L’Italicum non si tocca: Renzi non lascia spiragli alla minoranza

Pd
Roberto Speranza (S) e Pier Luigi Bersani alla Camera durante la seduta comune con il Senato per l'elezione di tre giudici della Corte Costituzionale, Roma, 02 dicembre 2015.
ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il “no” secco alle modifiche alla legge elettorale arriva nel corso del #matteorisponde e mette la sinistra dem di fronte a un bivio: cosa voterà al referendum di ottobre?

“La minoranza vuole mettere mano alla legge elettorale. Io no”. Una battuta rapidissima, buttata lì nel corso del #matteorisponde, rischia di aprire un vaso di Pandora dentro il Partito democratico. Perché proprio questa era una delle condizioni della sinistra dem per confermare il proprio sì alla riforma costituzionale, espresso ieri alla Camera, anche al referendum di ottobre.

A ribadirlo era stata già ieri sera una lettera a firma congiunta Roberto Speranza, Gianni Cuperlo e Sergio Lo Giudice, nella quale i tre leader della minoranza spiegano che “superare il bicameralismo era e rimane un traguardo giusto” e che “è importante farsi carico della governabilità e dell’alternanza”, intendendo però quest’ultima come “alternanza tra coalizioni”. Com’è noto, però, l’Italicum prevede l’assegnazione del premio di maggioranza direttamente alla lista più votata, quindi nega la possibilità di stringere alleanze tra più partiti.

Proprio per questo motivo, Speranza, Cuperlo e Lo Giudice sollevavano la questione della riforma elettorale: “Legge da rivedere nel capitolo su consistenza e modalità di attribuzione del premio di maggioranza, sul nodo dei capolista plurimi a rischio di costituzionalità e su quelli bloccati. D’altronde – ricordano – è in corso una raccolta di firme per i referendum che chiedono di modificare l’Italicum”. E aggiungono: “Trasformare un confronto sul merito in un plebiscito su una politica, una leadership o una nuova maggioranza di governo troverà l’opposizione ferma di chi, come noi, si è fatto carico del bisogno di completare una transizione aperta da troppo tempo“.

Il “no” secco di Renzi alla riapertura della partita sull’Italicum mette fine alle indiscrezioni che tratteggiavano un premier ancora incerto sul da farsi, intenzionato ad attendere il passaggio delle amministrative di giugno per capire l’atteggiamento degli italiani di fronte a un ballottaggio su larga scala tra Pd e M5S, che avrebbe visto nei comuni un’anteprima della possibile sfida al secondo turno delle elezioni politiche.

Inoltre, le parole di oggi sembrano porre definitivamente la minoranza interna di fronte a un bivio: cosa voterà al referendum di ottobre? La libertà di voto concessa di fatto per il quesito di domenica prossima sulla questione energetica potrà anche essere replicato formalmente per la riforma costituzionale, ma il valore politico del passaggio autunnale sarà senza dubbio maggiore, come lo stesso Enrico Letta ha ammesso preannunciando il suo Sì, e per questo rischia di mettere definitivamente a rischio i rapporti interni al Pd.

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