L’Isis è fascista? Rispondono Cacciari, Ferrara, Gozi, Mieli e Romano

Terrorismo
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Dopo il discorso di Hilary Benn alla Camera dei Comuni, abbiamo girato la domanda a cinque personalità con opinioni diverse

«Di fronte a noi abbiamo adesso dei fascisti… E ciò che sappiamo dei fascisti è che devono essere sconfitti… Fu per questo motivo che quest’aula, tutta insieme, disse no a Hitler e Mussolini…». Ha elettrizzato il parlamento di Londra, Hilary Benn, con un discorso che ha rovesciato come un guanto l’impostazione «pacifista» del leader del Labour Jeremy Corbyn e ha di fatto diviso in due quel partito dinanzi al voto sulla partecipazione inglese alla lotta contro l’Isis. La sinistra e la guerra. La guerra che spacca la sinistra, da sempre. In più, stavolta fa discutere l’accostamento fra i terroristi islamici e i nazifascisti e soprattutto le sue conseguenze: se quelli sono i nuovi nazisti allora devi fare come nella Seconda guerra mondiale. Andare lì e sconfiggerli. Se il dilemma che l’Europa ha di fronte è esattamente quello di cosa fare, dopo che dalla notte di Parigi ci è piombata addosso, allora è fondamentale interrogarsi sulla domanda: sono nazisti?

«Ma che stupidaggini – risponde col tono che gli si conosce Massimo Cacciari – queste sono cose che vanno bene nei talk show: cosa c’entrano Hitler o Mussolini, quelli erano fenomeni occidentali, sono situazioni completamente diverse, fenomeni storicamente incomparabili. Ormai le parole sono usate a vanvera, il linguaggio è completamente usurato, è un mucchio di rottami, impera la demagogia delle chiacchiere. Si è dimenticato il rigore dei propri idiomi, anche questo è il segno del tramonto dell’Occidente, della sua inesorabile decadenza…». Ma Benn ha accostato Isis e fascismo in chiara opposizione a Corbyn che ha invece una posizione opposta. «Allora è un problema politico e va affrontato così, non ricorrendo a categorie che non c’entrano nulla».

Obietta Paolo Mieli: «Per me invece è un fatto iperpositivo che il figlio di Tony Benn (che fu il capo di un Labour spostato a sinistra, ndr) abbia ripreso la definizione di Paul Berman con cui molti hanno fatto fatica a cimentarsi e ricco di implicazioni. Non lo leggo però come un discorso guerrafondaio: Benn ha detto soprattutto una cosa, che il fatto più importante per il suo Paese è che l’opposizione deve esserci, non fare mera testimonianza». Il presidente di Rcs ritiene che questo discorso di Benn «sia molto importante per la sinistra europea» ma che il paragone Isis-fascismo vada inquadrato in questi termini: «Come non abbiamo preso per buono il fatto che dietro il nazionalsocialismo vi fossero istanze socialiste e rivoluzionarie così dobbiamo capire se dietro il fondamentalismo islamico ci sia una vera istanza religiosa. Mi chiedo se per esempio questi abbiano davvero letto il Corano? Il terrorismo attecchisce nel mondo islamico ma perché non viene isolato? Perché non ci sono le denunce? Ecco allora che bisogna far sì che l’Isis venga isolato all’interno dell’Islam». C’è comunque – e Benn proprio questo tasto ha voluto toccare, anche emotivamente – l’aspetto «morale» della questione. «Certo che c’è un elemento morale, figuriamoci – dice Cacciari – ma la nozione di guerra è cambiata, anche rispetto al Novecento. Bisogna difendersi, certamente, ma non stiamo lì a ornamentare questo discorso con paragoni assurdi, facciamolo con intelligenza. Cogliendo i forti nessi fra economia, cultura, politica internazionale, dividendo il nemico, comprendendo le differenze che si sono al suo interno. Questo è lo spazio della grande politica, altro che guerra di religione».

E infatti – dice Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, esponente di prima fila della politica estera italiana – «penso che serva anche la battaglia culturale, per questo penso che siano sbagliate le leggi speciali, per questo penso che non dobbiamo modificare la nostra esistenza. Fare come nella Seconda guerra mondiale? Ma allora si sapeva dove si voleva andare a parare, c’era una strategia decisa per quello che sarebbe successo dopo . Oggi se vogliamo evitare disastri dobbiamo sapere prima qual è la soluzione. Bisogna mettere intorno a un tavolo tutti quelli che sono attaccati dai nazisti e decidere qual è l’obiettivo comune. Bisogna cioè avere determinazione ma anche saggezza. Questo deve fare un governo serio».

Sull’intervento stile Seconda guerra mondiale, Mieli la pensa come Gozi: «Se vai sul terreno devi avere ben chiaro qual è l’obiettivo. Parliamoci chiaro: sono 14 anni che facciamo i nerboruti e tutte le volte è andata male. Ogni intervento è finito malissimo, compreso l’Afghanistan dove c’era un motivo, c’era l’Onu, c’era tutto…».

«Fascisti? Ma questa è un’altra mascheratura…», sbotta Giuliano Ferrara, super-interventista (quindici anni fa sa sarebbe detto super-falco), per il quale non occorre calare queste definizioni quando il problema è un altro e in un certo senso più semplice: «Bisogna chiamarli islamici, punto. Non islamisti: islamici. E vanno combattuti per questo, indipendentemente dal fascismo e da altre etichette di questo tipo». E si scalda: «Guardate a quello che è successo a San Bernardino: prima avevano detto che il problema erano le troppe armi, poi che quei due erano islamici moderati… Ma perché non bisogna chiamare le cose col loro nome? Io a Torino dicevo al mio partito, il Pci, che sosteneva che le Br erano fascisti rossi, che invece erano comunisti, e avevo ragione».

Senza riserve l’appoggio del “blairiano” Andrea Romano al discorso di Tony Benn: «Il fascismo non è solo quello storico del Novecento – argomenta il deputato pd in modo opposto a Cacciari –ma è un modo di usare la violenza contro gli avversari politici, esattamente come gli jihadisti stanno facendo. Il discorso di Benn ha richiamato quello dell’internazionalismo democratico dei laburisti: nessuno a sinistra può rimanere indifferente alla barbarie, la sinistra è quella che trova il modo per risolvere il problema. È la posizione dei grandi partiti della sinistra europea fra cui il Pd. Molto diversa da quella di Corbyn, per capirci».

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