Livorno: la giunta M5S taglia il welfare, altro che i costi della politica

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A Livorno la presidente dell’ente delle case popolari si triplica lo stipendio

Risulta originale la procedura con cui i Cinquestelle concepiscono la riduzione dei costi della politica. A Livorno tutti ricordano il cambio di passo che il sindaco M5S di Livorno Filippo Nogarin volle imprimere al momento dell’insediamento: gli emolumenti dei vertici delle controllate da parte del Comune andavano rivisti. Così l’amministrazione grillina decurtò del 20 per cento i compensi degli amministratori. Tra queste aziende coinvolte c’era anche la Casalp, l’ente delle case popolari.

Ma cosa succede da allora? A Febbraio 2015 arriva la nomina della nuova presidente, l’architetto Vanessa Soriani, scelta in accordo tra il municipio di Livorno e i rappresentanti di Val di Cecina, Elba e Val di Cornia e durante l’assemblea di soci vengono verbalizzati persino i compensi pattuiti: 12 mila euro più 7.200 di indennità di risultato.

Non passa nemmeno un mese e il cda di Casalp delibera di attribuire alla presidente una remunerazione aggiuntiva di 24 mila euro, oltre ai 12 mila previsti, per un totale di 36 mila euro a cui si aggiungono 7.200 euro di indennità di risultato. Praticamente lo stipendio viene triplicato. Una notizia praticamente passata sotto silenzio fino a quando Il Tirreno non l’ha resa nota.

Difficile pensare che il Comune non sappia visto che per 3/4 la società è sotto il suo controllo. Ma evidentemente non gli interessa.

Insomma il riscatto del M5S a Livorno dopo la crisi dell’ Aamps, l’azienda che raccoglie i rifiuti, e soprattutto dopo la pessima figura della gestione dell’intera vicenda da parte della fascia tricolore pentastellata, è sempre più in salita e neppure l’attivazione del reddito di cittadinanza sembra sortire l’effetto sperato.

Infatti la cifra, tra i 400 e i 600 euro mensili per un periodo di tempo limitato che dovrebbe essere assegnata su base familiare a quanti hanno perso il lavoro in seguito al dissesto delle aziende in cui lavoravano appare piuttosto come un sussidio di disoccupazione.

In molti, inoltre, criticano l’amministrazione pentastellata che dal suo insediamento ha tagliato il bilancio sul sociale in maniera netta. L’accusa è che il reddito di cittadinanza sia pagato con i soldi che provengono dal sociale, ad unico uso e consumo della propaganda grillina.

Infatti, a dicembre 2014 la giunta ha tagliato oltre 800 mila euro. Le sforbiciate senza controllo hanno riguardato sia le card prepagate con cui circa 300 persone in difficoltà possono acquistare generi di prima necessità o pagare utenze, sia i contributi per assicurare borse-lavoro (offerte esperienze formative con tanto di tutor) in favore di soggetti a rischio emarginazione o devianza.

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