L’offensiva dell’Italia a Bruxelles: “Il patto di Stabilità è inadeguato”

Europa
Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan a Napoli, accompagnato dalla sua signora, per il convegno  ''Le politiche di investimento in Europa e in Italia: le imprese, le banche e lo sviluppo del Mezzogiorno''  promosso dalla Fondazione Mezzogiorno Europa alla presenza anche del neo presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, 15 giungo 2015.
ANSA /CIRO FUSCO

La Commissione europea, su mandato dei ministri, lavorerà per ridurre e semplificare gli indicatori su cui si basa attualmente per decidere se un Paese rispetta o no il Patto di stabilità

L’assalto tedesco-olandese (per ora) non passa. Ieri, ad Amsterdam, è andata in scena una nuova battaglia tra i progressisti europei da una parte, guidati da Italia e Francia, e i conservatori pro-austerity dall’altra, capeggiati da Germania e Olanda. Nella due giorni dell’Ecofin, i Ventotto ministri economici dell’Unione europea hanno discusso la proposta di Berlino di porre un limite alla detenzione di debito pubblico nei bilanci delle banche. Ma quell’idea, da più parti, è stata fortemente ridimensionata.

Il debito non è associabile a un rischio, ha messo in chiaro il titolare di via XX settembre, Pier Carlo Padoan, che ha definito “improprio sollecitarne un tetto”. Anche perché, è il pensiero del ministro italiano, a forza di gridare “a fuoco a fuoco” si rischia davvero di vedere divampare nuovi incendi e di creare una nuova crisi in un periodo in cui i parametri dell’economia reale vanno in tutt’altra direzione. Stando a quanto riferito da fonti diplomatiche, ben tredici paesi su diciannove si sono espressi contro la proposta di Berlino, isolando di fatto Germania, Olanda e Finlandia.

Oltretutto, i tredici Paesi che hanno avuto la meglio (con a capo Italia e Francia), sarebbero stati anche sostenuti dalla Commissione europea e dalla Banca Centrale europea. Insomma, una sconfitta politica per il fronte dei falchi che di fatto dà un nuovo impulso alle proposte anti-l’austerity. Proprio oggi, infatti, nella seconda giornata dell’Ecofin, si è discusso un documento firmato il mese scorso da otto ministri delle finanze (tra cui Italia e Spagna): una proposta per riformare il Patto di Stabilità. Non si tratterebbe di cambiare i parametri, ma di adottare un nuovo metodo per calcolare il deficit strutturale di un Paese. Deficit che oggi, secondo l’Italia e non solo, viene calcolato da formule discutibili.

L’attuale metodo di calcolo con cui Bruxelles valuta se i bilanci degli Stati membri rispettano o no lo stesso Patto di Stabilità penalizzerebbe infatti l’Italia e altri Paesi favorendone altri; tanto che, attualmente, sono richiesti più sforzi agli Stati membri che rispettano la regola del deficit sotto il 3% del Pil che a quelli che “sforano” questa soglia. Durante un incontro con la stampa italiana, Padoan ha sottolineato come oggi si sia svolta una prima discussione, “molto interessante”, in cui si è preso atto in modo unanime che “il Patto di Stabilità nel tempo è diventato più complicato, poco trasparente e poco flessibile”.

Insomma, secondo Palazzo Chigi, così com’è oggi il Patto di Stabilità non va: “Si adatta male all’economia che cambia, che non cresce, e che resta vicina alla deflazione”, ha messo più volte in evidenza il ministro italiano. E anche per questo la Commissione europea, su mandato dei ministri, lavorerà per ridurre e semplificare gli indicatori su cui si basa attualmente per decidere se un Paese rispetta o no il Patto di stabilità.

E la vittoria di una battaglia così rilevante (che è agli albori e si prospetta ancora molto lunga) potrebbe permettere alle cancellerie europee di adottare politiche mirate più alla crescita smettendo di fare i conti con lo zero virgola, ormai sinonimo di rigore e austerità.

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