Lobby e scarsa spinta politica: perché le liberalizzazioni sono bloccate

Economia
Foto LaPressecronaca23 01 2012 Sciopero Taxisti - Assemblea al Circo MassimoNelal Foto : protestaTaxi are aligned up next to Rome's Circus Maximus ancient arena  during a drivers' strike against the government's plans to issue more taxi licenses,  Monday, Jan. 23, 2012. The measure is part of a liberalization package approved last week by the government as it seeks to convince investors it has a strategy to deal with its debts

Lanzillotta: “Il provvedimento fermo al Senato ha aspetti positivi, ma anche alcuni deficit”. Ora si attende un intervento più deciso del governo

C’è una riforma, tra le tante messe in campo dal governo, che ancora fatica a prendere forma. Stiamo parlando delle liberalizzazioni, dell’apertura del mercato in alcuni settori, dai taxi alle banche passando per le assicurazioni sulle auto, fino ai servizi professionali.

È trascorso un anno (20 febbraio 2015) da quando il governo presentava un disegno di legge sulla concorrenza con l’intento, spiegava in quella occasione il ministro allo Sviluppo economico Federica Guidi, di far scendere le tariffe e aprire parti di mercato a nuove iniziative imprenditoriali.

Durante questi dodici mesi, però, il disegno di legge si è imbattuto nelle forche caudine delle lobby, uscendone indebolito. Alla Camera c’è già stato un depotenziamento, con lo stralcio ad esempio della liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C nelle parafarmacie. E ora il provvedimento è all’esame della commissione Industria al Senato dove si trova in una situazione di stallo che vede dentisti, avvocati e notai agguerriti su alcuni punti che li riguardano.

È in questo quadro che il governo vorrebbe agire, provando a rinforzare il testo per tornare il più vicino possibile a quello presentato un anno fa. L’intenzione è quella di mantenere un profilo concorrenziale e competitivo, ripristinando quindi alcune parti sulle libere professioni piuttosto che sul mercato elettrico, ma rispettando allo stesso tempo il lavoro svolto finora in Parlamento.

D’altra parte, l’Italia non è certo ai primi posti del Vecchio continente in materia di concorrenza e la stessa Commissione europea ha puntato il dito sul ritardo del nostro Paese in tema di liberalizzazioni: nel Country Report diffuso qualche giorno fa, Bruxelles ha messo in evidenza come “in Italia siano ancora notevoli gli ostacoli alla concorrenza”.

Se da una parte questo ritardo rende meno facile operare alle nostre imprese, dall’altra, sul piano politico, il rallentamento in questione agita gli umori di alcune forze, soprattutto della minoranza dem, al punto tale da far denunciare all’autore delle “lenzuolate” del governo Prodi, Pier Luigi Bersani, la presenza di “un’eccessiva sudditanza rispetto a poteri forti che invece un centrosinistra combattivo dovrebbe prendere di punta”.

Sicuramente le lobby ci sono, agiscono in ordine sparso e si trasformano in iniziativa parlamentare, visto che nelle due Camere siedono anche rappresentanti di questi interessi (che poi si traducono in voti). Ma il punto è, ci spiega la senatrice del Partito democratico Linda Lanzillotta, che “puntare sulla concorrenza come fattore di crescita non sembra essere una priorità dell’agenda politica”. Secondo Lanzillotta, che nel governo Prodi ha tentato di liberalizzare i servizi pubblici locali quando era ministro per le Autonomie, “la concorrenza non è stata identificata come una delle leve strategiche per la crescita, come invece dovrebbe avvenire”.

In sostanza, per la senatrice dem il ddl concorrenza non verrebbe considerato una priorità come è avvenuto per le altre riforme portate a casa del governo (scuola, lavoro, riduzione delle tasse e giustizia, solo per citarne alcune). “Ci sono comunque cose positive ed è un provvedimento che coglie molte delle indicazioni dell’Antitrust – spiega Lanzillotta – ma alcuni aspetti sono annacquati e altri sono rimasti fuori. Tutto il tema delle concessioni e dei servizi pubblici locali, ad esempio, non viene affrontato”. Vengono invece toccati, evidenzia positivamente Lanzillotta, alcuni aspetti del settore dell’energia e del gas che riguardano l’uscita del regime di tutela dei consumatori, oltre ad alcuni interventi nel settore delle assicurazioni.

La versione del Senato dovrebbe comunque essere migliorativa rispetto a quella uscita da Montecitorio in cui ci sono state “parecchie incursioni lobbistiche”: sono state cancellate, ad esempio, norme che riguardano il mercato dei professionisti. “C’è una serie di settori – sottolinea a riguardo l’ex ministro – che provano a limitare l’ingresso di società di capitali e a modernizzare l’intero settore. Stiamo parlando di interessi trasversali molto ben rappresentati e per questo credo sia difficile anche questa volta far passare la liberalizzazione dei farmaci di fascia C”.

Insomma, secondo la senatrice dem, la legge sulla concorrenza così com’è adesso non rappresenta un provvedimento particolarmente incisivo e di vero cambiamento. Ci sono tuttavia, aggiunge Lanzillotta, tanti piccoli interventi in cui c’è ancora una fase di discussione e di approfondimento in Commissione e in Aula, “mi auguro che possano essere migliorati”.

Ecco perché, in questo senso, sarà necessaria l’iniziativa del governo, in particolare del ministro competente Federica Guidi la quale, è l’auspicio di molti osservatori, dovrà sbattere i pugni sul tavolo per contrastare l’aggressione delle lobby facendo fare finalmente un salto in avanti alla concorrenza.

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