L’ambasciatore è tornato a Roma. Ma l’Italia già studia le prossime mosse

Caso Regeni
In una foto tratta il 26 marzo 2016 dal sito del quotidiano egiziano Youm7, alcuni dei documenti di Giulio Regeni rinvenuti, assieme ad alcuni oggetti,  in un appartamento a nord del Cairo. ANSA/ WEB   +++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO? ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L?AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++

Prosegue il gelo diplomatico di Roma verso il Cairo. Ecco quali potrebbero essere i prossimi passi di cui ha parlato il ministro Gentiloni

L’ambasciatore italiano al Cairo è già rientrato a Roma. Ma questo è stato solo il primo passo dopo il fallimento del vertice tra i magistrati sull’omicidio di Giulio Regeni e l’Italia si riserva di prendere nuove misure nei prossimi giorni. A chiarire la linea di fermezza del governo italiano sul caso che sta incrinando i rapporti diplomatici tra Roma e Il Cairo è stato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che ha avvertito: “Ricordo sempre gli aggettivi che ho usato in Parlamento e cioè che adotteremo misure immediate e proporzionali. Questo ci siamo impegnati a fare e questo faremo”.

In particolare, ha spiegato il titolare della Farnesina, sugli altri passi da compiere “lavoreremo nei prossimi giorni”. A breve è atteso il rientro in Italia per consultazioni di Maurizio Massari, l’ambasciatore in prima linea alla ricerca della verità sulla morte del giovane ricercatore italiano sin da quei maledetti giorni di gennaio. Con il diplomatico si valuteranno le misure più opportune per sbloccare una situazione che il governo, Renzi in primis, non vuole diventi un nuovo tormentone come quello dei marò.

 

>>> Leggi anche: Perché il vertice con gli inquirenti egiziani è stato un fallimento

 

Le diplomazie sono comunque al lavoro per cercare qualche forma di dialogo e – malgrado il braccio di ferro tra i magistrati sui tabulati telefonici chiesti dagli italiani e negati dagli egiziani – sarebbero in corso contatti ad alto livello tra l’Italia e l’Egitto, due Paesi che restano, almeno per il momento, partner. Tanto che, trapela da fonti di stampa egiziane, Il Cairo per ora esclude di richiamare a sua volta l’ambasciatore a Roma proprio per evitare pericolose escalation. L’Italia ad ogni modo vuole coinvolgere sempre più anche l’Europa per aumentare la pressione nei confronti del Cairo se le cose alla fine dovessero andare male. Non a caso Gentiloni incontrerà oggi a Hiroshima, a margine del G7 dei ministri degli Esteri, l’Alto rappresentante per la politica estera europea Federica Mogherini. “Per parlare del modo migliore per sostenere gli sforzi dell’Italia nel caso Regeni”, hanno fatto sapere fonti vicine alla responsabile Ue, ricordando come la Mogherini, benché la vicenda sia bilaterale, abbia già parlato personalmente due volte del dossier con il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry e come la questione venga sollevata ad ogni occasione nei rapporti con l’Egitto a livello di funzionari.

I “nuovi passi” di cui ha parlato oggi Gentiloni potrebbero tradursi in misure cautelative per gli italiani che viaggiano in Egitto, a cominciare da studenti e ricercatori come Giulio Regeni, e in uno stop degli scambi culturali. Già ad un livello successivo si posizionerebbe una sorta di ‘sconsiglio’ da parte della Farnesina ad andare in Egitto dichiarandolo Paese ‘non sicuro’, mossa che colpirebbe in maniera pesante il già disastrato business del turismo. A livello politico il ventaglio delle possibilità prevede il raffreddamento delle relazioni, ovvero un ‘downgrade’ del livello dei contatti (missioni e consultazioni delegate a sottosegretari o funzionari, non più a ministri) e, ovviamente, il congelamento dei vertici intergovernativi annuali. Quello di quest’anno, che era in agenda pur senza una data, a meno di svolte clamorose non si terrà.

L”atomica’ delle sanzioni economiche e il blocco di tutti gli accordi commerciali (si parla di 5 miliardi di investimenti, a partire dal maxi giacimento di gas di Zohr) viene, almeno per il momento, ritenuta l’ultimissima ratio, nel caso in cui la situazione dovesse irrimediabilmente precipitare. Il piano diplomatico e quello economico vengono quindi mantenuti, almeno per il momento, separati. Intervenire sul secondo livello sarebbe il proverbiale punto di non ritorno e comunque per un passaggio del genere sarebbe necessario un sostegno concreto dei partner europei, dal momento che misure unicamente bilaterali finirebbero per essere inefficaci e inutilmente autolesionistiche.

Vedi anche

Altri articoli