Tante ipotesi ma per l’Italia la priorità resta la via diplomatica

Libia
libia

Dopo l’ennesimo rinvio del voto per approvare il nuovo Parlamento libico di unità nazionale, l’Europa pensa all’invio di militari. Per Roma la priorità resta la diplomazia

L’avanzata dell’Isis in Libia continua ad alimentare le preoccupazioni internazionali e per questo, dopo l’ennesimo rinvio del parlamento di Tobruk nel dar vita a un governo di unità nazionale, l’Europa (insieme agli Stati Uniti) comincia a ragionare sull’invio di forze militari nella regione. Nel paese nordafricano si continua a combattere, le bandiere nere del califfato avanzano e l’empasse politico complica la situazione. Inoltre, i bombardamenti Usa di venerdì scorso non sono stati per nulla sufficienti a rallentare l’avanzata degli estremisti islamici.

Ecco perché in queste ore si parla di un piano alternativo (ipotesi tutta da confermare), il cossiddetto ‘piano b’ che prevedrebbe la ripartizione del Paese in tre regioni storiche della Libia (Tripolitania, Cirenaica e Fezzan) schierando in una delle tre (in Tripolitania) un contingente occidentale che difenda le infrastrutture vitali per la sicurezza e le maggiori installazioni petrolifere presenti nella regione.

In pratica, si tratterebbe di abbandonare le trattative con il parlamento di Tobruk per puntare al governo di Tripoli dove il potere è in mano a formazioni islamiche, che sono di ispirazione islamista e vicino ai fratelli mussulmani, ma non di radice estremista come Daesh. Una strada che oltretutto metterebbe d’accordo le altre potenze regionali, come Egitto, Turchia, Qatar ed Emirati.

Tuttavia lo scenario ipotizzato richiederebbe tempo e inoltre il nostro paese, come più volte ribadito dal governo, non si muoverebbe senza la richiesta diretta del governo libico o dell’Onu.

Per Roma la diplomazia resta ancora la via prioritaria e “il punto di vista nazionale – specifica anche oggi alla Camera il ministro della Difesa Roberta Pinotti – prevede come fondamentale il coinvolgimento diretto e attivo delle popolazioni e dei governi locali nella lotta al terrorismo cui dare necessario supporto”.

Lo stesso premier Matteo Renzi  ha ribadito che per l’italia la priorità resterà la risposta diplomatica, anche se sarà pronta a fare la propria parte con tutti gli altri qualora ci fossero “evidenze di potenziali attentatori”.

Quanto all’utilizzo della base di Sigonella da parte degli americani, il ministro Pinotti è tornata oggi a confermare che verrà “di volta in volta discusso e autorizzato”. “La soluzione” della crisi libica  – aggiunge inoltre il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni – non è in improbabili spedizioni militari ma nel contribuire alla stabilizzazione del Paese: serve un governo che sia un interlocutore per la comunità internazionale”. Per il titolare della Farnesina bisogna inoltre tenere distinti gli impegni e le attività che l’Italia può svolgere sul contrastare alla minaccia terroristica rispetto alla soluzione per la Libia.

Vedi anche

Altri articoli