“L’Italia protagonista”: così Renzi racconterà il 2016. Alle 11.30 la conferenza stampa di fine anno

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi alla cerimonia di consegna dei Collari d'oro dello sport, presso la sede del Coni, 15 dicembre 2015 a Roma. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Per la tradizionale conferenza stampa di fine anno, il premier prepara un discorso asciutto centrato sul ruolo internazionale recuperato dal nostro Paese grazie alle riforme

È la seconda conferenza stampa di fine anno di Matteo Renzi da presidente del Consiglio. Oggi il premier si presenterà alle 11.30 nell’auletta dei gruppi di Montecitorio (diretta su Unità.tv) per tracciare il proprio bilancio del 2015 e anticipare temi e appuntamenti del 2016.

Lo scorso anno furono 140 minuti dedicati in gran parte alle risposte ai quesiti dei giornalisti, ribaltando la tradizione che voleva lunghi interventi dei premier, con le domande confinate in coda. La parola d’ordine imposta da Renzi per il nuovo anno era stata “ritmo”. “Mi sento come Al Pacino in Ogni maledetta domenica – aveva detto con una battuta – che cerca di dire ai suoi che ce la possiamo fare”. Ma la frase che farà da link con l’appuntamento di quest’anno è un’altra: “Dobbiamo dare un senso di urgenza perché l’Italia si riprenda il suo ruolo nel mondo”.

È un concetto al quale Renzi tiene molto. La fretta di realizzare le riforme, sia quelle in campo istituzionale sia quelle economiche, non è fine a se stessa, ma serve a ridare al nostro Paese una centralità perduta ormai da diversi anni sia sul piano diplomatico, sia su quello degli investimenti. “La verità – ha scritto ieri nella sua eNews – è che l’Italia non è più incagliata nelle secche, che la svolta in questo 2015 c’è stata (lo abbiamo visto fin dai primi giorni con l’elezione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, splendidamente realizzata dallo stesso Parlamento che aveva fallito l’obiettivo due anni prima). E che c’è tanta fame di Italia nel mondo. Dovremo rendere sempre più semplice questo nostro bellissimo Paese. E vedrete che a quel punto non ce ne sarà per nessuno”.

Il ministro delle Riforme e rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi (d) con il ministro della Semplificazione e Pubblica amministrazione Marianna Madia (s) in aula alla Camera durante il voto di sfiducia, Roma, 18 dicembre 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Due cenni che saranno ben presenti anche nel suo intervento di domani. Il primo, quello alla semplificazione, che passa dall’applicazione della riforma della pubblica amministrazione, che partirà già a gennaio con i primi decreti attuativi ai quali sta lavorando il ministro Marianna Madia, ma si attuerà soprattutto con il sì definitivo alla riforma costituzionale, che arriverà in autunno con il referendum. È quello il passaggio nel quale Renzi si gioca tutto il proprio futuro e, non a caso, è su quell’appuntamento che sta concentrando l’attenzione e gli sforzi, più ancora che sulle amministrative di giugno. L’idea di “mille Leopolde” da organizzare sui territori proprio per promuovere la riforma Boschi ne è la dimostrazione.

Il secondo aspetto è quello del ruolo internazionale dell’Italia. Il premier sa di potersi giocare nel prossimo anno le proprie chance per arrivare nel 2017 a una riforma dell’Unione europea. In questi mesi, è riuscito a guadagnare fiducia e credibilità da parte degli alleati, tanto da permettersi qualche forzatura, giustificata dall’aver fatto – anche più di altri – i compiti a casa richiesti da Bruxelles.

epa05082244 A handout picture provided by Chigi Palace Press Office shows Italian Premier Matteo Renzi (L) meeting with his Libyan counterpart Fayez Sarraj (R) at Chigi Palace in Rome, Italy, 28 December 2015. Sarraj is the head of nine-member presidential council that will be leading Libya for a two-year transitional period after a UN-Backed peace deal was signed on 17 December by rival Libyan factions ending months of power struggle in the county.  EPA/TIBERIO BARCHIELLI / CHIGI PALACE / HANDOUT  HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

Il fatto che sia stata oggi in Italia la prima visita all’estero del premier incaricato dalle diverse forze libiche di provare a costituire un governo di unità nazionale rafforza l’idea di un Paese al centro dello scenario diplomatico internazionale, a partire da ciò che riguarda la lotta al terrorismo e la questione migranti. Senza tirarsi indietro quando c’è da assumersi responsabilità: “L’Italia – si legge infatti nel comunicato emesso da palazzo Chi al termine del bilaterale tra Renzi, il ministro Paolo Gentiloni e Fayez Al-Serraj – è pronta a rispondere con tempestività, e nel necessario quadro di legalità internazionale, alle eventuali richieste di assistenza che la Libia dovesse rivolgere”. È un’immagine alla quale Renzi tiene molto, come dimostra anche la visita pre-natalizia al nostro contingente in Libano, e che sarà quindi al centro del suo intervento di domattina.

Se lo scorso anno il tormentone dal quale il premier svicolava di fronte alle domande dei giornalisti era il nome del futuro presidente della Repubblica, quest’anno (oltre alla richiesta di chiarimenti sul salva-banche e sulla commissione di inchiesta che sarà varata su proposta dello stesso Pd) probabilmente saranno altri nomi, ossia quelli dei candidati dem alle elezioni amministrative, soprattutto a Roma e Napoli. Renzi probabilmente non si spingerà oltre la conferma della data del voto (12 giugno), fugando così il sospetto di volere un rinvio nella Capitale. Ma per le candidature bisognerà attendere la seconda metà di gennaio, quando si riunirà la Direzione proprio per sciogliere i nodi che ancora riguardano le primarie.

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