Lou Reed, il lato selvaggio del rock’n’roll

Musica
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Il 2 marzo del 1942 a New York nasce una delle figure fondamentali per la storia del rock. Scomparso a Ottobre del 2013, lo celebriamo ripercorrendo la sua storia attraverso 5 brani immortali.

La parabola di Lou Reed si differenzia in modo sostanziale da quella di altre rock star per la sua capacità di aderire completamente ai canoni di eccesso, ribellione e disfacimento tipici di questa esperienza artistica, rendendoli però totalmente integrati e funzionali alla propria arte. Laddove il processo di autodistruzione viene agito in prima persona da molti esponenti del genere, che finiscono per morire giovani (Jimy Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin) o distruggere la propria psiche (Syd Barrett), Lou Reed percorre tutti questi luoghi comuni del rock riuscendo a trasfigurarli in materia musicale e letteraria, in un costante e incredibile equilibrio sull’orlo del baratro: “il rock’n’roll era l’unica cosa; la promessa di un mondo che sentivo essere mio, l’unico possibile per me, qualunque esso fosse”.

Vogliamo raccontarvi Lou Reed attraverso cinque brani che, lungi dal fornire una panoramica esaustiva su una figura così complessa e poliedrica, quantomeno suggeriscano quale fosse l’indole artistica del rocker newyorkese.

Cresciuto nel Long Island in un contesto medio borghese (proviene da una famiglia di origine ebraica) Lou Reed si dimostra precocemente refrattario alle regole costituite e insofferente rispetto a qualsiasi tipo di autorità. A causa di una spiccata tendenza alla bisessualità, che non cerca minimamente di nascondere, va incontro alla mentalità puritana degli anni sessanta, che vede l’omosessualità come una malattia da curare. I suoi genitori, e la loro rigida contrapposizione alle intemperanze, incarnano il primo baluardo da superare per arrivare a un’agognata libertà; tanto più che sono loro ad autorizzare un trattamento di elettrochoc che condiziona per sempre la psiche di Lou Reed. Dentro questa Kill your sons sono condensate in musica e versi tutte le esperienze traumatiche che lo hanno formato.

Oltre agli ascolti musicali, la cifra stilistica di Lou Reed prende forma grazie alle sue frequentazioni letterarie. Uno dei suoi mentori è senza ombra di dubbio Delmore Schwartz, scrittore tormentato, incline alla poesia, la cui fondamentale influenza è riconosciuta da un’intera generazione di artisti. In una specie di comunione di sorti, lui e Lou Reed sono accomunati da un’omosessualità latente e contrastata e da una spiccata tendenza all’autodistruzione. Il musicista gli dedica, con i suoi Velvet Underground, questa The Black Angel’s Death Song.

Non è un mistero che la carriera di Lou Reed abbia subito una drastica svolta grazie ad un incontro straordinario. Colui che, tra le altre cose, suggerisce al nostro di usare la propria bisessualità come elemento comunicativo, senza più nascondersi, è David Bowie. Il futuro Duca Bianco produce insieme al suo chitarrista, Mick Ronson, il secondo album solista di Lou Reed, Transformer. La sinergia che si viene a creare esalta le composizioni dell’ex Velvet Underground, contribuendo a dar vita a un disco sconvolgente, che ospita dei veri e propri brani capolavoro come Perfect Day, Satellite of Love e questa, celeberrima, Take a Walk on the Wild Side.

Ma la poliedricità dell’artista Lou Reed si manifesta in tutta la sua urgenza nel disco successivo, Berlin, del 1973.

Forse sentendosi compromesso artisticamente dal successo planetario di Trasformer, Reed abbandona la maschera glam che lo ha portato alla ribalta, per dare alle stampe un concept album (prodotto dallo stesso Bob Ezrin in cabina di regia per The Wall dei Pink Floyd) che stravolge la sua cifra stilistica. Un viaggio introspettivo che spaventa la casa discografica; la RCA si tutela infatti tramite un accordo che impegna il nostro a far seguire a quel lavoro delle opere maggiormente commerciali. Perfino la critica non capisce la portata di Berlin, che, sulla distanza, si rivela l’apice assoluto della carriera del nostro: una riflessione a viso aperto sulla condizione esistenziale umana, con tutti i suoi risvolti contraddittori.

L’insuccesso di critica di Berlin porta Lou Reed a celarsi dietro un’altra maschera, quella che campeggia sulla copertina di Rock’n’roll Animal, album che astutamente ripropone in una versione live i grandi successi del suo repertorio (solista e dei Velvet Underground) rivitalizzati e riarrangiati per l’occasione.

La carriera di Lou Reed continua fino al 2011, chiudendosi con un controverso album insieme ai Metallica, LuLu. La sua storia finisce invece il 27 Ottobre 2013, lasciando un’eredità artistica fondamentale; la sua capacità di assumere con consapevolezza gli elementi fondanti di un intero genere e di metabolizzarli in una narrazione, sonora e poetica, coerente sancisce la definitiva maturità intellettuale del rock.

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