L’insostenibile pesantezza del “virus” Marra

M5S
Raffaele Marra (S) con Salvatore Romeo (D) al termine dell'incontro tra la sindaca di Roma Virginia Raggi e il sottosegretario Claudio De Vincenti a palazzo Chigi, Roma, 18 ottobre 2016. ANSA/ ANGELO CARCONI

L’Anac, autorità nazionale anti corruzione potrebbe intervenire per capire se la promozione del fratello di Marra sia regolare

Chissà quanto ancora riusciranno a reggere? A Roma gli integralisti del movimento Cinquestelle stanno dimostrando di avere una soglia di sopportazione davvero alta. Non deve essere stato facile venire a conoscenza, a giochi fatti, della promozione di Renato Marra, vigile urbano e fratello del capo del personale Raffaele, approdato alla neonata direzione del Turismo. Compreso lo scatto di circa 20mila euro in busta paga: da seconda a terza fascia, da 104 a 122 mila euro per ricoprire un ruolo strategico. E in molti, di sicuro, si sono morsi la lingua.

Ora, però, c’è un altro boccone amaro da mandare giù: sul caso, infatti, potrebbe intervenire anche l’Anac, l’Autorità nazionale anti corruzione per capire se tale promozione sia avvenuta regolarmente o se sia illegittima visto la regola vuole che un dirigente non possa essere coinvolto in un procedimento dove è presente un familiare.

Il ricorso, racconta Il Messaggero, potrebbe essere presentato dal capogruppo Fratelli d’Italia Fabrizio Ghera. Ma a contestare la promozione ci sono anche i sindacati. La Direr, sindacato che rappresenta dirigenti e quadri direttivi  ma anche la Dircom storica organizzazione sindacale dei Dirigenti capitolini che vorrebbe rivolgersi al giudice del lavoro dopo aver acquisito gli atti.

Inoltre si potrebbero aprire una pioggia di ricorsi. Il rimpasto messo in atto sarà sicuramente oggetto dell’impugnazione da parte di chi è stato messo da parte: un vigile può diventare amministrativo ma non viceversa, così ai tre i vigili “promossi” amministrativi, tra cui Renato Marra, corrispondono tre dirigenti non impiegati in un ruolo.

Insomma Raffaele Marra, definito da Roberta Lombardi “un virus che infetta il Movimento” e nonostante il diktat di Beppe Grillo e del gruppo degli ortodossi che ne chiedevano l’allontanamento immediato dallo staff più vicino al sindaco, resta saldamente in sella quale riferimento e perno dell’amministrazione di Virginia Raggi. .

Al momento l’unica prospettiva all’orizzonte per i pentastellati che dicevano di puntare tutto su meritocrazia e trasparenza è continuare a masticare amaro.

 

 

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