L’omaggio al maestro Luca Ronconi

Teatro
Il regista teatrale Luca Ronconi durante le prove in vista del Rossini Opera Festival,in una immagine del 05 agosto 2014. 
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Il Teatro di Roma ha dedicato un pomeriggio al maestro scomparso lo scorso anno

Ce n’è bisogno. Non solo per gli attori ma anche per me. Anch’io spesso su un personaggio, su una battuta, improvviso e se improvviso, imparo”. Stava parlando di Santa Cristina, Luca Ronconi, la scuola di alta specializzazione teatrale fondata nel 2002 insieme a Roberta Carlotto, nel cuore della campagna umbra, uno “spazio di libertà”, immerso nel verde, dove non c’è campo per i cellulari e il primo punto vendita è lontano chilometri.

Ne stava parlando con Jacopo Quadri, concedendosi amabilmente a digressioni private, senza fare mistero né della malattia né dei problemi all’udito, che “l’abitudine al silenzio non ti fa sentire come una mortificazione”.

L’intervista, della durata di diciotto minuti, fa parte del dvd La scuola d’estate realizzato da Jacopo Quadri (già proiettato al Teatro Argentina lo scorso anno), e ha introdotto il lungo pomeriggio che il Teatro di Roma ha dedicato al maestro giovedì 24 marzo in sala Squarzina.

Coordinati dal direttore Antonio Calbi, sono intervenuti Roberta Carlotto, autrice de La scuola d’estate. Lo spazio di libertà di Luca Ronconi (edizioni Contrasto), un quaderno ragionato che raccoglie l’esperienza di Santa Cristina, presentato insieme a Claudio Longhi; Italo Moscati, autore di Luca Ronconi, un grande maestro negli anni dei guru (edizioni Ediesse), presentato insieme a Valentino Zeichen, Marta Marchetti, giovane studiosa e autrice di Guardare il romanzo. Luca Ronconi e la parola in scena (Rubbettino Università).

Ronconi grande inventore di macchine, barocco e neoclassico ad un tempo, capace di contenere e trasformare l’inclinazione al barocco in un neoclassicismo di approdo, dove si elimina ciò che non serve, verso una stilizzazione di forme che è la cifra eidetica del suo lavoro.

Ronconi e la parola, scritta e detta in un corpo a corpo con gli attori, e tutto il suo corredo di sonorità, tempi, ritmi, dilatazioni spazio-temporali, ma anche di patologie e aberrazioni (“le aberrazioni del linguaggio gli consentono di mettere a fuoco il linguaggio stesso”, spiega Claudio Longhi che è stato uno dei suoi aiuti e assistenti).

Ronconi e il metodo che nasce dal rifiuto di un metodo (“So che sono un improvvisatore -dice il maestro nell’intervista citata- e non sono capace di progettare … So cosa voglio fare ma non come”).

Sono un po’ queste le provocazioni che nascono da questo incontro a cui si spera ne seguano altri, magari corredati dalla visione degli spettacoli che sono in archivio presso il Teatro di Roma, già proiettati a India in occasione dell’ottantesimo compleanno del maestro.

Insieme all’invito sommesso a “non ragionarne al passato”, che arriva da Roberta Carlotto, sua collaboratrice di lunghissimo corso oltreché cofondatrice di Santa Cristina, che si interroga e interroga artisti e colleghi sul senso e le possibilità di raccoglierne il testimone.

Da parte sua Antonio Calbi informa che la ripresa di Lehman Trilogy è già nel cartellone del Teatro Argentina per il prossimo autunno.

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