Lo strano caso di Virginia Raggi telecomandata da Grillo

Roma
La candidata sindaco di Roma del Movimento 5 Stelle, Virginia Raggi, ospite del programma Rai "Porta a porta", condotto da Bruno Vespa, Roma, 01 marzo 2016. 
ANSA/GIORGIO ONORATI

Dalle dimissioni “chieste” alla gaffe sul miliardo per Roma: pioggia di polemiche sulla candidata M5S

Se lei fosse eventualmente indagata e Beppe Grillo le chiedesse di dimettersi, lei lo farebbe? Alla domanda posta dal giornalista de l’Espresso, Virginia Raggi ha risposto con un deciso “sì”. Un sì che ha fatto discutere, soprattutto perché la candidata sindaco a Roma ha anche aggiunto che, secondo lei, questo non significa dare un potere eccessivo a qualcuno che i romani non hanno votato. “Secondo me no – ha dichiarato Raggi – E ormai dei due garanti purtroppo è rimasto uno solo, visto che Casaleggio è morto, quindi c’è solo Beppe. Vede, il garante è una figura che ci aiuta a rispettare i nostri principi. Quindi io ritengo che nel momento in cui una persona si discosta da questi principi, se è onesta deve fare un passo indietro; se invece nonostante le violazioni continua a fare le cose in nome del Movimento, è giusto che ci sia qualcuno che a un certo punto dica basta” ha detto Raggi che, tra l’altro, oggi ha incontrato Beppe Grillo nella capitale.

La risposta della candidata, esponente di un movimento che crede fortemente nel primato del popolo e che di questo ha fatto la sua bandiera, sta facendo discutere e ha portato anche qualcuno a immaginare che forse anche Raggi abbia firmato quel contratto con il Movimento come hanno fatto altri candidati grillini alle amministrative. Un contratto che, secondo quanto è emerso finora, imporrebbe alla persona che sottoscrive il contratto il controllo delle sue scelte amministrative e, in caso di comportamento difforme dai principi del M5S, dovrebbe pagare una sanzione al Movimento per centinaia di migliaia di euro.

A chiederne conto anche il parlamentare pd Andrea Romano: “La Raggi, come la Appendino, hanno firmato il contratto con la Casaleggio associati? È doveroso fare chiarezza visto che quel famoso accordo prevedrebbe che, se eletti, i candidati 5 stelle sottopongano gli atti amministrativi al vaglio proprio della Casaleggio associati. Visto quello che sta accadendo a Mira, a Livorno, Parma, Bagheria, Pomezia, in pratica ovunque amministrano i 5 stelle, viene da chiedersi quale sia la trasparenza del movimento e l’autonomia dei loro esponenti. Si profila un intreccio di interessi preoccupante, dove autoritarismo, mancanza di regole democratiche, consegnano quelli che potrebbero essere chiamati a rappresentare gli interessi dei cittadini, all’arbitrio e al controllo diretto di una azienda privata. A chi devono rendere conto? A mail di anonimi staff? Forse anche per questo vogliono boicottare la legger per rendere più democratici e trasparenti i partiti”.

Domande alle quali la candidata al momento non ha ancora risposto. E dal Pd c’è chi giudica questo silenzio “molto preoccupante”, come ha dichiarato la senatrice Monica Cirinnà. “I cittadini – ha aggiunto – devono sapere se si trovano di fronte ad una candidata libera o se è tenuta al guinzaglio da qualcuno in base ad accordi segreti”.

A commentare il fatto, su Twitter, anche il commissario dem di Roma Matteo Orfini: “La Raggi ammette: sugli atti seri non decidera’ lei ma staff anonimo scelto da societa’ privata. La privatizzazione della democrazia. #ancheno”.

A questo si aggiunge la polemica sulle accuse infondate fatte dalla candidata sull’investimento di 1 miliardo su Roma annunciato da Giachetti e che la candidata grillina ha confuso come un investimento del governo al candidato del centrosinistra. “Caro Renzi – ha scritto Raggi sulla sua pagina Facebook -, questo miliardo che il tuo candidato va sbandierando ai quattro venti il governo è pronto ad investirlo anche se a vincere le elezioni sarà il Movimento 5 Stelle? Perché bisogna essere chiari coi romani: il miliardo sei pronto a darlo a Roma o al Partito democratico? Giusto per capire se ci troviamo di fronte ad un ricatto, che in questo caso violerebbe anche i poteri e le responsabilità che la Carta Costituzionale attribuisce al capo del governo”.

In realtà quell’investimento non è altro che lo “Sblocca Roma” annunciato da Roberto Giachetti e che prevede l’investimento da parte di privati e non dall’esecutivo. E si tratta di risorse che già ci sono, ma che vanno semplicemente sbloccate. Ha spiegato Giachetti: “Virginia Raggi non ha capito che il miliardo non lo dà il governo al Comune ma sono interventi privati pronti per essere utilizzati su Roma ma bloccati per questioni procedurali, tecniche, sovrapposizioni, problemi di competenze e così via. Il problema è che quando Raggi pone una domanda del genere non sa nemmeno di cosa sta parlando e se non si capisce questo si parla alle nuvole. Stiamo portando avanti lo Sblocca Roma perché evidentemente abbiamo qualche competenza in più del M5S per sapere che c’è un miliardo pronto per essere speso a Roma, di cui Roma ha bisogno. E ci attrezziamo per fare in modo che i privati – e non il governo – possano spenderli. Il problema è della Raggi e del M5S che fa fatica a capire come funziona la città”.

“Vedi Raggi – ha commentato ancora Orfini – cosa succede a scappare dai confronti e a commentarli a distanza? Che si fa due volte brutta figura, la prima perché non si ha il coraggio di misurarsi, la seconda perché si dimostra solo di non aver capito nulla”.

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