L’orrore dei Casamonica in diretta tv

Televisione
Vera e Vittorino Casamonica, ospiti della trasmissione televisiva 'Porta a Porta', dietro di loro il conduttore Bruno Vespa, Roma, 8 settembre 2015. ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

A “Porta a Porta”, su Rai1, è andato in onda uno spettacolo vergognoso. Non c’è giustificazione o motivazione che tenga; non c’è informazione o notizia. La tv si può spegnere, ma le nostre coscienze e la nostra indignazione no.

Molte volte siamo costretti a discutere di ciò che non vorremmo nemmeno fosse reale. Perché, purtroppo, ci sono argomenti così incredibili che è quasi impossibile accettarli nelle nostre vite.

Ieri a “Porta a Porta”, su Rai1, è andato in onda uno spettacolo vergognoso.

Il conduttore e gli autori del programma, infatti, hanno deciso di invitare in studio due esponenti dei Casamonica, che a seguito del funerale show messo in scena nei giorni scorsi, sembrano avere l’intenzione di colonizzare le pagine dei giornali ed i salotti dei palinsesti televisivi.

Tentativo di riabilitare il nome della famiglia o semplice pubblicità? Sinceramente, poco importa. Quel che conta è che parte della Tv italiana ha deciso di dare visibilità e notorietà ad una famiglia di mafiosi. Non c’è giustificazione o motivazione che tenga; non c’è informazione o notizia. Ieri è andato in onda l’orrendo tentativo di far passare per normale e quotidiano, ciò che invece da anni si cerca di combattere.

Allora, probabilmente c’è bisogno di ribadire, con forza, concetti che devono abitare nel nostro animo senza se e senza ma. La mafia non ha un volto buono e simpatico, non ha sorrisi e risate da donare; la mafia non è spettacolo, gossip, folklore. La mafia è criminalità e morte, sotto qualunque forma si palesi.

E non importa se esiste chi pensa di presentarcela come in una trama di un film di serie B, non importa se esiste chi crede di renderla “normale” consegnandocela in diretta nazionale. Noi siamo il popolo di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Placido Rizzotto, Don Pino Puglisi, Don Peppe Diana, Carlo Alberto Dalla Chiesa e di tutti gli uomini che quotidianamente lottano contro questo cancro criminale che infetta le nostre giornate.

Noi siamo quelli che non accettano il pensiero malato di chi è abituato a vivere nell’illegalità, e siamo quelli che ogni giorno camminano nei principi e nei valori dell’antimafia, in ogni gesto quotidiano. Con buona pace di chi cerca audience e spettacolo di bassa lega. Perciò siamo qui, perciò non accettiamo questa vergogna silenziosamente.

Perché la tv si può spegnere, ma le nostre coscienze e la nostra indignazione no.

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