L’Iran premia i riformisti di Rohani

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Iranian women show their identification, as they queue in a polling station to vote for the parliamentary and Experts Assembly elections in Qom, 125 kilometers (78 miles) south of the capital Tehran, Iran, Friday, Feb. 26, 2016. Iranians across the Islamic Republic voted Friday in the country's first election since its landmark nuclear deal with world powers, deciding whether to further empower its moderate president or side with hard-liners long suspicious of the West. The election for Iran's parliament and a clerical body known as the Assembly of Experts hinges on both the policies of President Hassan Rouhani, as well as Iranians worries about the country's economy, long battered by international sanctions. (ANSA/AP Photo/Ebrahim Noroozi)

Conservatori arretrano ovunque ma è battaglia per la maggioranza

L’Iran premia la politica di apertura del presidente Hassan Rohani e i riformisti stravincono a Teheran, dove la ‘lista della speranza’ conquista 29 seggi sui 30 messi a disposizione per il collegio della capitale iraniana. Il capolista riformista Mohammad Reza Aref guida l’arrembaggio, seguito per numero di preferenze dall’alleato moderato Ali Motahhari. Anche nelle altre città, da cui giungono per ora solo notizie ufficiose, i sostenitori di Rohani starebbero conquistando oltre il 40% dei seggi. Ovunque i conservatori arretrano, mentre si sta affermando anche un buon numero di candidati indipendenti. Cambiano dunque volto il nuovo Parlamento, il decimo Majlis della Repubblica islamica, e la nuova Assemblea degli Esperti che dovrà nominare la prossima Guida Suprema. Rohani insomma vince la sua sfida contro i conservatori isolazionisti, che detenevano una strabordante maggioranza nel nono Majlis e che gli hanno messo i bastoni tra le ruote durante tutto il negoziato sull’accordo per la revisione del programma nucleare iraniano e sui nuovi rapporti con l’Occidente.

Ancora non è chiaro tuttavia chi avrà il 50% + 1 dei 290 seggi parlamentari. Molto resta ancora nella nebbia, perché i dati ufficiali arrivano con il contagocce e per avere un quadro definitivo, ha avvertito il ministero degli Interni, bisognerà aspettare fino a martedì prossimo, quando tutti i milioni di voti deposti nei 52mila seggi sparpagliati per il Paese saranno stati scrutinati e controfirmati dal Consiglio dei Guardiani, l’organismo giuridico-religioso che controlla l’attività parlamentare, seleziona le candidature e mette il timbro anche sui risultati di ogni voto popolare. E neanche allora sarà finita del tutto, in quanto in alcuni collegi elettorali nessun candidato ha raggiunto il quorum, ovvero il 25% dei voti, e sarà necessario andare ad un ballottaggio, previsto per fine aprile. Anche una manciata di deputati dell’ultima ora potrebbe cambiare i rapporti di forza in Parlamento.

Ma pur se i dati sono parziali, l’indicazione politica è che il Paese e, sopratutto la sua capitale, con i suoi 12 milioni di residenti e 5 milioni di pendolari, chiedono una linea di cambiamento e di riforme. La commissione elettorale ha parlato in serata di 70 milioni di voti complessivi tra schede per il Majlis e schede per l’Assemblea degli Esperti. Tutto deve essere ancora verificato e, ovviamente, timbrato dal Consiglio dei Guardiani.

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