L’Isis sceglie Telegram per la sua propaganda e raggiunge più di 4mila iscritti

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Lo stato islamico abbandona Twitter per l’app di messaggistica: garanzia di privacy e sistemi di crittografia avanzati

Il 22 settembre scorso Telegram, l’app di messaggistica istantanea molto simile a WhatsApp, ha annunciato l’introduzione dei canali. In sostanza, un’evoluzione dei messaggi broadcast. Se prima era possibile inviare lo stesso messaggio a più individui contemporaneamente, senza includerli necessariamente in un gruppo, ora è possibile aprire un canale dove tutti si possono iscrivere e ricevere gli aggiornamenti. Qualcosa di molto simile a quanto già accade quando si decide di seguire un canale Twitter, ma con la semplicità di utilizzo di una chat privata e senza i limiti ben noti del social network dell’uccellino blu.

Nata da un’idea di due fratelli russi, Nikolai e Pavel Durov, l’app col tempo è cresciuta ed ha iniziato a offrire servizi sempre più complessi e interessanti. Tra questi la possibilità, mutuata da Snapchat, di avviare chat segrete con alcuni utenti. Una funzionalità dove i messaggi scambiati con l’utente segreto si autodistruggono dopo pochi secondi dall’invio, a seconda del timer che lo stesso utente decide di impostare. A tutto ciò si aggiunge un aspetto di non poco conto che riguarda la privacy. Nella comunicazione “segreta”, infatti, Telegram offre la possibilità di aumentare il livello di segretezza, già garantita dalla crittografia applicata a ogni messaggio, per portarla ad un grado superiore. I messaggi inviati in una chat segreta godono di una cifratura end-to-end, cioè crittografata tra i due dispositivi coinvolti, escludendo persino la comunicazione in chiaro tra dispositivo e server, come avverrebbe normalmente.

Tutte queste opportunità hanno catturato l’attenzione dell’Isis, il cosiddetto stato islamico, che ha colto l’occasione per abbandonare Twitter, dove a partire dall’estate 2014 gli account venivano continuamente segnalati e chiusi, e passare a Telegram, dove il livello di privacy garantisce agli affiliati una capacità di manovra più ampia e dove non esiste alcun limite al numero di persone che si possono raggiungere con ogni singolo messaggio broadcast. A segnalarlo è stata per prima la Bbc, che ha notato come il canale afferente allo stato islamico fosse stato aperto appena 4 giorni dopo il lancio dei Channels e avesse rapidamente raggiunto più di 4mila sottoscrittori. Cifre preoccupanti, soprattutto se si pensa che proprio su quel canale sono stati annunciati alcuni degli attentati realizzati in quei giorni ad opera del califfato.

Come detto, Telegram è un sistema di messaggistica molto simile a Whatsapp, è gratuito ed disponibile per qualsiasi piattaforma. L’applicazione dei fratelli russi ha riscosso un grande successo un anno fa, quando in un weekend di febbraio WhatsApp era andato offline per ben 4 ore. In quell’occasione oltre 5 milioni di persone ne approfittarono per passare all’altro sistema di messaggistica. Un po’ per provare, un po’ per liberarsi dai continui disservizi che avevano colpito il popolare servizio di chat instantanea che, dopo essere stata acquistata da Facebook per una cifra record, ha iniziato a dare qualche problema di affidabilità. Le nuove opportunità relative alla privacy, però, sembrano aver attirato l’interesse non solo del pubblico generico ma anche di frange del terrorismo islamico, che della comunicazione e della propaganda ha fatto un vero e proprio marchio di fabbrica.

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