L’inchiesta di BuzzFeed e la disinformazione a Cinque Stelle

M5S
Lo screenshot di Buzzfeed che, il 29 novembre, ha pubblicato un articolo in cui si sostiene che i leader del M5s abbiano "costruito un network di siti web e profili su social network che stanno diffondendo tra milioni di persone notizie false, teorie del complotto e storie pro Cremlino". Roma, 30 novembre 2016. ANSA/ BUZZFEED.COM +++ NO SALES - EDITORIAL USE ONLY +++

Il popolare giornale americano online smaschera la rete di siti, blog e profili (ufficiali e non) che sono alla base della propaganda grillina

La disinformazione pentastellata non smette mai di stupire. La diffusione di contenuti faziosi attraverso l’utilizzo di tecniche ingannevoli come il click baiting, ovvero la pubblicazione di titoli e anteprime sensazionalistiche per catturale quanti più clic possibili, e di bufale nostrane da un po’ di tempo a questa parte si arricchisce anche di notizie false provenienti dalla propaganda russa di Putin. A dimostrarlo un’inchiesta realizzata da Alberto Nardelli, ex data editor del Guardian, e da Craig Silverman, esperto di meccanismi dell’informazione digitale, pubblicata dal popolare giornale americano online BuzzFeed.

Quello che fino a ieri veniva tacciato ad ogni occasione di essere un regime autoritario e pericoloso, al fine di attaccare la “timida” politica estera dell’Europa e dell’Italia nei confronti della Russia, oggi diventa fonte preziosa da cui attingere notizie da rilanciare attraverso i canali ufficiali del Movimento e quelli controllati da Beppe Grillo e dalla Casaleggio Associati, per alimentare la propaganda grillina. Oltre al blog del comico genovese, fanno parte della galassia mediatica dei Cinque Stelle i siti Tze Tze, La Fucina e La Cosa. A parte La Cosa, che si presenta come web-tv nata per seguire Beppe Grillo e il M5S, i primi due si dichiarano siti indipendenti e affidabili. In realtà spesso pubblicano notizie faziose, false o non verificate. A questi si aggiungono diversi gruppi e pagine su Facebook con centinaia di migliaia di amici. E ancora gli account Facebook e Twitter personali dei parlamentari, tra cui quelli più seguiti dei leader.

Una rete informativa di blog, siti e account sui social network “libera e indipendente”, alternativa a quella dei mass media tradizionali “asservita al potere” e pertanto “priva di autorevolezza”, che conta milioni di utenti a cui giornalmente vengono date in pasto centinaia di contenuti da diffondere e condividere per “smascherare il governo” e “stanare i poteri forti”. La retorica contro la casta al potere è la prima e più importante argomentazione della propaganda a Cinque Stelle. E se le notizie provenienti dai siti di informazione riconducibili al governo sovietico sono ad essa funzionali allora si può anche cambiare idea sulla Russia di Putin.

A riprova della tesi sostenuta nell’inchiesta i due autori riportano una serie di notizie false o non verificate provenienti da organi di informazione vicini al governo russo, riprese dal M5S e immesse nel proprio circuito digitale. In particolare Nardelli e Silverman fanno notare come a cominciare dalla fine del 2014 il M5S cambia punto di vista nei confronti del Cremlino e di Putin, cominciando a raccontare storie positive.

Solo qualche mese prima in occasione dell’entrata in Ucraina di gruppi armati provenienti dal territorio sovietico il M5S parlò di invasione, puntando il dito contro i governi europeo e italiano colpevoli di non aver preso una posizione netta contro la Russia, per paura di far saltare gli accordi sulla fornitura del Gas. Il viaggio a Mosca di alcuni deputati del M5S per partecipare al congresso di Russia Unita, il partito di Putin, è la conferma di un’intesa tra i due movimenti politici.
Proprio in quel periodo il deputato Manlio Di Stefano, capogruppo del M5S in Commissione Affari esteri, cominciò a sostenere che la rivolta del 2013 contro l’allora presidente filo-russo Viktor Yanukovych era stata fomentata dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea.

Eclatante è il caso della deputata pentastellata Marta Grande, che nel giugno 2014 rivelò l’esistenza in Ucraina di pratiche di cannibalismo basando la sua affermazione, però, su una fotografia scattata nel set di un film di produzione Russa. La deputata grillina, inoltre, riferiva della costruzione di campi di concentramento e di cittadini russi sottoposti a massacri e torture. Notizie entrambe prive di riscontri.

Prima di pubblicare il loro lavoro i due giornalisti di BuzzFeed hanno chiesto spiegazioni alla Casaleggio Associati, che però ha preferito non rispondere. Oggi, invece, dopo che l’inchiesta è stata ripresa da tutti i maggiori quotidiani nazionali ed internazionali, il M5S ha sentito l’esigenza di replicare pubblicando una nota sul blog di Beppe Grillo: “Gli eletti del M5S negli ultimi mesi hanno incontrato centinaia di figure istituzionali di paesi stranieri, tra cui quello russo. Le accuse di fare propaganda pro Cremlino o di diffondere notizie false è ridicola. In Italia i produttori di bufale sono i giornali tradizionali e l’unica propaganda che fanno è quella pro Renzi e pro Pd. Buzzfeed dovrebbe fare un articolo sulla libertà di stampa in Italia visto che il nostro Paese è al 77° posto nella classifica di Reporter senza Frontiere ed è considerato parzialmente libero. Un’altra bufala riportata da Buzzfeed è che i parlamentari M5S abbiano firmato un contratto con la Casaleggio Associati. I due giornalisti che firmano l’articolo dovrebbero correggere immediatamente almeno questa frase e scusarsi tramite una nota con i lettori per aver diffuso questa informazione falsa e che avrebbe richiesto solo un attimo di attività di verifica per non essere pubblicata, così come tutto il resto dell’articolo”.

Nessuna risposta sul merito delle argomentazioni esposte nell’inchiesta. Ancora una volta la solita invettiva contro i giornali tradizionali, contro Renzi e il Pd.

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