L’Italia solidale e creativa: tante le iniziative per le zone terremotate

Terremoto
ANSA/ CRISTIANO CHIODI

Da semplici cittadini, ad associazioni, professionisti: tutti in campo per aiutare le popolazioni di Lazio e Marche

Continuano le iniziative solidali per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto e la ricostruzione dei paesi distrutti. Sono tante le iniziative dei semplici cittadini italiani e stranieri, da chi offre la propria forza lavoro per scavare e salvare vite umane, chi mette a disposizione una stanza, un posto letto nella propria casa, chi dona denaro o alimenti, vestiti, giocattoli, generi di prima necessità. Ognuno a modo suo cerca di essere di aiuto con una reazione forte a tanto dolore provocato dalle immagini di distruzione e disperazione che arrivano dal Lazio e dalle Marche.

Tante iniziative sono circolate tantissimo attraverso i social network e hanno registrato già tantissime adesioni, a partire dal numero solidale – 45500 – attivato dalla Protezione civile insieme agli operatori di telefonia fissa e mobile. A questo si aggiungono le tantissime raccolte fondi promosse da istituti di credito, sindacati, associazioni. Non poteva mancare, tra queste, l’Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani.

C’è chi pensa anche ai bambini come nei campi di Amatrice e Accumoli, dove la Regione Lazio e Save the Children hanno organizzato degli spazi a misura di bambino, gestiti da educatori esperti che hanno già lavorato a Ferrara e all’Aquila e dove si svolgeranno attività psico-educative.

Poi ci sono i professionisti da ogni parte d’Italia subito scesi in campo, dopo qualche ora dall’emergenza per offrire le loro competenze a favore dei territori e delle persone, dagli architetti agli ingegneri, dagli psicologi ai medici. E non mancano i professionisti della gastronomia, perché Amatrice, oltre ad essere uno dei borghi più belli d’Italia, era il paese che conservava la grande tradizione degli spaghetti all’amatriciana. E di questa storica ricetta l’Hotel Roma era diventato il ristorante simbolo.

E nel menù delle tendopoli ieri non sono mancati i tortiglioni all’amatriciana – ma anche il cubetto di suino alle erbe aromatiche, la zuppa di legumi e speck, il vitello ai pomodori secchi e olive taggiasche – preparati dalla Federazione italiana cuochi che si è messa dietro ai fornelli delle zone terremotate, un modo come un altro per riportare un po’ di normalità in dei paesi in cui la paura è ancora forte.

E poi c’è Slow Food che, partendo dalla proposta del food blogger Paolo Campanaha lanciato l’iniziativa Un futuro per Amatrice (#unfuturoperamatrice). L’associazione internazionale no profit impegnata a ridare il giusto valore al cibo chiede ai ristoratori di tutto il mondo di inserire in carta il piatto simbolo della città colpita e di tenerlo nel proprio menù per almeno un anno. Per ogni amatriciana consumata verranno devoluti due euro, uno donato dal ristoratore, uno dal cliente. I fondi raccolti saranno direttamente versati al Comune di Amatrice. “Vogliamo contribuire ad evitare – ha spiegato Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food International – il rischio che lo slancio di generosità e di attenzione calino dopo 15 giorni, quando si attenuerà l’onda emotiva del momento”.

Non manca, poi, l’aiuto di chi ha vissuto in prima persona il dramma del sisma e che ora si offre per la rinascita di questi paesi terremotati: è il caso del Parmigiano Reggiano, che durante il sisma del 2012 vide andare distrutte tantissime forme del pregiato formaggio stagionato. Il Consorzio oltre ad aver inviato immediatamente i propri prodotti alle mense allestite dalla Protezione civile, ha deciso, insieme a diversi caseifici, di devolvere un euro per ogni chilogrammo di Parmigiano Reggiano venduto negli spacci aziendali per i terremotati del centro Italia. L’iniziativa Un euro per rinascere andrà avanti fino al 31 dicembre e replica l’operazione che nel 2012 consentì di raccogliere centinaia di migliaia di euro a favore dei caseifici dell’Emilia e del mantovano colpiti dal doppio sisma del 20 e 29 maggio. “Pensando alle vittime, alle loro famiglie, alle tragedie personali e collettive – scrive il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Alessandro Bezzi – ci sentiamo colpiti come quattro anni fa, quando il sisma devasto’ tanta parte del nostro territorio e tanti caseifici (37, con danni economici per oltre 100 milioni di euro) spezzando vite, distruggendo case e storie di lavoro”.

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