L’ultimo saluto all’eterno giullare: Milano piange Dario Fo

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Dario Fo riposerà al Famedio, il luogo riservato ai milanesi illustri, accanto alla moglie Franca

Milano saluta Dario: un tributo dell’intera città, con le bandiere a mezz’asta del Comune e il lutto cittadino. La cerimonia funebre per Dario Fo si è svolta sul sagrato di piazza Duomo, dove il feretro è stato disposto, accolto da vari applausi. La Banda degli ottoni ha continuato a suonare per tutto il corteo. Qualcuno ha gridato più volte: “ciao Dario”.

I funerali laici del premio Nobel sono stati  scanditi dalle orazioni del figlio Jacopo e del fondatore di Slow Food, Carlo Petrini. In piazza, anche Beppe Grillo, insieme al figlio di Gianroberto Casaleggio, Davide, e al vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. “Facciamo un po’ di silenzio su Dario”, le solo parole del leader 5 stelle.

Dagli altoparlanti una delle canzoni di Fo, ‘Stringimi forte i polsi’, “scritta da mio padre per mia madre”, ha raccontato il figlio dell’artista tra le lacrime, che alla fine della cerimonia saluta tutti con un “grazie compagni, grazie”.

La folla, circa un migliaio in piazza Duomo, nonostante il diluvio, ha ascoltato in silenzio per poi esplodere in un “grazie Dario, grazie”. “La regia” di questa giornata è stata scritta da mio padre – spiega Jacopo – questo saluto è come lui lo ha voluto”. Tra la commozione emerge un ritratto di Fo, che non può dissociarsi da quello di Franca Rame. “Loro sono andati avanti nonostante tutto quello che gli hanno fatto non hanno mai piegato la testa – dice Jacopo dal palco allestito davanti alla Cattedrale -. E la gente che li ha colpiti ha perso, perchè loro hanno avuto una vita straordinaria e piena d’amore”.

Un affetto tributato anche dalle migliaia di persone che ieri e questa mattina sono state alla camera ardente, tra cui anche Paolo Rossi e Roberto Saviano, che ha parlato dell’Italia come “paese ingrato” nei confronti di Fo. “Alla camera ardente ho incontrato tantissime persone che mi hanno raccontato episodi legati a mio padre e a mia madre” ricorda Jacopo, “lui sembrava distratto ma era capace di stare un’ora ad ascoltare una persona” che neanche conosceva.

“Noi siamo comunisti e atei ma mio padre non ha mai smesso di parlare con mia madre e di chiederle consigli – conclude – . Siamo anche un po’ animisti, non e’ credibile che una persona muoia per davvero, dai!”.

Il corteo funebre prima di arrivare in piazza era partito dal Piccolo Teatro dedicato a Giorgio Strehler, dove da ieri era rimasta aperta la camera ardente per l’artista scomparso giovedì scorso all’età di 90 anni, nel giorno in cui assegnavano il premio Nobel a Bob Dylan per la Letteratura da lui vinto nel 1997.

Carlo Petrini lo ha ricordato commosso: “Molte persone oneste e sincere hanno tenuto a sottolineare la differenza tra artista, genio straordinario e la politica come se le due cose fossero inscindibili – ha detto – credo che sia impossibile e non sia giusto: e ben lo sapevano quei sovversivi dell’accademia svedese che gli assegnarono il Nobel con una sintesi perfetta ‘dileggia il potere e restituisce dignità agli oppressi'”.

 

Sul palco  c’era il sindaco di Milano Beppe Sala, ma anche le sindache di Roma e Torino, Raggi e Appendino. Con loro anche Beppe Grillo, grande amico di Fo, Davide Casaleggio e il vice presidente della Camera Luigi De Maio. E ancora Carla Fracci e Stefano Benni.

 

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