L’Istat certifica il miglioramento del potere d’acquisto degli italiani

Economia
L' interno di un supermercato, 13 settembre 2012 a Pontedera (Pisa). ANSA/STRINGER

Nel secondo trimestre 2016 l’indebitamento si è fermato allo 0,2% del Pil, livello più basso dal 2007. In riduzione la pressione fiscale, il reddito cresce più dei consumi che restano al palo

I dati pubblicati stamani dall’Istat su famiglie, imprese e conti pubblici fotografano un’Italia relativamente stabile sul piano economico. L’Istituto di statistica nazionale, nel secondo trimestre del 2016, registra un miglioramento del rapporto tra deficit e Pil, un calo della pressione fiscale e l’aumento su base annua del potere d’acquisto delle famiglie. Anche la propensione al risparmio è aumentata, raggiungendo il valore più alto dal 2010. Un dato, quest’ultimo, che mette però in evidenza un altro aspetto: quanto gli italiani stiano rimandando gli acquisti, rallentando di fatto i consumi, ossia uno dei motori fondamentali della crescita.

Citando i numeri diffusi, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dell’1,3% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,2%. Quanto alle imprese, invece, l’Istat registra un aumento del margine di profitto.

L’Italia non ha finito il recupero di quel che aveva perso, ma si mantiene sul sentiero di ripresa – commenta Filippo Taddei, responsabile economico del Partito Democratico, aggiungendo che la politica del Governo è indirizzata ad accelerare la ripresa attraverso la leva degli investimenti, creando produttività e posti di lavoro.

Quanto poi ai numeri dei conti pubblici, il deficit in rapporto al Pil, nel secondo trimestre del 2016, è stato pari allo 0,2%, in miglioramento di 0,7 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2015. Si tratta del miglior risultato dal secondo trimestre del 2007, quando si era registrato un avanzo del 2,2%. Mentre il saldo primario, ovvero l’indebitamento al netto degli interessi passivi, è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil del 4,4% (4,1% nel secondo trimestre del 2015).

Una nota negativa riguarda invece la crescita acquisita per il 2016 che – stima l’Istat – scende a +0,6%. La precedente stima diffusa il 2 settembre scorso aveva misurato la stessa variazione congiunturale e una variazione tendenziale dello 0,8%. La variazione acquisita per il 2016 era pari a 0,7%.

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