Lo scontro nel Direttorio deflagra sulla giunta Raggi, la Taverna sconfitta

Roma
ANSA/ANGELO CARCONI

La senatrice è sempre stata scettica verso la gestione della Raggi. Già una volta, parlando dell’attuale sindaca, aveva commentato: “Prima cade, meglio è”

I “romani” stanno paradossalmente perdendo il controllo della giunta Raggi. I “romani” significa soprattutto Paola Taverna, la sanguigna senatrice del Quarticciolo, da sempre scettica sul modo con il quale Virginia Raggi stava gestendo la sua clamorosa vittoria del 19 giugno: alla buvette del Senato – captata da Claudia Fusani dell’Unità – si lasciò sfuggire un sinistro “prima cade (la Raggi, ndr) meglio è, vedrai che casini verranno fuori”.

A cosa alludesse di preciso non si sa. Ma oggi “i casini” sono sotto gli occhi di tutti, a partire dalle clamorose dimissioni dell’assessore al Bilancio Marcello Minenna,  vale a dire il “motore” della giunta e, per effetto domino, anche quelle dell’amministratore unico di Ama, Alessandro Solidoro, nominato dalla giunta Raggi da neppure un mese. Un fatto politicamente e istituzionalmente molto grave. La Taverna non ha perso un minuto per commentare: “Perdita gigante”. Forse voleva dire “gigantesca” ma il senso è quello.

Si dice che dietro questa clamorosa svolta ci sia Luigi Di Maio, accreditato finora come l’uomo che smussati gli angoli e trovava le mediazioni giuste. Ma nulla ha potuto, il vicepresidente della Camera, di fronte alla decisione dell’Anac che ha mandato fuorigioco il capo di Gabinetto Raineri, chiamata a Roma per la modica cifra di 190mila euro. Il nesso fra le due dimissioni non è ufficialmente noto, ma è assai probabile che Minenna abbia lasciato “in solidarietà” con la Raineri: entrambi non del Movimento, entrambi remunerati con stipendi giudicati dai Grillini troppo alti. Possibile inoltre che dietro queste duplici dimissioni sia quel Raffaele Marra la cui nomina a vice capo di gabinetto suscita dall’inizio furibonde polemiche nel M5S. 

Difficile dire come la Raggi ne verrà fuori. Certo, è un record mondiale che si chieda un “reset” a un mese e mezzo dalla nascita della giunta. La nuova ammaccatura, in un quadro dominato dal ritorno della pesantissima vicenda dell’Atac (che fine hanno fatto i promessi 18 milioni per il rinnovo dei mezzi pubblici?), potrebbe risultare dolorosa. A sostegno, la Raggi può contare su Di Maio e sugli interessi forse legati ad ambienti in teoria lontani dal M5S. Mentre i “romani”, più estremisti, più movimentisti,  devono incassare, dopo la marginalizzazione di Roberta Lombardi, un altro duro colpo.

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