L’Ue boccia la proroga automatica delle concessioni balneari italiane

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Secondo la Corte europea la proroga prevista dalla legge italiana impedisce di effettuare una selezione imparziale e trasparente dei candidati

Le concessioni sulle spiagge italiane vanno messe a gara” è quanto scrive la Corte europea nella sentenza in cui intima all’Italia di promuovere nuove aste per la selezione dei candidati a cui affidare le concessioni per l’esercizio delle attività turistico-ricreative marittimi e lacustri. Secondo quanto scritto nella sentenza “il diritto dell’Unione osta a che le concessioni per l’esercizio delle attività turistico-ricreative nelle aree demaniali marittime e lacustri siano prorogate in modo automatico in assenza di qualsiasi procedura di selezione dei potenziali candidati, tale proroga prevista dalla legge italiana impedisce di effettuare una selezione imparziale e trasparente dei candidati”.

Una sentenza attesa dopo che la proroga delle concessioni aveva già incassato la bocciatura della Commissione europea, in quanto in contrasto con la direttiva che per le concessioni demaniali prevede l’assegnazione tramite asta pubblica. Secondo l’Ue, infatti, si tratta di “servizi su suolo pubblico” e in quanto tali devono essere aperti alla libera concorrenza come stabilito dalla direttiva Bolkestein, una norma del 2006 entrata in vigore in Italia nel gennaio del 2010.

In Italia la normativa nazionale ha disposto una proroga automatica e generalizzata della data di scadenza delle concessioni rilasciate, anche senza previa procedura di selezione, per lo sfruttamento turistico di beni demaniali marittimi e lacustri (spiagge in particolare). La scadenza è stata da ultimo rinviata al 31 dicembre 2020.

Per Salvatore Tomaselli, capogruppo del Pd nella Commissione Industria del Senato “ora sulle spiagge italiane non ci sono più alibi. E’ necessario intervenire, come si sta già facendo alla Camera in queste ore nell’ambito del decreto enti locali, per gestire una soluzione ponte. Ma soprattutto è necessario mettere in campo al più presto una legge organica di riordino del settore balneare che, nel rispetto delle normative europee, preveda procedure trasparenti e regole certe per le nuove concessioni, così come, nel contempo, anche un’adeguata fase di transizione a tutela degli attuali concessionari e degli investimenti operati, in un comparto di così grande rilievo per l’industria turistica nazionale”. Per il Senatore Dem “questa vicenda va avanti da troppo tempo ormai e la stessa sentenza di oggi era prevedibile, quindi oggi è sempre più urgente e necessario che l’Italia tuteli la propria specificità nel settore balneare, garantendo alle imprese esercenti di non aver investito invano. Sono in gioco competenze e posti di lavoro oltre che un pezzo decisivo dell’economia del nostro paese”.

 

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