Lo stralcio della stepchild adoption? I numeri non ci sarebbero. E il Pd tira dritto

Unioni civili
Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, durante il Question Time alla Camera, Roma, 20 gennaio 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Alfano ha provato a liberarsi da una situazione politicamente complicata, trovando la sponda del dem Tonini. Ma appare una strada senza uscita

Davvero in Senato si sta lavorando a un tentativo di mediazione che porti allo stralcio della stepchild adoption dal ddl Cirinnà? La risposta è no. O, meglio, nessuno – a partire dal Pd – ritiene che quella strada sia effettivamente percorribile, per motivi che sono insieme politici e numerici. Perché il tentativo, in effetti, c’è stato ma è apparso più come un segnale di disponibilità al mondo cattolico ‘moderato’ che come una manovra in grado di modificare l’impianto della legge in discussione. Ricostruiamo allora i passaggi principali di quanto avvenuto.

A fare il primo passo è stato Angelino Alfano, proponendo lo stralcio della stepchild adoption dal ddl Cirinnà per consentire al suo partito di sostenere l’impianto della legge. A venirgli incontro è stato il senatore dem Giorgio Tonini, che oggi dalle colonne di Avvenire giudicava l’apertura del leader del Ncd un “dato importante” del quale il Pd dovrebbe tener conto, a due condizioni: che in questo modo i consensi intorno alle unioni civili si allarghino anziché restringersi e che il nodo delle adozioni del figlio del partner siano affrontate in un provvedimento ad hoc entro “sei mesi, un anno al massimo”, per non lasciare il tema in mano ai magistrati.

L’interpretazione che a palazzo Madama viene data parte da una condizione di oggettiva difficoltà del Ncd, rimasto schiacciato tra l’alleanza di governo con il partito che è il promotore e principale sostenitore di questa legge e una piazza – quella del Family day – che Alfano e i suoi speravano se non di cavalcare, quanto meno di rappresentare e che invece si è rivoltata anche contro di loro, in quanto partner di governo. Riavvicinarsi all’ala cattolica più moderata, quella che anche all’interno della Cei aveva trovato voce, rappresentava allora per Ncd il modo per uscire dall’angolo, ritrovando da una parte una base di riferimento ed evitando dall’altra che il Pd promuovesse su questo tema una maggioranza alternativa, con M5S e Sinistra italiana.

A fare da sponda a questo tentativo, i centristi hanno trovato l’indole da mediatore del dem Tonini. Sensibile nel merito allo stralcio della stepchild adoption, ma di fatto scettico su questa possibilità (come aveva spiegato a Unità.tv), il senatore del Pd ha ritenuto opportuno non respingere a priori l’offerta di Alfano, ma verificare se potesse piuttosto facilitare il percorso del ddl Cirinnà, seppure ‘alleggerito’ del punto più controverso. Convinto che questo potesse anche ricompattare il Pd e riavvicinarlo a quell’area di cattolici moderati, che sarebbe portata a sostenere questo governo e lo stesso partito di Renzi. Come lui stesso ha garantito ai vertici del gruppo dem di palazzo Madama, la sua opera di mediazione non andava oltre ciò: non esiste, quindi, nessun emendamento ‘segreto’ già pronto – come ipotizzato su qualche giornale – per affossare la stepchild adoption e ripristinare l’asse Pd-Ncd.

La strada, però, è subito apparsa non percorribile. A sbarrarla, infatti, è stata inanzitutto la difficoltà per i dem di sostenere politicamente un cambio di linea così repentino. A dirlo chiaramente sono stati 17 senatori dem, che fanno riferimento soprattutto alla componente dei Giovani turchi: “Ogni ulteriore arretramento sul testo – hanno scritto in una nota – segnerebbe per noi un’inaccettabile regresso rispetto al percorso sin qui compiuto”. Ma soprattutto a prevalere è stata la dura legge dei numeri. Il tentativo di mediazione di Alfano, infatti, non avrebbe convinto nemmeno tutti i suoi, con una fronda ostile diffusa soprattutto tra i senatori. A ciò si aggiunge il fatto che il M5S rimane fermo sulle proprie posizioni: se cambia il testo, i grillini non ci stanno. I senatori cinquestelle, infatti, sono disposti ad accettare gli emendamenti Lumia per ‘ripulire’ la legge da eventuali dubbi di incostituzionalità, ma non di più.

Lo schema, quindi, non cambia. Tanto più che in casa dem sono convinti che i numeri non mancheranno nemmeno in occasione dei voti segreti, vuoi per la convergenza dei laici di Forza Italia, vuoi per il sostegno di Ala, vuoi per il contributo di qualcuno anche all’interno di Ncd.

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