L’unità politica della Chiesa non c’è più: i casi di Civiltà Cattolica e Bagnasco

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La rivista dei gesuiti apprezza la riforma costituzionale, il presidente della Cei si scaglia contro le unioni civili

“Civiltà Cattolica” sostiene la riforma costituzionale varata dal Parlamento e che sarà sottoposta a referendum confermativo il prossimo ottobre? La questione ha richiamato nei giorni scorsi l’attenzione dei media in ragione di un articolo dedicato al tema da parte della storica rivista dei gesuiti italiani i cui contenuti, tradizionalmente, vengono sottoposti all’attenzione della Segreteria di Stato vaticana prima di essere pubblicati. Il testo, scritto dal notista ‘politico’ del quindicinale, padre Francesco Occhetta, ripercorre, nello stile analitico della rivista, prima i contenuti della riforma – mettendo in rilievo aspetti positivi e criticità – e poi delinea una conclusione, molto diplomatica nella forma, ma in buona sostanza positiva.

D’altro canto il pronunciamento dei gesuiti non è un fulmine a ciel sereno, già nel maggio del 2014, Civiltà Cattolica commentava in termini evidentemente favorevoli la riforma del Senato (http://www.lastampa.it/2014/05/16/vaticaninsider/ita/news/civilt-cattolica-renzi-recupera-lo-spirito-della-costituente-X7kYLz6TgDwAwRCjpelqfI/pagina.html); pure in quel caso si ponevano in luce aspetti bisognosi approfondimento (l’equilibrio fra i poteri, gli organi di garanzia ecc.) e però su piano complessivo si affermava: “la proposta del Governo ha il merito di proporre due riforme condivise in dottrina: il superamento del bicameralismo perfetto e lo sganciamento del Senato dal rapporto di fiducia al Governo. Questo permetterà, come dimostra l’esperienza delle democrazie moderne più avanzate (Francia, Inghilterra, Spagna, Germania e Usa), di creare una Camera politica basata sulla dialettica tra maggioranza e minoranza”; concetto, quest’ultimo, che ritorna specularmente anche nell’intervento pubblicato in questi giorni.

De Gasperi, Dossetti e Mattarella
A ciò si aggiunga l’endorsement pro-riforma e in parte pro-Renzi da parte di padre Bartolomeo Sorge (ribadito nei giorni scorsi alla testata cattolica vicina a Cl “Il sussidiario” http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2016/4/26/L-INTERVISTA-Padre-Sorge-Cosi-vedo-Renzi-l-Italia-e-la-Chiesa-/699230/), figura storica di riferimento della Compagnia di Gesù sul fronte politico – ex direttore della stessa Civiltà Cattolica e di Aggiornamenti sociali, altra testate dei gesuiti, di carattere più specificatamente politico – animatore di quel Centro Arrupe di Palermo che produsse in anni lontani (fra il 1987 e il 1990) l’esperienza della primavera palermitana. Eventi lontani ma personaggi attuali, se in quel frangente l’operazione di costruire una maggioranza alternativa rispetto al pentapartito nazionale nel capoluogo siciliano (aperta alle liste della società civile e al Pci), vedeva fra i protagonisti lo stesso Sorge e il futuro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (http://www.linkiesta.it/it/article/2015/02/10/quando-mattarella-sconfisse-la-p2-dentro-la-dc/24612/). E non a caso il nome di quest’ultimo, ritorna negli scritti della Civiltà Cattolica dedicati alla riforma, Mattarella viene citato per i suoi studi sui limiti del senato così come si era venuto a configurare nel dopoguerra.

Oltre a ciò, è significativo il contesto storico in cui la Civiltà Cattolica pone il tema della riforma costituzionale: “Già durante la Costituente – si legge – il dibattito sulla natura del Senato aveva fatto emergere posizioni diverse: De Gasperi era a favore del bicameralismo, le sinistre (comunisti, azionisti, socialisti) erano favorevoli al monocameralismo. Per Dossetti, invece, il ‘bicameralismo’ rappresentava un ‘garantismo eccessivo’. Secondo lo statista democristiano, è stata la ‘paura dell’altro’ a bloccare un accordo in favore di una Camera delle Regioni. Lo ha ribadito in un suo studio del 1983 Sergio Mattarella, che ha parlato di ‘risultato quasi accidentale di una serie di veti incrociati, sicché abbiamo un Parlamento che è strutturalmente bicamerale, ma che funzionalmente è più vicino al modello unicamerale’”.

Civiltà cattolica, dunque, ricorda come la proposta di una sola Camera fosse proprio della sinistra e dei comunisti in modo particolare fino a Berlinguer, come ha ricordato poi di recente anche Emanuele Macaluso. L’area cattolica, la tradizione sturziana, afferma la rivista dei gesuiti, voleva invece valorizzare l’autonomia dei territori. Dalla mediazione, uscì il bicameralismo perfetto che doveva servire fra le altre cose a scongiurare il pericolo di una dittatura della maggioranza.

Rifondare la cultura politica del Paese
“Nel nuovo assetto configurato dalla riforma – rileva Civiltà cattolica – Camera e Senato avranno poteri diversi. La Camera voterà la fiducia al Governo e le leggi ordinarie – evitando maggioranze diverse, che bloccano, come in queste ultime legislature, l’operato del Governo -, mentre il Senato rappresenterà le istituzioni territoriali e concorrerà all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato e l’Unione Europea (Ue)”. Non mancano appunti critici – potevano essere meglio precisati i poteri della Corte Costituzionale come contrappeso al Parlamento – ma più in generale si spiega: “l’appuntamento referendario è l’occasione per rifondare intorno alla Costituzione la cultura politica del Paese. Non si tratta di un voto favorevole o contrario al Governo, ma di qualcosa di più e di diverso, che riguarda l’identità della democrazia che i media e le parti sociali faticano ad affermare come la cultura costituzionale nel dibattito pubblico”.

La rivista dei gesuiti fa riferimento alle affermazioni di due presidenti della Repubblica, Mattarella e Napolitano, che in sostanza si esprimono a favore della riforma; spiega quindi che il testo ha una sua coerenza e validità nelle direttrici di fondo, mentre aspetti critici secondari potranno essere aggiustati col tempo. “Tuttavia – è la conclusione – rispetto a tali puntuali perplessità, va segnalato che una moderna cultura della ‘manutenzione costituzionale’, senza banalizzare l’importante scelta della revisione, non sacralizza tutte le soluzioni adottate e può comunque consentire, in caso di auspicabile successo del referendum, successive modifiche migliorative che tengano conto delle critiche più motivate”.

Va comunque rilevato che Civiltà Cattolica ha dedicato negli ultimi mesi altri interventi allo scenario politico del Paese: in particolare una lunga analisi delle varie convention della “Leopolda” e un altro testo sulla crisi del sindacato e sulla necessità di una sua riforma. In senso generale, si può dire che c’è uno sguardo positivo, per quanto prudente e sempre aperto ad aspetti problematici, dell’esperienza maturata dal Pd di Renzi; ciò non toglie che in seguito possano uscire contribuiti più critici. D’altro canto anche l’altra testa dei gesuiti, “Aggiornamenti sociali”, ha giudicato con interesse all’esperienza renziana e il tentativo di costruire un bipolarismo più solido.

Allo stesso tempo, a testimonianza che l’unità politica della Chiesa non c’è più, va rilevato come il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, abbia attaccato a testa bassa le unioni civili appena approvate e riaprendo in tal modo il fronte della contrapposizione etico-ideologica, l’unico terreno sul quale la conferenza episcopale italiana si sia davvero battuta fino in fondo in questi anni.

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