L’Ultimo Uomo, non un semplice sito sportivo

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Sport, cultura e pop danno vita ad uno dei siti italiani più innovativi e approfonditi della rete. Ne abbiamo parlato con il direttore Daniele Manusia

L’Ultimo Uomo è un sito internet che nasce nel 2013 con l’idea di voler creare lo spazio per un tipo di narrazione sportiva ad ampio respiro, aprendosi a contaminazioni con altri universi culturali, non disdegnando l’approccio saggistico e le incursioni nella cultura pop, coniugando una cifra autoriale all’elaborazione di tattiche e statistiche di gioco. Questa visione pluriplanare dello sport, per la quale alcuni hanno avvicinato lo stile dell’Ultimo Uomo a quello di un gigante della letteratura contemporanea come David Foster Wallace, è declinata in varie forme. Dalle analisi delle gare sportive ai ritratti di giocatori, dagli approfondimenti su aspetti particolari del gioco a narrazioni dalla prospettiva prevalentemente storico antropologica: straordinario in questo senso un articolo uscito ieri, che trattando del calcio siriano e di alcuni suoi giocatori chiave, riesce a fornire una lettura decentrata, e per questo inedita e assolutamente necessaria, dell’humus socioculturale di un’intera nazione alle prese con la guerra.

In quest’ottica si capisce che L’Ultimo Uomo non è un semplice sito sportivo (che parla di molti sport, e in particolare di calcio) ma per alcuni versi rappresenta una scommessa importante: rinsaldare quel legame, alle volte manifesto, altre volte sottotraccia ma sicuramente costitutivo, tra cultura e sport. Come ci dice Daniele Manusia, direttore e co-fondatore, insieme a Tim Small, del sito, la più grande ispirazione è stata Grantland, blog americano fondato da Bill Simmons, chiuso il 30 Ottobre e fortemente compianto da miriadi di appassionati.

L’Ultimo Uomo gode invece di ottima salute “Abbiamo cominciato lentamente, e pian piano siamo riusciti ad arrivare da 3 pezzi settimanali, a due o tre articoli al giorno” ci spiega Manusia “oggi registriamo ben più di un milione di visite a settimana”.

Per quel che riguarda gli articoli di calcio, lo sguardo predominante, anche in questo caso, riesce a tenere insieme diverse prospettive “Uniamo un approccio più analitico, diciamo di stampo anglosassone, con uno più culturale, letterario. Da una parte consideriamo il lato tattico, narrazione imprescindibile da quando esiste questo sport, ma forse i corsi che tengono a Coverciano sono un po’ troppo noiosi. Quindi negli articoli c’è spazio per raccontare delle storie, anche per la citazione pop…ma non fine a se stessa: non è che battezziamo un giocatore il Morrisey del calcio, o il Gaugin, o il Kanye West o chi vuoi te. Ma ci prendiamo il tempo di affrontare paragoni anche importanti contestualizzandoli, senza fermarci alla battuta pop”.

Il tempo appunto; in uno scenario in cui la fruizione mordi e fuggi sta diventando imperante, plasmando le stesse forme di comunicazione che tendono sempre di più alla velocità e alla sintesi, L’Ultimo Uomo usa la rete per ribaltare questo concetto: uno dei suoi punti di forza è il long form “Alcuni dei nostri pezzi sono molto lunghi: una fonte d’ispirazione in questo caso è stato Snowfall, un articolo vincitore del premio Pulitzer, uscito su internet, che ha inventato un vero e proprio genere”. In questo solco del multimedia storytelling, forma che unisce testo, video, mappe e animazioni in un unico percorso di lettura, si inscrivono alcuni dei più caratteristici pezzi de L’Ultimo Uomo, come questo su Gareth Bale, in un passaggio del quale l’astro del Real Madrid viene raccontato quasi attraverso una lettura ontologica:

“Cristiano Ronaldo non ce l’ha con Bale perché non gli passa la palla o perché gli fa i tunnel in allenamento, ma perché Bale è troppo semplice, quindi non si merita di essere arrivato così in alto. È troppo semplice e troppo forte. Non fatica come Cristiano Ronaldo per venire bene in ogni foto. Non esulta completamente chiuso in se stesso per trasformarsi in prodotto. Gareth Bale è troppo trasparente, è un insulto vivente all’opacità di Cristiano Ronaldo, lo costringe a vedere la sua stessa artificialità.”

Con un occhio al passato “Brera è stato uno di quelli che, in Italia, è riuscito ad unire una visione tecnica del calcio all’arte di saper raccontare”, continua Manusia, e degli obiettivi da raggiungere ben delineati nell’immediato futuro “Vorremmo continuare a crescere a livello di innovazione ed esplorazione, riuscire a parlare di sport in uno dei modi migliori tra tutti i modi possibili”, la grande competenza e la passione che trasudano dalle pagine del sito sembrano quasi stridere al cospetto del decadimento di un ambiente, quello dello sport professionistico e del calcio in particolare, che negli ultimi anni hanno rivelato ancora di più il loro lato deteriore, abbandonati alla trama di interessi e giochi di potere.

Anche su questo aspetto quelli de L’Ultimo Uomo hanno le idee ben chiare “Di fronte ad una situazione del genere hai due strade: da una parte puoi mollare tutto, giocare con gli amici e ignorare qualcosa che secondo te è malsana. Dall’altra puoi cercare di elevare il calcio, fare cultura attraverso lo sport: il che potrebbe voler dire riuscire lentamente a ripulirlo, provare a contrastare il potere…

 

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