Renzi e Grasso respingono l’ingerenza di Bagnasco: “Sul voto decide il Parlamento”

Unioni civili
Renzi-Bagnasco

Il capo dei vescovi italiani ieri aveva sostenuto l’opportunità del voto segreto sul ddl Cirinnà

“Ci auguriamo tutti che il dibattito in Parlamento e nelle varie sedi istituzionali sia ampiamente democratico, che tutti possano esprimersi e vedere considerate le loro obiezioni e che la libertà di coscienza di ciascuno su temi così delicati e fondamentali per la vita della società e delle persone sia non solo rispettata ma anche promossa con una votazione a scrutinio segreto“. Lo ha detto il presidente della Cei e arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco, commentando l’iter parlamentare del ddl Cirinnà sulle unioni civili.

“Lo decide il Parlamento, non la Cei” è la risposta del premier Matteo Renzi, a Radio Anch’io. “A me personalmente piacerebbe, in generale, che ogni parlamentare rispondesse del proprio voto – ha aggiunto Renzi -. Dopodiché sul voto segreto o no decide il Parlamento e non la Cei, con tutto il rispetto per il cardinal Bagnasco”.

“E’ una legge sacrosanta e finalmente ci siamo – ha detto parlando ancora del ddl Cirinnà -. Che paura possono fare due persone che si amano? Perché lo Stato deve impedire loro di avere dei diritti? Trovo che il Paese e il Parlamento su questo siano nettamente a favore” ha dichiarato ancora il premier che parlando della stepchild adoption ha aggiunto: “Esiste già in forme stabilite per via giudiziaria per 5-600 bambini in Italia. E’ un punto delicato, aperto. E’ fondamentale che ci sia una discussione seria, bisogna smettere di utilizzare questo tema come specchietto per le allodole in campagna elettorale”.

Alle parole di Bagnasco ha replicato stamattina anche l’unico soggetto titolato a decidere sulla concessione o meno del voto segreto, ossia il presidente del Senato. “Mi pare che si possa dire che io rispetto tutte le opinioni nel merito – ha detto Pietro Grasso –  ed è giusto che ognuno le possa esprimere; c’è la libertà di espressione. Però sulle procedure penso che ci sia la prerogativa delle istituzioni repubblicane di decidere“.

Già ieri la vicepresidente Valeria Fedeli si era detta “stupita” della presa di posizione del presidente della Cei: “Il dibattito e la modalità del dibattito in Senato – ha ricordato – sono decisi dal presidente del Senato e dal regolamento”.

E’ intervenuto sull’argomento anche il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Luciano Pizzetti: “Le esortazioni sono giuste e condivisibili – ha dichiarato – ma come regolare il dibattito del Senato lo decide il presidente del Senato. Non il presidente della Cei”.

Dello stesso avviso anche Ivan Scalfarotto. “Nessuno deve tirare per la giacchetta il presidente Grasso” – avverte il sottosegretario alla riforme Costituzionali – “Sarebbe bene che tutti rispettassero le prerogative del Presidente del Senato in maniera assoluta”.

Ad approfittare dell’assist di Bagnasco, c’è invece l’altro vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, che addirittura lo invita a scrivere una lettera a Grasso. “Mi auguro che il presidente del Senato rifletta bene sulle parole del cardinale Bagnasco e, se ciò non bastasse, – si augura il senatore leghista – spero che sia lo stesso Bagnasco a scrivere una lettera al presidente Grasso sui voti segreti”

L’intervento a sorpresa del presidente della Cei arriva in un clima di forte tensione sia in Parlamento, che all’interno dello stesso Pd. Ieri, durante l’assemblea dei senatori democratici, l’area cattolica ha suscitato un malumore evidente tra i colleghi. Un segnale di nervosismo che potrebbe incendiare i rapporti alla più minima sollecitazione, anche tenendo conto delle difficoltà che l’iter della legge sta incontrando, per l’ostruzionismo della Lega.

Su Twitter, invece, lo scambio di battute tra il senatore di Ap Roberto Formigoni e la senatrice dem Monica Cirinnà, la quale chiede il rispetto dell’articolo 1 del Concordato che recita: “La Repubblica italiana e la Santa Sede riaffermano che lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani, impegnandosi al pieno rispetto di tale principio nei loro rapporti ed alla reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del Paese”.

 

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