L’Italia è più trasparente dopo l’approvazione del Foia

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Dal 97esimo al 54esimo posto a livello mondiale nella classifica del Right to Information Rating

Migliora la normativa italiana sulla trasparenza ed il nostro Paese risale dal 97° al 54° posto nella classifica del Right to Information (RTI) Rating, l’indice che misura in 111 Stati nel mondo il grado di accessibilità di documenti dati ed informazioni detenuti dalle pubbliche amministrazioni. Tutto merito del Freedom Of Information Act (FOIA), approvato nel maggio scorso dal Parlamento dopo un lungo e travagliato lavoro svolto dal governo e grazie all’impegno delle tante associazioni che da tempo di battono per una normativa ad hoc sulla trasparenza.

Il FOIA riconosce il diritto di accedere alle informazioni e ai documenti delle pubbliche amministrazioni senza dover fornire alcuna motivazione. Un principio, presente in quasi tutte le democrazie avanzate, che rivoluziona il rapporto tra cittadini e istituzioni. L’Italia è uno degli ultimi Paesi sviluppati ad introdurlo nel proprio ordinamento. Fino ad oggi, infatti, la normativa vigente garantisce l’accesso solo nel caso in cui il richiedente dimostri un interesse diretto.
Il provvedimento entrerà in vigore il prossimo 23 dicembre, data entro la quale tutte le pp.aa. dovranno adeguarsi a quanto previsto dalle disposizioni del nuovo testo di legge.

 Lo score ottenuto è, quindi, il frutto di una valutazione sulla carta. Sulla base delle misurazioni effettuate da Access Info Europe e dal Centre for Law and Democracy, i due organismi che misurano il rispetto degli standard internazionali di trasparenza, l’RTI Rating italiano ha raggiunto dei buoni punteggi sui principi e sul riconoscimento del diritto di accesso, mentre le performance relative agli indicatori che misurano la capacità di applicazione dei principi e dei diritti rimangono sotto la sufficienza.

“È una conquista per l’Italia e un riconoscimento importante per il lavoro delle più di 30 associazioni della società civile riunite nella campagna Foia4Italy, che ha imposto il tema nell’agenda politica e, nonostante non sia riuscita a far adottare il suo testo, ha contribuito in maniera fondamentale a migliorare il testo finale – dichiara Guido Romeo dell’Associazione Diritto di Sapere – ma resta molto da fare per misurare l’applicazione sul campo della legge visto che ricorrere contro un diniego rimane ancora troppo costoso come sottolineato da Access-Info Europe”.

Per il direttore esecutivo di Access Info Europe, Helen Darbishire “il FOIA italiano costringe i richiedenti a passare attraverso i lenti procedimenti della giustizia amministrativa in caso di non pubblicazione di documenti”.
Si tratta di uno dei punti critici del decreto che fa il paio con la vacuità delle pene e delle sanzioni previste per gli enti e i burocrati che ostacolano l’esercizio del diritto d’accesso dei cittadini.

 Inoltre, si è ancora in attesa delle linee guida dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), alla quale è stato affidato il compito di stilare il novero delle eccezioni, ovvero l’elenco degli atti e dei documenti non accessibili per interessi superiori rispetto a quelli dei richiedenti. In quell’occasione sarà possibile effettuare una valutazione ancora più esaustiva sulle potenzialità del decreto.
Un’analisi sull’efficacia reale del FOIA, quindi, non può che essere rimandata al nuovo anno. Per il momento va registrato il balzo in avanti fatto sul tema della trasparenza e l’impegno del governo, più volte ribadito alle associazioni, di monitorare l’andamento sull’applicazione della legge.

http://www.rti-rating.org/

http://www.rti-rating.org/country-data/

http://www.rti-rating.org/view_country/?country_name=Italy

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