L’odio grillino sul web: si passerà ai fatti? Parlano Freccero, Crepet, Panarari

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Foto Vincenza Leonardi - LaPresse13 10 2012 EtnapoliticaBeppe Grillo sull'Etna, comizio a 2000 metriLa Tappa sul Vulcano Etna , Tour di Grillo a sostegno di Giancarlo Cancellieri , Candidato del Movimento 5 Stelle alla Presidenza della Regione SiciliaNella Foto Beppe Grillo

L’ “estremismo umorale” dura l’attimo di un tweet oppure non si ferma lì?

In una intervista a El Pais del 21 febbraio 2015 Beppe Grillo sostenne una tesi da lui ripetuta spesso in questi anni: “L’Italia sta molto male e non si rendono conto che senza noi ci sarebbe Alba dorata, forze di destra che stanno crescendo in tutta Europa. Siamo noi che manteniamo la democrazia. Se cadiamo noi, questo paese rischia”. In altre circostanze spiegò – ma è lo stesso ragionamento – che il merito storico del M5S è di aver convogliato il malessere e anche le punte estremistiche del Paese dentro l’alveo istituzionale: a differenza degli anni Settanta, infatti, oggi non ci sono significative forze estremiste extraparlamentari.

In senso stretto tutto questo è vero. L’“estremismo umorale” – né di destra né di sinistra – è entrato in Parlamento, e alla grande, nelle elezioni del 2013 senza peraltro riuscire a produrre grandi risultati. Il M5S non ha saputo, o voluto, dare uno sbocco alla “pancia”, limitandosi a rappresentarla e soprattutto ad alimentarla.

Ma oggi siamo forse davanti a un salto di qualità nella “alimentazione” dell’estremismo, finanche dell’odio, che trova nella rete il suo poderoso veicolo.

Partendo dal violento tweet con l’hashtag #RondolinosSciacquatiLaBocca, Beppe Grillo dal suo blog ha dato la stura ad una valanga di insulti – pane ormai quotidiano per chiunque si avventuri a dire qualcosa che non piaccia ai Cinque Stelle – culminati in un allucinante tweet di un certo Mauro Anzaldi: “Date fuoco alle sedi dell’Unità con Rondolino dentroooo”.

Un matto. O un fascista. O tutt’e due. Lasciamolo stare.

La domanda invece è un’altra: questo moltiplicarsi di odii, insulti e minacce è una valvola di sfogo in grado di “trattenere” gli animi oppure finisce per “caricare” ulteriormente l’eccitazione? Tutto si esaurisce nel web oppure si scaricherà nel mondo reale? Si passerà insomma dall’anonima aggressione sulla rete all’azione diretta? Questa “era della vigliacchieria” (dove sei, chi sei, tu che m’insulti?) lascerà il posto allo scontro fisico, come nei lontani anni Settanta nei quali, almeno, ci si guardava in faccia?

“No”, risponde sicuro Carlo Freccero, consigliere d’amministrazione Rai indicato proprio dal M5S e grande esperto di comunicazione. “La Rete è proprio l’inconscio a cielo aperto, senza freni. E’ il riflesso pavloviano – i like, la stellina – è la reazione a quello che ti passa per la testa”. L’istinto, appunto, non la ragione, “che è fredda, come la scrittura – dice – mentre la tv è una via di mezzo”.

Quindi, nessun rischio che la cosa scappi di mano e degeneri perché il tweet è “un riflesso condizionato e basta che consente di apparire per un attimo come se si fosse in tv o comunque in pubblico”. Più o meno, tutto qui. Il che non esclude che le modalità del web possano influenzare l’agire politico di questo tempo: “A Parigi nella Nuit debout si hanno pochi secondi per parlare, tutto è dentro i meccanismi della Rete”. Ma più in là non si va, anche perché – dice il Freccero un po’ apocalittico – “su Internet sei schedato, non si può fare la rivoluzione con la Rete: infatti i rivoluzionari veri oggi sono gli hackers“.

La Rete è un colabrodo, non trattiene niente, anzi, moltiplica i pesci, come Gesù”, dice lo psichiatra Paolo Crepet, autore di Baciami senza rete (Mondaodri) che fa l’altro si occupa proprio del nesso fra Internet e odio. Dopo di che, “non credo che ci sia un rischio di violenza vera”, anche se, certamente, fomentare l’odio e l’invidia – che nella Rete trovano un habitat formidabile – appartiene a una modalità classica di “certi movimenti”: “Anche a piazza Venezia era pieno di invidiosi, repressi, gente eccitata da Mussolini: oggi non è molto diverso. Quando Grillo irride Pizzarotti con la frase sui 15 minuti di pubblicità è un modo per colpirlo che più duramente non si può. ma guardiamo all’estero: senza parlare del terrorismo dell’Isis, pensiamo a Erdogan o a Trump e all’uso che questi fanno di Internet”.

Difficile concludere il discorso. Perché è tutto in pieno divenire. Quale sarà l’evoluzione del grillismo? Argomenta Massimiliano Panarari, politologo e attento studioso del M5S: “Se Grillo, che è il leader assoluto del M5S, non dice chiaramente che esiste una soglia che non va superata, allora il rischio che la situazione sfugga di mano esiste, certo”. E’ in sostanza la funzione centrale della politica – dice Panarari – “che è quella di regolare il conflitto politico”: se la leadership di Grillo non si dimostrasse in grado di regolare le passioni si arriverebbe al contrario della politica: allo scontro, all’insulto, alla rissa, alla minaccia. Quello che, appunto, stiamo vedendo. Infatti, “oggi tutto è sregolato e molte schegge impazziscono”.

Resta da capire se lui, il comico di Genova, abbia voglia e interesse a regolare il conflitto. Da troppi segnali, parrebbe di no. A partire dalla “normalizzazione” imposta ai dirigenti del M5S: la ricreazione è finita, cari leaderini, qui comando io e io solo.

 

 

 

 

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