Livorno, il sindaco cinquestelle accolto dai cittadini al grido di “buffone”

M5S
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Ancora guai per Filippo Nogarin: l’azienda municipalizzata porta i libri in tribunale. A rischio gli stipendi dei lavoratori e la raccolta dei rifiuti. Il video delle proteste in consiglio comunale

Ciao ciao propaganda. Arrivederci belle parole. Addio populismo. Il M5S a Livorno è stato costretto a svegliarsi. A destarlo dal torpore degli annunci è stata la realtà, quella della prova dei fatti. Una realtà che purtroppo è un incubo terribile e non tanto per il sindaco e la giunta (che pure non se la vedono bene), ma per i cittadini e lavoratori coinvolti in una vicenda, frutto di incompetenza, vuoto trionfalismo e promesse dimenticate.

Dopo 18 mesi di annunci, il destino di Aamps, l’azienda di raccolta rifiuti e igiene ambientale che è al 100 per 100 di proprietà del comune, andrà nelle mani dei giudici. Diciotto mesi in cui ben 4 amministratori si sono succeduti e in cui i lavoratori sono stati rassicurati più e più volte sul salvataggio della società da parte dell’amministrazione, salvataggio sconfessato dagli atti di giunta che di notte ha deliberato il “concordato preventivo in continuità”.

“Non serve a niente ‘becerare’ così”, “Non è cambiato niente”, “Urlare in questo modo non serve”. Sono queste le parole e le frasi pronunciate da Filippo Nogarin sindaco M5s di Livorno che, in consiglio comunale, si rivolge a chi giustamente gli chiede spiegazioni sul cambio di rotta, tanto temuto quanto repentino, compiuto con la sua giunta. Parole che non calmano i lavoratori e cittadini presenti. Sono, infatti, circa 400 i dipendenti che rischiano di non ricevere più uno stipendio e che ieri, in un consiglio comunale infuocato, hanno manifestato tutta la loro rabbia.

L’ingresso del primo cittadino è stato scandito dalle grida di “bugiardo” e “buffone” e lo stesso Nogarin si è girato verso chi gestiva la seduta lamentandosi: “Non sono qui per farmi offendere”.

Insomma, la fascia tricolore sembra aver dimenticato l’era grillina del “vaffa” in cui la rabbia dei cittadini non andava demonizzata ma, anzi, accolta e raccolta. Ora, invece, quello che emerge è fastidio e insofferenza, anche nei confronti di chi sta perdendo il lavoro e vede svanire promesse ripetute a più riprese. Il comune in una nota spiega che “per far quadrare il bilancio 2016 secondo tutte le simulazioni e gli studi effettuati, e per sostenere la ricapitalizzazione sarebbero stati necessari tagli per 7,5 milioni che si sarebbero sommati ai 6 milioni previsti per minori introiti. L’amministrazione comunale sarebbe stata così impossibilitata a chiudere il bilancio senza toccare pesantemente servizi essenziali al cittadino e al decoro urbano con la conseguente perdita di posti di lavoro. In nome della salvaguardia dei posti di lavoro – si afferma ancora nella nota – la giunta ha deciso di imboccare il percorso per un concordato preventivo in continuità, strumento che garantisce prima di tutto i lavoratori e i servizi pubblici essenziali”.

Peccato che i 400 dipendenti, invece, il posto lo rischiano eccome. Alle casse di Aamps servivano 10 milioni di euro. Una cifra per ridurre la perdita dell’azienda che è di 21 milioni e farla arrivare a “soli” 11 milioni di rosso. L’ipotesi in campo era la cessione dei crediti (somme non riscosse dal 2006 al 2012) di Aamps al comune di Livorno. In pratica un escamotage per diminuire il debito su cui pero pesavano molti dubbi giuridico-amministrativi. Ma Nogarin nel tempo aveva assicurato che il passaggio di crediti era ”ormai perfezionato” e non c’era “alcun dubbio in ordine alla sostenibilità tecnico-giuridica dell’operazione”. Ecco perché la notizia del “concordato preventivo in continuità” è stata vissuta come una pugnalata. Nogarin ha tentato di spiegare che “il debito è tale e tanto da non poter essere gestito dall’amministrazione”. Eppure il sindaco pentastellato nemmeno tanto tempo fa si vantava in tv di “aver bloccato il più grande inceneritore della Toscana e salvato l’azienda che tratta i rifiuti”.

Ora dove sia questo salvataggio nessuno lo sa. A rischio non solo gli stipendi ma la stessa raccolta dei rifiuti con i fornitori che rischiano di non vedersi pagare buona parte delle proprie spettanze. Ora più che mai appare incomprensibile la guerra fatta al conferimento di Aamps in RetiAmbiente, società mista destinata a svolgere la funzione di gestore unico del servizio rifiuti sull’intero territorio dell’Ato. Una scelta già deliberata da 95 comuni della Toscana dentro la quale Aamps avrebbe trovato salvezza.

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