L’ira di Berlino: “Rotto l’ultimo ponte”. Ma la partita vera inizia adesso

Grexit
epa04826622 German Chancellor Angela Merkel (L) and German Finance Minister Wolfgang Schaeuble talk during a meeting at the German Bundestag in Berlin, Germany, 01 July 2015. The session will focus on the Greek debt crisis. German Finance Minister Wolfgang Schaeuble rejects new proposals from Athens as the Greek crisis deepens, saying any new rescue programme would be based on a fresh set of conditions. Schaeuble says Athens' second bailout and the offer from its creditors had now expired and that conditions for any new programme would be 'rather different.'  EPA/RAINER JENSEN

In ballo non c’è solo il futuro della Grecia, ma la possibilità di archiviare definitivamente l’Europa dell’austerity

La partita che deciderà il futuro della Grecia (e dell’Europa) comincia questa sera all’Eliseo, ma nessuno in questo momento può dire quando e come finirà. Angela Merkel volerà a Parigi per incontrare il presidente francese François Hollande. Sul tavolo un solo, infuocato, fascicolo: Atene, dopo lo schiaffo alle politiche di austerity inferto dalla vittoria del No al referendum. I due leader dovranno trovare in tempi brevi una strada percorribile per uscire dall’empasse.

Le posizioni, al momento, sono molto differenti. Da una parte c’è la Francia di Hollande, che fino a qualche giorno prima del referendum ha spinto per arrivare ad un accordo che potesse evitare quanto poi effettivamente si è verificato. Dall’altra c’è la Germania della Merkel, dei “falchi” di Berlino capeggiati dal ministro della Finanze Wolfgang Schaeuble, decisa a far pagare ad Alexis Tsipras (già prima del voto, a maggior ragione dopo) l’azzardo di indire un referendum per tentare di metterla in un angolo.

Hollande proverà a mediare: che fare ora per salvare la Grecia? Il boccino rimane in mano ad Angela Merkel. Non è un mistero che per i potentati della politica tedesca un’uscita di Atene dalla zona euro non solo non sia un dramma, ma possa anche essere accolta con sollevazione. Secondo un sondaggio pubblicato nei giorni scorsi dalla Bild, l’89% dei cittadini tedeschi è contrario a nuovi prestiti ad Atene. Berlino non teme contraccolpi per la dipartita di quella che, per usare le parole del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, è un’economia pari a metà di quella della sola Lombardia.

La Cancelliera, in questo momento, può contare sull’appoggio incondizionato di diversi membri dell’Eurogruppo e su una compattezza politica interna senza precedenti. Il vicecancelliere Sigmar Gabriel, leader dei socialdemocratici della Spd, è stato tra i più duri nel commentare i risultati del referendum: “Tsipras ha distrutto l’ultimo ponte per un compromesso tra Grecia ed Europa”.

La partita, come detto, è appena cominciata ma la sensazione è che non possa bastare il solo Hollande ad arginare l’ira tedesca. L’appuntamento con la prima riunione post-referendum dell’Eurogruppo è stato fissato per domani e sarà un’occasione per cominciare a misurare i rapporti di forza in campo. In ballo non c’è solo il futuro della Grecia ma anche quello dell’Europa: questa settimana sarà decisiva per capire se una nuova politica economica continentale, basata sulla crescita e non sulla sola austerity, sia veramente possibile.

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