L’ossigeno di Draghi: “Meno tasse, più investimenti pubblici”

Economia
European Central Bank President Mario Draghi addresses the Committee on Economic and Monetary Affairs at the European Parliament in Brussels, February 15, 2016. AFP PHOTO/Emmanuel Dunand / AFP / EMMANUEL DUNAND

Il numero uno della Bce vede una ripresa “moderata”

Quando parla il presidente di una Banca centrale, si sa, speculatori finanziari e pessimisti si dileguano, fuggono senza esitareine. E se a farlo è il governatore dell’Istituto del Vecchio continente il peso di quelle parole si ripercuote inevitabilmente sull’intero mondo finanziario. D’altra parte una delle regole non scritte degli investitori, come è ormai noto, è quella di non mettersi mai contro una Banca centrale. E così, ancora una volta, le parole di Mario Draghi riportano il sereno sulle piazze finanziarie, spingono tutti i listini europei a segnare forti rialzi, per la verità spinti anche dalla performance positiva di Tokio di inizio mattinata (+7%).

Il governatore della Bce, nella sua audizione al Parlamento europeo, mette ancora una volta in chiaro le linee guida della sua politica monetaria: “Per rendere il sistema dell’area euro più resiliente, siamo pronti a fare la nostra parte esaminando la possibilità di agire a marzo“.

D’altronde in un clima di debolezza economica, di incertezza globale e di turbolenze finanziarie, le politiche monetarie delle Banche centrali non possono che essere espansive. Lo dimostra il cambio di passo della Fed americana, che parla per la prima volta di possibili tassi d’interesse negativi e frena sul restringimento delle sue politiche monetarie; lo conferma la scelta della Banca centrale del Giappone, che di fatto, i tassi, li ha già portati in negativo pochi giorni fa.

Per questo il presidente dell’Eurotower continua a parlare di politica monetaria espansiva: i mercati hanno bisogno di essere rassicurati e Draghi continua ad accontentarli, per l’ennesima volta.

Certo è che la Bce, da sola, non potrà aumentare il Pil dei singoli Paesi dell’Eurozona e anche su questo Draghi è stato chiaro ribadendo come sia necessario che i singoli governi dell’area euro sostengano la ripresa con politiche fiscali, con “investimenti pubblici” e “tasse più basse”. Da questo punto di vista, ha aggiunto, “è vitale fornire infrastrutture pubbliche adeguate per aumentare gli investimenti produttivi, stimolare la creazione di lavoro e aumentare la produttività”. E ancora: “I Paesi che hanno margini di bilancio per sostenere la crescita dovrebbero utilizzarli”.

Il governatore della Bce rassicura poi sulla tenuta del sistema bancario spiegando che l’esposizione degli istituti dell’Ue è “relativamente limitata” ai rischi paventati dagli investitori, al calo delle materie prime che tanto preoccupa gli economisti. Inoltre, rassicura, i requisiti di capitale per il settore bancario non saranno aumentati. Le banche, secondo Draghi, “hanno messo in piedi cuscinetti di capitale più elevati e di migliore qualità, hanno ridotto la leva finanziaria e migliorato i profili di finanziamento”.

Quanto invece allo scenario economico Draghi parla di una ripresa nell’eurozona “moderata” e sostenuta “principalmente” dalle politiche accomodanti della Bce, oltre che dal basso prezzo del petrolio. “Gli investimenti rimangono deboli, per le incertezze intensificate sull’economia globale e i rischi geopolitici, sempre più grandi, pesano sul sentiment degli investitori”.

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