Luca Marinelli sempre più cattivo e più bravo in “Lo chiamavano Jeegrobot”

Cinema
Luca-Marinelli

Incontro con l’attore che da alcuni anni vive a Berlino. Nei panni dello Zingaro, boss pazzo e spietato, brilla in “Lo chiamavano Jeegrobot”

Il festival di Berlino finisce ufficialmente domani, ma i premi vengono assegnati stasera. E le voci di ieri pomeriggio davano Gianfranco Rosi su un aereo, di ritorno nella capitale tedesca. Buone notizie: l’Italia non dovrebbe rimanere a mani vuote. Ieri il concorso ha sparato le ultime cartucce e il film polacco Gli stati uniti dell’amore, diretto dal 35enne Tomasz Wasilewski, si è felicemente collocato fra i possibili vincitori. È la storia incrociata di tre ossessioni erotiche femminili, ai confini dello stalking, collocate nel 1989 sullo sfondo del crollo del socialismo reale. Un similKieslowski non indegno dell’originale.

Mentre il festival volgeva verso la fine, noi italiani ci ritagliavamo un altro pezzettino di gloria: abbiamo incontrato Luca Marinelli, e vorremmo raccontarvi questo incontro. Luca Marinelli vive a Berlino da alcuni anni, smentita in carne ed ossa di ogni luogo comune sui “bamboccioni” nostrani. 31 anni, romano, è uno dei migliori attori italiani della nuova generazione. Anzi, vogliamo sbilanciarci? Il migliore, punto e stop. Tra qualche giorno potrete ammirarlo in Lo chiamavano Jeegrobot di Gabriele Mainetti, rivelazione dell’ultima Festa del cinema di Roma (esce il 25 febbraio, distribuito da Lucky Red). Il film è un curiosissimo mix tra le atmosfere proletarie di Romanzo criminale e i fumetti della Marvel: Claudio Santamaria è il protagonista, un ladruncolo romano che cadendo nell’acqua del Tevere acquista bizzarri superpoteri, e Luca Marinelli è il suo antagonista, un piccolo boss pazzo e surreale.

Come capita in molti film simili, il “cattivo” ruba la scena al “buono”, e quindi sbilanciamoci di nuovo: se Jeegrobot fosse un film americano Luca sarebbe candidato all’Oscar, come capitò a Jack Nicholson e a Heath Ledger per i loro Joker. Ma non è certo la prima volta che Marinelli si fa notare: dopo l’esordio in La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo è stato bravissimo in Tutti i santi giorni di Paolo Virzì e ha avuto una parte piccola ma indimenticabile in La grande bellezza di Paolo Sorrentino, e in questa stagione ha già sfoderato una meravigliosa interpretazione nel film postumo di Claudio Caligari, Non essere cattivo. Se andate sull’enciclopedia online Wikipedia, noterete una cosa curiosa: la scheda su Marinelli è molto più lunga e dettagliata nella versione tedesca che in quella italiana. E questo si spiega: non solo Luca vive a Berlino, ma si sta valorosamente facendo un nome nel cinema tedesco.

Facciamolo raccontare a lui: «Mi sono trasferito a Berlino per motivi personali, ma credo di averlo fatto nel momento giusto della mia carriera, quando il nome si era un pochino consolidato e non ero più costretto a girare tutta Roma per non perdermi i provini. Berlino è bella, stimolante, ordinata… si vive bene, il tedesco sta migliorando e le occasioni di lavoro cominciano a spuntare anche qui. Ho appena interpretato un film per la tv intitolato Die Pfeiler der Macht, tratto da un romanzo di Ken Follett che in Italia si intitola Una fortuna pericolosa. Era diretto da Christian Schwochow ed è andato in onda sulla Zdf il 25 e il 27 gennaio. È un film in costume, ambientato nella Londra dell’Ottocento: è stata una lavorazione molto divertente e molto, ma veramente molto professionale. I tedeschi sono diversi da noi nel rapporto con le regole, anche e soprattutto nella vita di tutti i giorni: si nota anche sul set. Il mio era, anche qui, un ruolo da “cattivo”: facevo Mickey Miranda, l’avventuriero venezuelano che provoca la bancarotta che porta alla rovina tutti gli altri personaggi, e potevo sfoggiare il mio tedesco un po’ “caraibico” senza vergognarmi di una pronuncia ancora non perfetta».

Questa faccenda dei “cattivi” sembra preoccupare un pochino il nostro giovane attore. Gli facciamo notare che in Non essere cattivo, al di là dei giochi di parole sul titolo, i personaggi di Cesare e di Vittorio, rispettivamente interpretati da lui e da Alessandro Borghi (altro ragazzo da tener d’occhio, bravissimo anche in Suburra), non erano certo due spietati delinquenti. «È vero – concorda Luca – si trattava piuttosto di due sconfitti, di due balordi con il cuore… e tutta la lavorazione di quel film è un ricordo molto caldo, coinvolgente. Soprattutto il rapport con Claudio Caligari, che ha lottato con tutte le forze per finire il film, e ce l’ha fatta. Un uomo coraggioso. Certo se ripenso al 2015, le riprese con Claudio, la sua morte, la forza e la testardaggine di Valerio Mastandrea che ha permesso che il film venisse finito, la presentazione a Venezia, la candidatura all’Oscar anche se poi non siamo arrivati in cinquina… Tanta roba, come si dice a Roma». È stato anche un anno molto “romano”, appunto: Jeegrobot è un’altra immersione nella Roma delle periferie… «Sì, ma è un film surreale, totalmente diverso da Non essere cattivo. Qui dovevo esagerare. E mi sono molto divertito. In una scena dovevo cantare una canzone, che il mio personaggio esegue davanti a una super-boss della camorra, e abbiamo scelto Un’emozione da poco di Anna Oxa dopo aver guardato il video della sua esibizione a Sanremo. Era il ’78, lei aveva 16 anni, era una creatura e sembrava David Bowie, una forza della natura. Io l’ho fatta tutta in falsetto, una roba folle, spero faccia ridere…».

Di più, Luca: il tuo “zingaro”, in Jeegrobot, fa ridere, fa piangere, fa una paura fottuta. Se lo vedono a Hollywood, altro che Berlino, la prossima tappa è Beverly Hills…

 

 

(Nella foto Luca Marinelli, capobanda feroce, in una scena di “Lo chiamavano Jeegrobot” di Gabriele Mainetti)

 

Vedi anche

Altri articoli