Livorno, il giustizialismo a corrente alternata dei Cinquestelle

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Il tema “onestà” è una questione spinosa che i grillini non riescono ancora a gestire in maniera coerente

Il Movimento Cinquestelle degli albori lo ricordiamo bene. Dai vaffaday al tutti a casa, il mantra dell’onestà è stato ripetuto ossessivamente dai pentastellati che con il loro apriscatole volevano scardinare le istituzioni e aprirle come una scatoletta di tonno. Un presa di posizione che oggi torna come un boomerang a colpire la mano che lo aveva lanciato.

Infatti è sempre più chiaro che la purezza genetica del M5S è una coperta troppo corta. Il caso Quarto lo ha dimostrato: il tema “onestà” è una questione spinosa che i grillini non riescono ancora a gestire in maniera coerente. Dopo essersi presentati come forza politica antisistema oggi le contraddizioni i merito all’argomento legalità emergono in maniera netta. Non dimentichiamo che era stato lo stesso Grillo a proclamarsi “garante” per esempio dei candidati, sottoposti a un rigido codice di comportamento che, alla prima voce, indica la fedina penale pulita. E non dimentichiamo le campagne denigratorie portate avanti a suon di tweet, hashtag e post sul blog contro l’esponente politico di turno che era raggiunto da avviso di garanzia.

“Ora il M5S partirà con una bella controffensiva – esortava Alessandro Di Battista, membro del direttorio M5S, intervenendo su Fb sul caso Quarto al fianco di Roberto Fico e Luigi Di Maio –  a Quarto abbiamo dato l’esempio, ora diremo al Pd di fare lo stesso con i suoi sindaci coinvolti, arrestati, indagati in decine e decine di comuni in cui il Pd si comporta in maniera omertosa. Lanceremo un’iniziativa perché tutti gli eletti del Pd coinvolti si dovranno dimettere”. Insomma i pentastellati hanno sempre portato avanti la loro linea populista e giustizialista, trasformando il web in una gogna.

Dal Movimento Cinquestelle ora, quindi, ci si aspetterebbe una presa di posizione forte nei confronti di Gianni Lemmetti, assessore al bilancio di Livorno indagato dalla procura nell’ambito dell’inchiesta per la vicenda Aamps, l’azienda municipalizzata che gestisce la raccolta dei rifiuti, gravata da una pesante situazione debitoria. La procura ipotizza la bancarotta fraudolenta, il falso in bilancio e l’abuso d’ufficio. Ma Lemmetti, garantista per sé, non si dimette.

Una vicenda che potrebbe finire per coinvolgere anche lo stesso sindaco pentastellato Filippo Nogarin. Ma a preoccupare il sindaco non è solo quell’indagine. Il primo cittadino potrebbe ricevere un avviso di garanzia anche rispetto alla querelle giudiziaria che vede contrapposta l’amministrazione comunale e la ditta della discarica del Limoncino (ditta Bellabarba). 

La ditta Bellabarba, proprietaria della cava, ha presentato un ricorso al Tar con una richiesta di risarcimento danni al Comune di 54 milioni e un esposto in procura perché vuole portare avanti il progetto. L’accusa prefigurata  è di abuso di ufficio da parte del sindaco. In sostanza la ditta accusa la giunta di aver fornito le carte per la controversia legale al comitato dei residenti che negli anni ha presentato vari esposti anti-discarica. Eppure gli abitanti del Limoncino hanno costruito, in molti casi, annessi abusivi su cui pendono persino degli ordini di demolizione.

Anche in questo caso Nogarin aveva messo le mani avanti: “Se ricevo l’avviso di garanzia non mi dimetto” e la contraddizione del movimento “degli onesti” che si schiera con gli abusi rimane irrisolta.

Ora c’è da capire se il Movimento Cinquestelle sceglierà di essere coerente con la sua linea e  arriverà la sospensione per l’assessore M5S e soprattutto se verranno notifciati altri avvisi di garanzia a Livorno.

 

 

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