non ha mai ceduto alle richieste dell’ex consigliere” indagato dalla Dda, che i voti raccolti da quest’ultimo non sono stati determinanti per la vittoria dei Cinquestelle e che è stato espulso dal Movimento prima che gli venisse notificato l’avviso di garanzia. E poi: “Perché il Sindaco non ha denunciato l’ex consigliere? Perché non si è mai manifestata una minaccia tale da evidenziare un reato penale nei suoi confronti ma solo pressioni e richieste di tipo politico”, continua Grillo facendo, come ironizza la deputata del Pd Anna Ascani un po’ come Marzullo (“si faccia una domanda e si dia una risposta”).

Ma come denuncia l’esponente della segreteria Pd David Ermini c’è anche di che essere preoccupati da questo “depistaggio di Grillo e compagnia”, perché ci sono ben altre domande a cui andrebbero date precise risposte. “Il sindaco di Quarto cominci a spiegare perché appena eletta ha revocato la proposta preliminare del piano urbanistico comunale presentata dalla commissione straordinaria antimafia”, dice Ermini sottolineando la necessità di scioglimento. E poi: “Perché non ha denunciato il tentativo di estorsione del consigliere M5S Giovanni De Robbio, ma ha aspettato che emergesse dalle indagini? E perché lo stesso sindaco ha ritrattato le sue dichiarazioni, rese davanti ai pm e messe a verbale, dicendo di non aver subito minacce da quel consigliere?”.

Insomma, il movimento Cinquestelle abituato alla gogna in rete, ai processi del web, alle espulsioni facili, ora si sottrae a quel gioco. La magistratura viene chiamata in causa per chiarire cosa sia successo, ma la valutazione politica è tutt’altra cosa. Ed è quella che manca ai grillini che appaiono sconnessi e impauriti. Soprattutto i paladini del M5S Roberto Fico e Luigi Di Maio che in quella campagna elettorale si sono dati parecchio da fare, ma anche gli stessi vertici del M5S che continuano a decidere a loro piacimento e convenienza chi tenere e chi cacciare. Intanto il Pd chiede tramite una interrogazione al ministro Alfano di verificare se ci siano le condizioni di un commissariamento. Il primo firmatario è Emanuele Fiano. Richiesta ribadita anche da Rosaria Capacchione, senatrice Pd, che spiega che al M5S mancano gli anticorpi contro la mafia e che negli ultimi due mesi ha presentato ben due interrogazioni al ministro dell’Interno per chiedere di approfondire alcune vicende sul presunto condizionamento camorristico dell’attività del Consiglio comunale di Quarto.

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