M5S diviso tra Raggi e Appendino: i primi 100 giorni di Roma e Torino

M5S
m5sdonne raggi appendino

L’analisi dei primi 100 giorni di governo delle due città: a più di tre mesi dalle elezioni, l’entusiasmo iniziale rimane solo uno sbiadito ricordo

Roma e Torino. E’ da qui che si può osservare il nuovo che avanza, la cosiddetta fase due del movimento Cinquestelle, quella che sta destando gelosie e attriti nello stesso Direttorio e che ora più che mai mette in luce le contraddizioni del M5S diventato sempre più un partito leaderistico.

Sono 100 giorni che Chiara Appendino e Virginia Raggi sono state elette sindaco rispettivamente di Torino e Roma e dell’entusiasmo di quelle vittorie già si ricorda poco. 

A Roma, ‘Raggi la valanga’ sembra aver travolto soprattutto il movimento che l’ha creata. Un caos degno della peggior politica, con lotte intestine che stanno – di fatto – immobilizzando il governo della città. Gli inciampi già nella corsa non erano mancati. Ad esempio, l’omissione nel curriculum vitae del praticantato svolto nello studio di Pieremilio Sammarco (il cui fratello Alessandro è stato legale di Silvio Berlusconi, di Cesare Previti e del fondatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri), così come alcune collaborazioni e consulenze in società vicine a uomini della destra romana: ad esempio la presidenza della HGL srl, di proprietà di Gloria Rojo, dirigente Ama ed ex segretaria di Franco Panzironi, ex Ad di Ama, braccio destro di Alemanno, arrestato il 2 dicembre 2014 per Mafia Capitale (poi condannato a 5 anni e 3 mesi e tuttora agli arresti).

Inoltre già in campagna elettorale erano state poste le basi affinché il sindaco fosse semplicemente un colonnello di frontiera della Casaleggio Associati. Il contratto (penale compresa) è stato lo strumento con cui attivare il telecomando milanese che ha per esempio pigiato il tasto No per le Olimpiadi. La Raggi ha in questo modo potuto ancora rimanere nella famiglia pentastellata e salire sul palco della kermesse palermitana.  A lei come una figliola prodiga è stato perdonato quello che ad altri è costato caro (Pizzarotti in primis).

Non aspettatevi quindi di certo il bilancio dei primi cento giorni di governo che si usava fare, perché al momento le linee programmatiche fornite a fine luglio sono rimaste solo belle intenzioni. I romani non sono entrati nelle istituzioni come promesso nella prima diretta Facebook post vittoria. Anzi l’attività della giunta non è nemmeno mai partita veramente.

Basti pensare che finora sono state solo 39 le delibere emesse dalla giunta, ma più della metà di queste non riguardano l’amministrazione della città ma le poltrone e le cariche da affidare. Le defezioni (e le frizioni interne) si sono susseguite a ritmo incessante. E ancora oggi mancano all’appello un assessore al Bilancio, il capo di gabinetto del sindaco, un direttore generale di Atac e un amministratore unico di Ama. 

Non solo, restano pericolosamente irrisolte ancora le vere emergenze della città: la gestione dei rifiuti e dei trasporti. Forse nessuno si aspettava una soluzione in 100 giorni (sarebbe un miracolo) ma almeno che le vere emergenze di Roma fossero prese sul serio, questo si.

Situazione differente per quanto riguarda la città di Torino. Ma si sa, Torino non è Roma e la sindaca Appendino non è certo la Raggi. La città sabauda è stata infatti ben governata da decenni, i problemi e le emergenze sono affrontabili e gestibili, e la stessa sindaca non è un’inesperta e sprovveduta ma una persona abile e figlia di una certa borghesia industriale tipica della città.  Il suo segreto sembra essere quello di aver abbandonato i proclami da campagna elettorale ed essersi immersa nel realismo cittadino, cercando di accontentare un po’ tutti.

Lo si vede anche dalla composizione della sua giunta, non ci sono attivisti e militanti grillini che siedono sugli scranni degli assessorati, e la cooperazione con le altre forze politiche non è bandita.

Per quanto riguarda le sue politiche per la città, Appendino non sta certo brillando per fantasia e innovazione ma ha il merito di non aver scontentato nessuno. Se da una parte si portano avanti iniziative di tipo simbolico come il sostegno alla dieta vegana ma anche gli incentivi ai lavoratori che utilizzano la biciclette e il taglio agli stipendi dei collaboratori, si è deciso anche di non prendere posizioni troppo nette riguardo alle politiche messe in atto dalle giunte precedenti.

Per esempio, per quanto riguarda il progetto della Tav, la sindaca si dice ancora totalmente contraria ma non ha scelto di far uscire il Comune dall’Osservatorio (anche se fisicamente ha sfrattato l’Osservatorio dal Comune, in un gesto che rimane quindi più simbolico che altro). Viene confermato anche l’ impegno per la Città della Salute – tema molto discusso in campagna elettorale – e la priorità assegnata all’attrazione di investimenti.

La questione più seria che Appendino si è trovata a dover gestire è stato il caso del Salone del Libro. Mentre a Roma si discuteva sull'”inutilità” di un grande evento come le Olimpiadi e sui grandi eventi in generale, perché dispendiosi, poco redditizi e poco produttivi secondo la visione ultra grillina, la sindaca si è accorta che invece Torino non doveva farsi scippare da Milano la fiera più importante d’Italia in termini di editoria, e ha lottato.

Un aiuto concreto Appendino poi lo sta avendo da Sergio Chiamparino, governatore della Regione Piemonte, che conosce molto bene la città. Nonostante i malumori all’interno del Pd, Chiamparino ha assicurato piena collaborazione tra istituzioni, tanto che la stessa Appendino dal palco di Palermo ha parlato di questa intesa che sta funzionando.

Insomma la sindaca di Torino può stare tranquilla, finché ci sarà la Raggi ad occupare le pagine di tutti i giornali per la sua inadeguatezza, anche la mediocrità della Appendino brillerà.

Vedi anche

Altri articoli