Lo strano caso Morosini, il nuovo Ingroia. Il giallo del taccuino, la giornalista conferma

Politica e Giustizia
maxresdefault

Ora la smentita: “Solo un colloquio informale”. Ma si può lanciare un manifesto politico a palazzo dei Marescialli?

Era solo “un colloquio informale”. Non un’intervista. La paginata del Foglio (un lungo colloquio di Annalisa Chirico con Piergiorgio Morosini, membro del Csm e leader della corrente di sinistra “Area”) viene dunque smorzata – non del tutto smentita – dal diretto interessato.

  1. morosini

E così – come accade all’ultimo dei politici di professione che smentisce e non smentisce – la realtà non viene negata: un componente di un’istituzione così importante come il Csm chiama la giornalista Annalisa Chirico nella sua stanza (la collega si trovava a palazzo dei Marescialli), la fa accomodare, si arrotola le maniche della camicia, vede che la giornalista appunta le cose sul suo taccuino, e si lascia andare a considerazione varie sui colleghi, su alcuni ministri, su Raffaele Cantone “uomo Mondadori” (nel senso che la Mondadori l’ha reso “un personaggio per vendere più copie” – ndr),  oltre ad annunciare la sua personale scesa in campo per il No al referendum.

Probabilmente il Morosini non ha mai pronunciato la frase “Perché Renzi va fermato” che costituisce il titolo del pezzo. Ma è inutile smentire un titolo, che necessariamente riassume un pensiero, se il pensiero, appunto, è quello. Perché il “colloquio” è in effetti un piccolo manifesto politico, farcito di insulti nei confronti di Lotti, della Boschi, in generale verso il nuovo corso di Renzi.

Ne scaturisce un articolone – appunto, il resoconto del “colloquio”, che non sembra affatto inverosimile, anche perché il Morosini sostiene argomenti tipici della corrente di sinistra di cui è leader  – che suscita immediatamente l’esterrefatta reazione del responsabile giustizia del Pd  David Ermini che stamane a Omnibus dice “avrei paura di farmi giudicare da un giudice così”, e lo stupore di quanti pensano che il Csm (tanto più dopo le dotte spiegazioni sulla annunciata iniziativa di Giuseppe Fanfani sulla vicenda di Lodi) non sia una brutta copia della “Gabbia” di Paragone ma un organo costituzionalmente rilevante a tutela dell’indipendenza dei magistrati.

Nell’articolo del Foglio, Annalisa Chirico rende con vividezza il tono della esternazione del Morosini e a un certo punto scrive: “Il colloquio sta assumendo i contorni di una seduta psicoterapeutica”. Purtroppo, secondo noi, era peggio: un comizietto politico alla Ingroia. Fatto a palazzo dei Marescialli. Una roba mai vista.

PS. Il consigliere Morosini sta dialogando con noi su Twitter. Ecco il suo tweet.

Prendiamo atto della parziale smentita. Forse il taccuino della collega non l’ha visto. Giacchè lei conferma.

 

Comunque, quali saranno “le affermazioni mai fatte?”. Se il dottor Morosini vuole, siamo qui per un’intervista. Col taccuino. E pure il registratore.

Vedi anche

Altri articoli