Lo spacchettamento e i dubbi di Renzi, che però non mette il veto

Referendum
renzi mattarella

Uno o più quesiti, per il premier ormai politicamente cambia poco. I dubbi, semmai, sono per la praticabilità di un referendum spezzatino. Che sono condivisi anche da Mattarella

Come per la modifica all’Italicum, Matteo Renzi non chiude la porta alla possibilità di ‘spacchettare’ il referendum costituzionale in più quesiti. Il premier, però, non ha alcun interesse a intestarsi soluzioni che non abbiano una base di consenso in parlamento (come nel caso della modifica legge elettorale) o, peggio, che appaiano pasticciate e a rischio di essere rigettate dalla Corte costituzionale. Anche perché apparirebbero come un passo indietro gratuito rispetto alle sue posizioni iniziali.

Così appare infatti l’ipotesi di dividere il contenuto della riforma Boschi in più schede da presentare agli elettori. Un’impressione che il presidente del Consiglio ha riscontrato anche nel capo dello Stato, durante l’incontro di ieri al Quirinale, che ha preceduto la partenza stamattina per Varsavia, dove si svolge il vertice della Nato. Se a Mattarella non competono valutazioni di ordine politico, non gli sfuggono certo le implicazioni di una scelta, quella dello ‘spacchettamento’, che rappresenterebbe un inedito e che rischierebbe di creare un monstrum costituzionale, se gli elettori avallassero la modifica di alcuni articoli della Carta e non di altri. È questo infatti il rischio prospettato da non pochi costituzionalisti (ne aveva parlato a Unità.tv anche Carlo Fusaro): un conto è un progetto organico di ridisegno dell’architettura istituzionale, un altro una riforma a spezzatino.

Detto questo, se gli argomenti di merito dovessero essere superati, Renzi non avrebbe problemi ad accogliere la richiesta avanzata per primi dai Radicali. Anche perché i sondaggi stanno dimostrando che più si parla del merito della riforma, più cresce la tendenza degli elettori ad andare a votare e più aumenta la percentuale dei Sì. Un trend che rafforza la decisione del premier di allontanare da sé le accuse di una personalizzazione eccessiva dell’appuntamento di ottobre (o del 6 novembre, se dovessero essere confermate le ultime voci), per riorientare il confronto più sul merito, accompagnando l’illustrazione delle novità introdotte con la linea comunicativa ‘cambiamento vs. conservazione’. Che, tra l’altro, aveva contraddistinto la prima fase del renzismo, quella più di successo, che si era appannata negli ultimi tempi.

A questo punto, però, bisogna capire chi avanzerà formalmente la proposta di spacchettare il quesito, finora sostenuta solo dai Radicali e una parte di Scelta civica. I Cinquestelle si sono già tirati indietro: “Ci abbiamo molto pensato nei mesi scorsi – ha spiegato Danilo Toninelli – e siamo giunti alla conclusione che non è conveniente. Non vogliamo fare una cortesia a Renzi, perché con tutta probabilità la Corte Costituzionale o la Cassazione boccerebbero la proposta”. La minoranza dem aveva espresso parere favorevole, ma poi si è concentrata solo sull’Italicum. Altri finora tacciono.

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