Si apre il caso Asproni: Torino perde anche la signora dei musei

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La presidente Patrizia Asproni lascia e ribadisce: «Il motivo? Profonda sfiducia nella nuova amministrazione. La sindaca Appendino non ha voluto incontrarmi»

Ci ripensi, ritiri le dimissioni, è un momento delicato per la vita della nostra fondazione. Sta per aprirsi la nuova edizione di Artissima, c’è da fare la selezione per il nuovo direttore, é in scadenza il doppio contratto del direttore di Gam e Rivoli. Senza considerare che ci troviamo a far fronte a un equilibrio finanziario delicato dovuto ai ritardi di pagamento di Città e Regione».

A chiedere a Patrizia Asproni di ritirare le dimissioni, annunciate ieri con un’intervista al Corriere della Sera, è stato, oggi, il Consiglio direttivo della fondazione ‘Torino Musei’. Ma la presidente le ha confermate, ribadendo che i veri motivi sono delle dimissioni, che arrivano dopo tre anni di intenso lavoro, svolto per di più a titolo gratuito, sono da rintracciarsi nella «profonda sfiducia nella nuova amministrazione comunale ».

«Avrei voluto incontrare la Sindaca e parlare con lei dei progetti della Fondazione. Non è stato possibile. La città ha dimostrato un comportamento non istituzionale – per non dire maleducato e offensivo –nei miei confronti e verso un ente autonomo come la Fondazione, in cui siedono i rappresentanti della Regione Piemonte, della Fondazione Crt e della Compagnia di San Paolo», ha detto Patrizia Asproni. Non contano, evidentemente, per la nuova sindaca, i risultati ottenuti in questi anni. Eppure li conosce, perché più volte da consigliera comunale dell’opposizione, aveva avuto modo, diciamo così, di allungare lo sguardo (e gli appetiti?) su questa istituzione. I visitatori sono cresciuti in maniera esponenziale (+48% nel 2014, +31% nel 2015, +32% nel primo semestre 2016) e le sponsorizzazioni sono aumentate del +320% nel primo semestre di ques t’anno, passando da 160.000 a 667.500 euro. Le entrate proprie sono salite in un anno di più del 21% mentre la media nazionale si è attestata intorno al 16.1%. C’era materiale sul quale confrontarsi.

Qui come altrove – come a Cascina, come a Padova – è stata scelta la via della rottura e del pregiudizio. Patrizia Asproni, non a caso, riprende una battuta di Paolo Sorrentino («Dare addosso a un altro è molto più facile che costruire qualcosa») e usa parole nette per ricostruire il clima in cui è maturata questa decisione: «La nuova amministrazione e la sindaca Chiara Appendino non hanno voluto incontrarmi preferendo una battaglia politica che nulla ha a che fare con il lavoro che ho svolto in questi anni per la Fondazione insieme ai direttori dei singoli musei e a tutto lo staff. In questo modo hanno creato un clima d’odio non solo nei miei confronti, ma anche nei confronti della città stessa».

Qui, come altrove, si sono voluti ignorare sia le competenze sia i risultati, mettendo in discussione l’autonomia delle istituzioni culturali. È stata tirata in ballo la mostra su Manet, finita nella vicina Milano. Il conto che la presidente della Fondazione ha pagato, però, è stato quello forse di esser stata chiamata a Torino dal sindaco Piero Fassino.

La nuova sindaca è talmente impegnata a smantellare ciò che il sindaco uscente aveva costruito per la città che finisce per gettar via tutto, il bambino con l’acqua sporta. Una sorta di furia iconoclasta. Si capisce allora che, come scriveva Luciano Bianciardi, il “ problema è politico”. È qualcosa di più del naturale ricambio che si ha con lo “spoil system” e che riguarda il modo di concepire la cultura e la pratica dell’autonomia messa in atto dagli operatori che ha portato a risultati eccellenti, messi ripetutamente in risalto dalla stampa nazionale internazionale.

Per questo Manet è un pretesto, come sostiene Patrizia Asproni: «Forse a qualcuno ha dato fastidio proprio il successo delle nostre iniziative di questi anni. La nuova amministrazione comunale ha più affermato più volte di essere contraria alle cosiddette mostre blockbuster. E poi mi viene rimproverato, e in che maniera, di non fare una mostra blockbuster».

Oscillazioni, ripensamenti, una linea ondivaga per ora ha un solo punto fermo: smantellare ciò che di positivo è stato costruito in anni di paziente lavoro. Oggi non si discuterà, in consiglio comunale, di Fondazione e della sua presidente. Patrizia Asproni ha svelato i veri motivi per i quali i cinque stelle, in una non inedita convergenza con i leghisti, avrebbero voluto portare le scelte culturali sul banco degli imputati. A rimetterci saranno i cittadini di Torino. E non ci vorrà molto perché non si può amministrare solo distruggendo ciò che gli altri hanno costruito.

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