L’odio uccide a Suruc: trenta giovani vittime al confine tra Turchia e Siria

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Un attentato a Suruc colpisce un gruppo di giovani socialisti riunitisi in città prima di partire per aiutare la ricostruzione di Kobane

Ancora una volta un attentato, ancora una volta la speranza affondata dall’odio. Il 20 luglio a Suruc, sul confine tra Turchia e Siria, un attentato suicida ha ucciso oltre 30 persone, ferendone oltre cento.

Colpito il centro culturale Amara, dove si trovavano almeno 300 membri della Federazione delle Associazioni dei Giovani Socialisti nell’ambito di un programma per aiutare la ricostruzione di Kobane, città siriana a maggioranza curda, che è stata il teatro di aspre battaglie tra l’Is e i combattenti curdi. Trecento giovani ragazzi, turchi e curdi, uniti dalla voglia di aiutare la popolazione della città simbolo della resistenza curda agli attacchi dell’Is. A provocare la strage, secondo quanto riferiscono i testimoni, sarebbe stata un’altra ragazza, una diciottenne vicina alle posizioni dell’Is.

Volevano dare una mano nella ricostruzione di Kobane, fare qualcosa di concreto per le popolazioni che tanto hanno sofferto nell’ultimo periodo. Ancora una volta colpito un simbolo, come fatto con la redazione di Charlie Hebdo a Parigi o come l’attacco al museo del Bardo a Tunisi.

Il primo ministro turco Ahmet Davutoglu ha lanciato un appello alla Comunità internazionale chiedendo solidarietà per la Turchia: “Siamo in un momento in cui ciascuno dovrebbe stare al fianco del proprio vicino contro questo attacco”. Solidarietà espressa dall’Alto rappresentante per la politica estera europea, Federica Mogherini, che esprime la vicinanza dell’Europa “al popolo e al governo della Turchia in questo momento difficile” aggiungendo che i “gruppi terroristici non riusciranno nel loro intento di minare la salda determinazione internazionale a sconfiggerli”.

Dal Pse arriva il cordoglio e la solidarietà attraverso il presidente Sergei Stanishev: “Le vittime dell’attentato di Suruc erano giovani socialisti turchi e curdi. Credevano nella solidarietà tra i popoli. Erano a Suruc prima di partire per la Siria con lo scopo di aiutare a ricostruire Kobane. Cio’ che e’ successo e’ abominevole. Invio le mie piu’ sentite condoglianze ai familiari delle vittime. Bisogna cooperare nella lotta contro l’estremismo dell’Is

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