M5S, cosa fare contro l’Isis? “Chiedete all’ufficio comunicazione”

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Activists of the anti-establishment 5 Star Movement gather in front of the ancient Colosseum in Rome, Sunday, April 21, 2013. A day after Italy's president was re-elected to an unprecedented second term, the leader of an anti-establishment movement says citizens' patience with traditional parties is wearing thin. Beppe Grillo, a comic who heads the Five Star Movement, has dismissed President Giorgio Napolitano's re-election as a bid by doomed parties to hang onto power. Grillo, whose party is the No. 3 bloc in Parliament, predicted in Rome on Sunday that traditional parties would "last a year." (AP Photo/Gregorio Borgia)

Grillo dopo giorni di silenzio si fa sentire, ma per attaccare Renzi. Resta non pervenuta la sua posizione sul terrorismo

Beppe Grillo si è autoespulso come leader dei 5 Stelle, però ieri nel tardo pomeriggio si è riaffacciato su Twitter: “Tutti i Paesi che sostengono direttamente o indirettamente il terrore jihadista devono essere isolati”. Alle sette di sera il blog, ancora a suo nome, apre con la foto di Renzi e un principe saudita durante la visita del presidente del Consiglio a Riad. “Il terrorismo non si combatte così”, è il titolo; nel testo si propongono “sanzioni” per l’Arabia Saudita ma l’attacco è al premier. Partono tweet a raffica: “Il bomba dice “L’Italia non fa affari” con i Paesi che finanziano il terrorismo. Può darci le prove? Cosa è andato a fare a Riad?”. Il Pd Carbone fa notare che l’Arabia Saudita è nel G20. Il tema della visita a Riad lo aveva abbozzato Alessandro Di Battista a Ballarò la sera prima. “Avrei voluto dire 1000 altre cose. Le nostre proposte a sostegno delle forze dell’ordine e dell’intelligence”, parlare degli squilibri in Medio Oriente, dalla “destabilizzazione della Libia arrivando all’Afghanistan”… Avrebbe voluto parlare di tutto, “Diba”, il deputato 5 Stelle considerato l’esperto di esteri, “ma avete visto, in TV ci interrompono molto spesso”, fossero stati così “verso i potenti della terra che ci hanno impoverito, inquinato, mentito…”, scrive ieri sul blog, a metà tra le scuse e il vittimismo. Eppure, nella versione “faccia a faccia” Di Battista non è riuscito a rispondere alla domanda posta dal conduttore Giannini, da Lucia Annunziata e pure dalla Rete: “Cosa farebbe contro il terrorismo se fosse presidente del Consiglio?” La risposta cade in un pentolone in cui “Diba” infila di tutto come se scrivesse su Facebook: dal “chiudere i rubinetti di finanziamento”, petrolio e traffici di opere d’arte, all’”alzare le sanzioni ai Paesi del Golfo”, accusando Renzi di “farsi i selfie” con chi pratica la “sharia” e lapida le donne, o di “vendere i caccia al Kuwait”. Ma, dopo essere uscito a malapena dall’imbarazzo del suo post dell’agosto 2014 nel quale argomentava che il terrorista sarebbe dovuto essere un “interlocutore” (“sì, ma ho anche detto che i terrorismo è un cancro”) il deputato M5s ricomincia a cucinare: un pizzico di no agli F35 un po’ di “inadeguatezza di Alfano” dal caso Shalabayeva, la questione israelo-palestinese condita con le coop di Mafia capitale. Ma alla fine cosa farebbe se fosse premier? Per “evitare la Terza guerra mondiale” e non arrivare alla Quarta che “sarà combattuta coi bastoni e con le pietre”, dice Di Battista citando Einstein, l’obiettivo dell’esperto di esteri è tutto italiano: “Eliminerei le spese per gli armamenti, per aumentare il sostegno alle forze dell’ordine e alle Intelligence”. Avrebbe voluto parlare in tv, “Diba”, la star del Direttorio che reggerà il Movimento senza Grillo, ma di rispondere a delle domande per un’intervista “su carta” non se ne parla. Almeno con l’Unità. Dopo telefonate a vuoto ed sms senza risposta, ci siamo ritrovati nostro malgrado a inseguire il giovane Di Battista in Transatlantico. “No no, non m’interessa…”, ha risposto scuotendo la testa e cavalcando il corridoio, quasi scappando dalle insidie. “Scusi, ma non la vuol dare all’Unità?”, chiediamo sorridendo, “vorremmo sapere cosa vuol fare l’M5s sul terrorismo, sono temi esteri che a lei interessano…”. “Non mi va, non mi va e basta”, è il rifiuto senza spiegazioni. Più garbato il napoletano Roberto Fico, con il quale almeno si può parlare, ma l’intervista non ce la dà neppure lui. Prego rivolgersi all’ufficio “comunicazione” che smista uscite sui giornali e comparsate tv, ben dosate per diffondere il grillo-pensiero: se ieri Diba era a RaiTre, oggi Luigi Di Maio sarà a Piazzapulita su La7, a Fico il tema sfiducia a De Luca o la Rai.

Ma anche dalla struttura “comunicazione” silenzio. E se non hanno preso posizione finora è perché “Noi M5s abbiamo deciso di non parlare, su Parigi, di prendere tempo”, aveva detto “Diba”. Ci vuole tempo perché un movimento così variegato trovi una voce unitaria, tra spinte più repressive di destra e l’anima più pacifista. Fino alle sette di sera sul blog c’era la versione integrale del discorso del capogruppo Sorial alla Camera, lunedì scorso. Fra un ban ner pubblicitario e l’altro (la gestione anche senza nome sarà della Casaleggio Associati), i titoli su Parigi sono finiti di spalla o in basso, surclassati dal “Comunicato politico numero cinquantasei” che suggella l’addio del leader, proprio quando a un Movimento sarebbe servita una voce forte. Angelo Tofano, membro M5S del Copasir, apprezza le misure sugli 007 ma attacca in modo generico per un emendamento bocciato: “Il governo continua a gettare soldi finanziando stupide missioni militari che hanno generato mostri come Daesh”. Il tema è: via i nostri soldati dall’Afghanistan, mettiamoli per le strade in Italia.

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