L’Isis e la Playstation 4: terroristi mimetizzati tra i giocatori

Terrorismo
epa04247348 Sony's refreshed PS4 hardware is unveiled at the Sony PlayStation press conference prior to the start of the E3 (Electronic Entertainment Expo) in Los Angeles, California, USA, 09 June 2014. The E3 expo introduces new games and gaming devices.  EPA/MICHAEL NELSON

Rispetto a Whatsapp e a Telegram, nella chat della famosa console è più difficile intercettare le comunicazioni tra cellule terroristiche

Difficile pensare alla PlayStation 4, la popolare console di giochi della Sony, come uno dei mezzi di comunicazione con cui i terroristi abbiano organizzato gli attentati terroristici di venerdì scorso a Parigi. Secondo le informazioni in possesso dall’intelligence belga i terroristi avrebbero utilizzato il servizio di messaggistica della console per pianificare gli attacchi. Lo ha rivelato sabato scorso il ministro degli interni del Belgio, Jan Jambon.

La chat della PlayStation sarebbe molto più difficile da intercettare rispetto a quella dei social network o di servizi come Whatsapp o Telegram, sia perché non si tratta di una chat convenzionale sulla quale potrebbero concentrarsi le attenzioni dei servizi di sicurezza, sia perché i terroristi potrebbero mimetizzarsi con i giocatori. Nei giochi di guerra, infatti, i giocatori si scambiano commenti utilizzando termini gergali come “bombe”, “fucili”, “attacchi”. Impossibile, quindi, stabilire se le conversazioni siano di innocui giocatori o di pericolosi terroristi.

L’utilizzo della chat di PlayStation 4 è l’ennesima dimostrazione di come lo scenario in cui si muovono le organizzazioni terroristiche sia completamente mutato rispetto al passato, assumendo caratteristiche sicuramente molto più complesse e sofisticate.
Oggi le attività per combattere il terrorismo e garantire la sicurezza non possono prescindere da un’azione di intelligence attraverso la rete.

Mentre le potenze mondiali riflettono su come agire a livello geopolitico e quali obiettivi bombardare sarebbe sicuramente molto opportuno seguire l’esempio di Anonymous. La comunità di hacktivist, il giorno stesso degli attentati nella capitale Francese, ha dichiarato guerra ai terroristi sfidandoli sul campo della rete.
Come ha fatto più volte in passato Anonymous promette di stanare i terroristi attraverso software e attività di hackeraggio che consentono di scoprire i contenuti delle loro conversazioni, tracciare le loro comunicazioni, geolocalizzare le cellule terroristiche ed i singoli componenti, realizzare database al fine di consegnare queste informazioni ai servizi di sicurezza.

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