Luca Barbareschi-tigre rinverdisce i fasti di Robin Williams

Teatro
Una tigre del Bengala Foto di Bepi Caroli BC1_3089

Riapre il teatro Eliseo di Roma con un testo americano al tempo della guerra in Iraq

“Osserva, ascolta”. Termina con un monito universale che arriva da un animale feroce, morto ammazzato per mano di un uomo. A parlare è il suo fantasma, da un eden che non ha placato i suoi istinti vitali, primo tra tutti la fame, che risveglia nell’animale il ricordo delle antiche regole della caccia: non ti muovere, osserva, ascolta. Perché quando si ammazza ognuno ha le proprie ragioni e le proprie attenuanti, fosse anche solo che “eravamo in mezzo al deserto e il sole stava già tramontando”, salvo che poi tutti dichiarano che non volevano uccidere.

E’ l’assurdità della guerra, con il suo carico di orrore e violenza e i suoi risvolti paradossali e grotteschi al centro di Una tigre del Bengala allo zoo di Baghdad, il testo di Rajiv Joseph che ha aperto la stagione del Teatro Eliseo di Roma, diretto da Luca Barbareschi, gongolante perché “ce l’abbiamo fatta e non ci credo ancora”.

E’ passato il tempo di una gestazione da quel tour negli spazi devastati da anni di incuria in cui i giornalisti avevano potuto toccare con mano quel che veniva blandamente occultato per assicurarsi un’agibilità procrastinata di data in data. E dopo quattro mesi di cantiere aperto che ha investito anche il Piccolo, rinnovato persino nei colori con un bel verde bottiglia, sono stati portati a termine interventi non solo strutturali di primaria importanza ma anche migliorie funzionali come la sostituzione delle sbarre nei palchi con delle protezioni in vetro antisfondamento che “non vi dico quanto sono costate perché non è elegante”.

Ora i due teatri sono pronti per ripartire con una stagione e un programma fitto di iniziative collaterali che vanno da matinée domenicali dedicate ai concerti e realizzate in collaborazione con Santa Cecilia (si comincia il 4 ottobre con Ravel) a incontri culturali con scrittori e giornalisti (con Cristina Giudici il primo, lunedì 5, autrice del volume Mare Monstrum Mare Nostrum, migranti,scafisti, trafficanti. Cronache dalla lottaall’immigrazione clandestina). 

Ma è giusto che l’apertura sia stata la sua e che sia stata nelle sue corde, che da tempo suonano al ritmo della nuova drammaturgia americana, con una centralità dell’autore e del testo. Questo, finalista del Premio Pulitzer 2010 e interpretato a Broadway da Robin Williams, innesta nella realtà della guerra in Iraq una surrealtà un po’ pulp che tra mani mozzate o divorate dalla bestia, pistole trofei appartenute al figlio di Saddam, water d’oro da vendersi su e-bay, mette in primo piano vivi e redivivi, tra i quali si aggira il fantasma della tigre, saggio e primitivo, che finirà persino per citare Amleto.

In scena, accanto a Barbareschi un cast capeggiato dai bravi Denis Fasolo e Andrea Bosca e composto da Marouane Zotti, Houssein Thaeri, Nadia Kibout, Sabrie Khamiss. Scene di Massimiliano Nocente, costumi di Andrea Viotti, luci di Iuraj Saleri, musiche di Marco Zurzolo.

 

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