L’informazione di Raitre affonda, ma dai consiglieri Fi e M5s polverone elettorale sulla par condicio

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La presunta violazione della par condicio è smentita dalle tabelle del monitoraggio Agcom

E’ sorprendente che i consiglieri Rai nominati dai partiti di opposizione, Forza Italia e Movimento 5 stelle, chiedano la convocazione del Cda sulla presunta violazione della par condicio, smentita peraltro dalle tabelle del monitoraggio Agcom, quando non hanno detto una sola parola sul progressivo smantellamento dell’informazione Rai.
Basta vedere quello che è accaduto il martedì sera: in tre anni Raitre è passata da leader dell’informazione, con Ballarò, a ultima rete superata anche dal film di Rete4.
Una gestione scriteriata degli ultimi anni ha prima portato alla separazione con uno storico volto interno come Giovanni Floris, lasciato andare a rafforzare la concorrenza, e poi alla chiusura definitiva di una trasmissione come Ballarò, nata dalle risorse interne Rai e diventata in pochi anni il talk show di prima serata più seguito.
I numeri sono impietosi: oltre 3 milioni di telespettatori hanno abbandonato la terza rete. Nel 2012 Ballarò faceva il 15,82% con 4.240.000. Ieri sera Politics, il suo sostituto, è precipitato al 2,2% con 616.000 telespettatori.
Oggi leader dell’informazione del martedì sera sono diventate le Iene su Italia1, con oltre 2 milioni e il 10,38% di share, dopo la decisione di rafforzare proprio il lato informativo dei servizi dei loro inviati, mentre La7 ha rubato qualche telespettatore ma non riesce più ad ottenere i numeri di quando Floris era in Rai.
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(Nella tabella il raffronto degli ascolti di Raitre, Italia1 e La7 in uno dei martedì del mese di novembre degli ultimi 5 anni) 
Chi pagherà per questo danno al servizio pubblico? Direttori presenti e passati, dirigenti, consiglieri di amministrazione, chi ha la responsabilità della distruzione di una fascia di pregio, che riusciva a coniugare buona informazione e ascolti?
Su questo non si ricordano particolari proteste di Diaconale, Mazzuca e Freccero. Addirittura i consiglieri che oggi sollevano una polemica dal sapore elettorale sono gli stessi che, in diverse occasioni, hanno votato in Cda all’unanimità con gli altri consiglieri, anche su alcune nomine.

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