L’informazione in festival

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La rassegna di giornalismo di Perugia è anche una palestra per imparare

Più si aggrava la crisi dei giornali (soprattutto in Italia), più il Festival internazionale del giornalismo di Perugia aumenta la sua importanza e centralità nel dibattito anche fuori dal nostro Paese. Nell’edizione di quest’anno, che si è chiusa domenica a Perugia, il grosso dello spazio è stato dedicato infatti all’estero, con centinaia di giornalisti stranieri che da 34 paesi di tutto il mondo si sono ritrovati nel capoluogo umbro, uniti da quella grande passione che è l’informazione.

Protagonisti più i freelance che i grandi direttori. Ascoltati, forse, anche per capire se almeno loro riescono ad indicare una via d’uscita a questa crisi editoriale che sembra non avere fine. Vincente, quindi, la scelta degli organizzatori che, da diverse edizioni del festival, puntano su una formula che ha imposto la rassegna di Perugia come uno dei principali momenti mondiali di discussione sul comunicazione.

Un grande plauso ad Arianna Ciccone e Chris Potter che, insieme a tutti i ragazzi dello staff e i volontari, anche per questa edizione del decennale hanno permesso a tantissimi ragazzi di vivere per cinque giorni dentro la loro passione. Perché il festival è soprattutto questo: uno dei più bei centri storici italiani, l’acropoli di un borgo medievale unico, in cui oltre 500 relatori provenienti da mezzo mondo si confrontano in quasi 260 eventi sui media. Quindi incontri (tutti rigorosamente free) dibattiti, talk, interviste, serate teatrali, presentazioni di libri, case history, nuove realtà, tendenze editoriali e anche tanta formazione. Questo punto lo precisa bene Ciccone nel corso della conferenza stampa di chiusura che s’è tenuta ieri mattina a Perugia. «Il Festival – dice – è anche una grande scuola di formazione gratuita, per tutti quelli che hanno ancora voglia di imparare e conoscere questo mestiere, i suoi strumenti, i suoi rischi, le sue potenzialità».

Proprio delle potenzialità ha parlato anche l’ex portavoce di Barack Obama Jay Carney (oggi vicepresidente di Amazon) che, intervistato da Mario Calabresi, ha raccontato di quando il Presidente Usa, nel corso delle riunioni con lo staff alla Casa Bianca, era solito ricordare il grande potere di influenza che avevano e come quella fosse la più grande occasione del loro lavoro di fare il bene per tante persone. A Perugia anche molti giovani che nel corso di quest‘anno si sono messi in luce per il loro lavoro sul campo, che hanno rischiato la vita in alcune parti del mondo in cui anche solo scrivere un tweet può costare il sacrificio più grande. Ecco quindi, in uno degli eventi più seguiti della rassegna, la testimonianza dei ragazzi di Raqqa: i due giovanis – simi attivisti siriani fondatori e animatori di Rbss (Raqqa is being slaughtered silently), una sorta di giornale clandestino che usa i social media per raccontare al mondo ciò che succede in quella che viene considerata la capitale dello stato islamico.

Due ragazzi (24 e 27 anni) oggi rifugiati in Germania, in cima alla lista dei nemici dell’Isis, che da fuori il loro Paese, insieme ad attivisti ancora in Siria e altri riparati all’estero, sfidano i torturatori della loro terra raccontando quello che nessuno può più raccontare. Tra loto non tutti ce l’hanno fatta. Diversi sono stati catturati e massacrati. Menzione particolare anche per l’installazione “Anything to say” (Niente da dire). Opera di uno scultore italiano che ha immortalato i bronzi, a figura intera, di Julian Assange, Chelsea Manning e Edward Snowden. Non solo una scultura, ma un’idea idea di giornalismo che, dalle parti di Perugia e non solo, tengono ben presente. Al Festival anche tanta comunicazione. A partire da quella aziendale, con l’Eni (main sponsor dell’evento insieme al colosso americano Amazon e alla Regione Umbria) che ha voluto portare al centro del dibattito del festival un’idea diversa di racconto delle storie e delle attività delle aziende. Chiusa questa edizione, già si pensa alla prossima: nel 2017 in diretta dal capoluogo umbro dal 5 al 9 aprile. L’hashtag ufficiale, inutile dirlo, #ijf17.

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