M5S a Bagheria: dai rifiuti all’acqua un pasticcio senza fine

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Nell’avamposto dei grillini in Sicilia, la gestione del sindaco Cinque ha lasciato il segno

Si vantano, fanno e disfano. Firmano delibere e danno consulenze, concedono affidamenti diretti e fanno assumere dipendenti. Poi cambiano idea e non li fanno lavorare. A Bagheria l’impressione è quella di avere di fronte non degli amministratori di un comune in dissesto finanziario, ma un gruppo di bambini che pasticciano con la plastilina. Le piccole e immature manine prendono, schiacciano, distruggono e costruiscono nuove forme: un gioco verrebbe da dire che però può lasciare il territorio devastato e le casse comunali compromesse per anni. A Bagheria, avamposto dei grillini in Sicilia, è da mesi che si assiste ad un pasticcio senza fine, in cui la toppa è peggio del buco. Rifiuti, cemento, acqua. Tre capitoli e tante zone d’ombra in settori delicatissimi in cui la gestione del sindaco del Movimento Cinquestelle Patrizio Cinque ha lasciato il segno.

La vicenda delle ville abusive

patrizio-cinque-le-iene-ville-m5s-abusive-bagheria (1)La storia la conosciamo tutti. Le Iene svelano che la casa della famiglia del sindaco grillino di Bagheria Patrizio Cinque (in sanatoria) è stata realizzata abusivamente all’interno dell’area tutelata di villa Serradifalco. Ad aggravare lo scandalo per la forza politica che ha sempre fatto dell’onestà una bandiera, c’è la posizione dell’assessore all’Urbanistica, Luca Tripoli (che alla fine si dimetterà) anche lui “beccato” dell’inviato Giulio Golia e difeso ad oltranza dal sindaco Cinque. Dopo lo scandalo la Procura di Palermo ha scritto al comune per comunicargli che sono oltre 600 gli immobili abusivi sul territorio di Bagheria per i quali esistono già sentenze passate in giudicato e che vanno o demoliti o acquisiti al patrimonio comunale. Il comune ha, quindi, spedito ben 4474 raccomandate ad altrettanti cittadini bagheresi che dovranno definire le pratiche di sanatoria incomplete entro pochi giorni.

La questione rifiuti

Che la gestione dei rifiuti fosse un nervo scoperto per l’amministrazione pentastellata (e non solo) non è una novità. Eppure andando a ricostruire i fatti e le scelte di gestione, emerge con chiarezza l’incapacità di essere all’altezza della situazione. Intanto ricordiamo la promessa elettorale dei grillini: il sindaco viene eletto nel giugno 2014 e il suo programma prevede di gestire il servizio di raccolta mediante operatore privato scelto con procedura aperta (gara europea). Passa l’estate 2014 e il sindaco cambia idea: vuole costituire una società pubblica per la gestione in house del servizio e avvia delle gare per l’acquisto dei mezzi necessari. A marzo 2015  l’emergenza rifiuti sale ai livelli massimi anche per la salute pubblica. Cinque abbandona il progetto di spa pubblica e comunica, considerandolo un successo, l’uscita dal Coinres (il consorzio di Comuni che gestisce la raccolta dei rifiuti nel territorio comunale) attraverso un voto in consiglio comunale, provvedendo ad affidare il servizio senza gara pubblica ad una ditta privata per 3 milioni di euro per sei mesi. Su questo affidamento diretto oggi indagano la Procura e la Corte dei Conti e se ne è interessata anche la commissione regionale antimafia. Appena il servizio passa dal Coinres alla società Tech, scoppia, inoltre, la questione dipendenti, visto che i circa 80 lavoratori Coinres rimangono a braccia conserte, ma non possono essere licenziati. Per questo una parte di essi transita, dopo molte pressioni dell’amministrazione comunale, alla ditta privata, un passaggio che viene accompagnato (probabilmente come incentivazione ad abbandonare un datore di lavoro pubblico per un soggetto privato) dalle assunzioni di alcuni parenti dei lavoratori in questione provocando la duplicazione dei costi per il Comune di Bagheria, costretto a pagare la Tech da un lato e il Coinres, con gli operai non transitati alla Tech, dall’altro. La proroga alla ditta privata però non viene fatta. Arriva la critica ufficiale del collegio dei revisori dei conti che, in un documento, elenca le cause di un possibile danno erariale. Così il sindaco con l’ennesima ordinanza procede a gestire il servizio stavolta in forma diretta, richiedendo il comando dei dipendenti dell’Ato rifiuti verso il Comune, ma non avendo i mezzi deve noleggiarli e spesso è costretto a ricorrere ai noli a caldo (pagando cioè anche gli autisti delle ditte appaltatrici) nonostante il personale interno a disposizione. Salta all’occhio, intanto, come la fuoriuscita dal Coinres non sia mai avvenuta come invece dichiarato. Anzi l’amministrazione deve rendere conto delle perdite del Consorzio. Bagheria ora è chiamata a pagare quasi 2 milioni di euro per un servizio che era già stato strapagato ad una ditta privata, duplicando i costi, con ripercussione sulle tasche dei cittadini. Eppure il comune ad ottobre 2015 annuncia la riduzione della Tari del 10% mentre è in atto un contenzioso tra amministrazione comunale e Coinres per l’emissioni di fatture mai pagate. Un debito cristallizzato al 31 dicembre scorso che è arrivato all’esorbitante cifra di 1.842.632 euro. Intanto negli ultimi mesi sono stati affidati oltre un milione di euro per i noli senza asta pubblica alle solite ditte.

La gestione idrica

bagheriaLa giunta grillina vuole fare da sé anche per l’acqua e così decide di rinunciare, dopo averglielo affidato da marzo ad agosto, all’Amap, l’azienda che si occupa della gestione idrica dei comuni della zona, per provvedere con propri mezzi all’approvvigionamento. Vengono dati, quindi, due affidamenti diretti a due ditte per la gestione rispettivamente delle manutenzioni delle reti idriche e fognarie e per la gestione del depuratore di Aspra, facendo leva su un ipotetico finanziamento regionale di 350 mila euro, ad oggi non pervenuto e secondo le opposizione “inesistente”. Anche in questo caso però le dichiarazioni d’intenti non sono sufficienti e nonostante la spesa, i disservizi sono stati parecchi soprattutto per quanto riguarda l’impianto di depurazione. Va detto anche che sugli impianti non vengono eseguite le volture dei contatori Enel dal precedente gestore e che l’Amap, il vecchio gestore, fattura al comune di Bagheria circa 500 mila euro per la fornitura dell’acqua idropotabile. Inoltre si calcola che dal 17 settembre al 31 dicembre del 2015 il Comune abbia ordinato spese per circa un milione di euro a fronte di nessuna entrata. Infatti, per far fronte a tali spese, vengono accertati e impegnati a fine 2015, 700 mila euro a fronte di una futura ed ipotetica emissione di bollette, senza avere in quel momento il censimento delle utenze e la lettura dei contatori. E senza conoscere che cosa si incasserà veramente, vista l’elevatissima percentuale delle perdite idriche in città.

 

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