L’ultradestra travolge il cancelliere austriaco Faymann

Europa
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Faymann lascia dopo sette anni e cinque mesi la cancelleria austriaca

Si è dimesso il cancelliere austriaco Werner Feymann, dopo due settimane di pressione politica. Il successo dell’estrema destra del Partito della Libertà alle elezioni presidenziali ha assestato un duro colpo alla coalizione di governo, composta dai socialdemocratici della SPOE e dal partito conservatore OEVP.

I fischi raccolti il primo maggio, le molte speculazioni sul successore: il destino di Hans-Werner Faymann era in bilico da tempo e un suo possibile passo indietro era oggetto di rumors fuori e dentro il partito. Molti però hanno definito “sorprendenti” le dimissioni del cancelliere austriaco, che ha lasciato ogni mansione, interrompendo il mandato alla guida della Grosse Koalition che governa il Paese e mollando la leadership dei socialdemocratici.

Un ennesimo segnale di debolezza della socialdemocrazia europea e un terremoto politico nel cuore dell‘Europa, che a livello nazionale segna il primo risultato dell’avanzata dell’ultradestra a Vienna, registrata alla prima tornata delle presidenziali del 24 aprile scorso.

Il trionfo del candidato del Fpoe Norbert Hofer, che ha schiacciato l’avversario socialdemocratico, ha dato la spinta finale a un politico cui veniva contestata l’assoluta mancanza di sensibilità nei confronti dell’elettorato e del partito. “Il governo ha bisogno di un nuovo inizio con forza. Chi non ha questo appoggio non può adempiere a questo compito”, ha detto il cancelliere 56enne dopo un incontro con il suo partito a Vienna in mattinata.

Faymann lascia dopo sette anni e cinque mesi la cancelleria austriaca, affidando poi ad un’intervista al Tageszeitung i personali auspici per il futuro: “Adesso mi riprendo dallo stress per due-tre mesi. Non faccio proprio nulla, riflettero'”. Poi però “ci sarebbe la voglia – rivela – di diventare attivo politicamente a livello europeo”.

Una partita tutta da giocare, dopo i recenti attriti con Berlino e Bruxelles sulle politiche migratorie adottate in Austria con l’introduzione del tetto limite, il pugno duro mostrato sui Balcani e le misure drastiche ventilate sul Brennero – che hanno compromesso i rapporti con Matteo Renzi – e quelle prese al confine ungherese, con la costruzione di barriere fisiche anti-profughi alla Orban.

“Se crei fantasmi o credi ai fantasmi creati da altri, chi è più bravo ad alimentare paure e generare mostri, vince sempre”, ha commentato Renzi.

Le dimissioni del cancelliere arrivano dopo giorni incandescenti nel partito, che ha affidato la guida ad interim al sindaco di Vienna Michael Haeupl, annunciando che la decisione sul futuro leader del Spoe sarà presa entro una settimana e ratificata con un’elezione il 25 giugno, al congresso.

Intanto, mentre l’esecutivo verrà guidato temporaneamente dal vicecancelliere Reinhld Mitterlehner, popolare dell’Oevp, diversi esponenti della politica austriaca, fra cui il ministro delle Finanze Hans Joerg Schelling, si sono detti convinti che non si debba tornare alle urne: “Credo che ci sia abbastanza lavoro da fare”, ha affermato l’esponente dell’Oevp.

“Da ministro delle Finanze dico: conosco i problemi del paese probabilmente meglio di tutti. E se il governo e’ in grado di lavorare, dovremmo portare avanti il lavoro”. Esulta, in questo scenario, l’estrema destra: “Hofer ha già fatto effetto senza essere ancora presidente federale”, ha detto il portavoce del candidato che il 22 giugno dovrà sfidare al ballottaggio il verde Alexander van der Bellen. Mentre per il leader del partito Heinz-Christian Strache “queste dimissioni non risolvono certo il problema di base dell’Spoe”.

 

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