Libia, 250 soldati a difesa della missione Onu

Mondo
epa05236775 A handout photograph made available by Media office of the Unity Government (GNA MEDIA) shows Fayez Serraj (R) from the UN brokered Libyan unity government being greeted by unidentified officials upon his arrival in Tripoli, Libya, 30 March 2016.  EPA/GNA MEDIA / HANDOUT  HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

Gli echi della riunione dei Cinque a Hannover: la comunità internazionale si muove per Tripoli

L’Italia non ha offerto 900 soldati per la Libia, come sostenuto oggi da alcuni organi di informazione. La smentita arriva da fonti di governo. Si tratta, annotano da Palazzo Chigi, “di una notizia destituita di ogni fondamento, come peraltro si poteva facilmente evincere dal punto stampa del presidente del Consiglio Matteo Renzi al termine della riunione del Quint (il summit con Merkel, Obama, Cameron e Hollande, ndr) ieri a Hannover. Nessuna offerta, dunque, a fronte di nessuna richiesta”, è la precisazione tranciante dell’Esecutivo.

E dopo le fonti del governo la smentita su un invio imminente di uomini in Libia arriva anche lo Stato Maggiore della Difesa. “In riferimento ad un articolo pubblicato sul Corriere della Sera di oggi, che parla dell’invio di 900 militari in Libia, lo Stato Maggiore della Difesa comunica che la notizia è priva di qualsiasi fondamento”, si riferisce in una nota.

Sarà, invece, verosimilmente un contingente di “circa 200-300 militari di vari Paesi” quello che proteggerà la sede della missione Onu in Libia e “l’Italia dovrebbe fornire il contributo più rilevante”. E’ quanto dicono all’Ansa fonti della Difesa, secondo cui ciò avverrà quando l’inviato delle Nazioni Unite per la Libia Martin Kobler si trasferirà a Tripoli insieme allo staff della missione Unsmil. Ma è ancora prematuro, sottolineano le fonti, parlare di numeri, perchè l’Onu ha avanzato una richiesta in questo senso all’intera comunità internazionale e occorre verificare anche i contributi degli altri Paesi.

“Abbiamo tutte le capacità necessarie a fronteggiare gli impegni in corso e quelli che potrebbero giungere, fin dalle prossime settimane, per rispondere alle esigenze di sicurezza delle regioni per noi più significative in termini strategici”. E’ quanto ha assicura il ministro della Difesa Roberta Pinotti, a proposito degli impegni militari dell’Italia.

La Francia intanto ha annunciato di essere pronta ad aiutare il governo di unità nazionale in Libia garantendo la sua “sicurezza marittima”: lo ha detto il ministro della Difesa di Parigi, Jean-Yves Le Drian. “Bisogna aspettare che il primo ministro Fayez al Sarraj ci dica le misure di sicurezza che intende prendere e le sollecitazioni che conta di fare presso la comunità internazionale per garantire la sicurezza marittima della Libia. Noi siamo pronti”, ha commentato il ministro a radio Europe 1.

Eppure il tema dell’intervento militare occidentale è uno dei più delicati per il nuovo governo libico che tramite il premier libico Fayez Serraj ha chiesto aiuto dell’Onu per proteggere i pozzi e gli impianti di petrolio della Libia.

Il summit di ieri ha confermato – con eventuali sviluppi futuri – il sostegno “unanime” al governo libico di Fayez al Sarraj aprendo allo stesso tempo alla presenza di navi Nato nel Mediterraneo per contrastare il traffico di migranti dalla Libia. Tutti temi che vedono l’Italia in primo piano, a cominciare dall’emergenza migranti, sulla quale, anche di fronte agli attacchi di Matteo Salvini, Renzi predica prudenza. “La situazione viene monitorata” ma la “realtà è più forte di ogni allarmismo”, evidenzia il capo del governo, ribadendo come gli attuali arrivi sulle coste italiane siano “inferiori” a quelli del 2014 e “uguali” a quelli del 2015.

Certo, un accordo con Tripoli sul modello di quello siglato con Tunisi “potrà ridurli”, così come un governo libico pienamente “consolidato”, ammette il premier, rifiutando però qualsiasi grido all’emergenza e criticando con durezza, parallelamente, l’eventuale chiusura del Brennero da parte dell’Austria: “Nessun elemento la giustifica. Se ci fosse, sarebbe l’Ue a prendere le decisioni conseguenti”. Austria che, da ieri, assiste al trionfo dell’estrema destra di Norbert Hofer.

“E’ un voto del popolo e va rispettato” ma “contro il populismo l’Ue deve giocare d’attacco, deve essere capace di investire sulla crescita”, spiega Renzi, ricordando i progetti “non sporadici ma di medio periodo” proposti dall’Italia a Bruxelles non solo sui migranti ma anche sull’economia. Dossier che vedono una qualche distanza tra Renzi e la cancelliera Merkel ma che, con un’Italia stabile, potranno forse avere più influenza anche a livello europeo. “Oggi ho scherzato con Obama e Merkel raccontando che in 70 anni l’Italia ha avuto 63 governi. Immaginate la faccia che hanno fatto…”, racconta Renzi, lanciando un ultimo strale alle opposizioni che, solo qualche giorno fa, votavano in Aula la sfiducia al suo esecutivo.

Una giornata che era cominciata con le parole del presidente americano Barack Obama in visita alla fiera di Hannover insieme alla Cancelliera tedesca Angela Merkel. “Il mondo e gli Stati Uniti hanno bisogno di un’Europa forte, prospera e democratica”  aveva detto il capo di Stato Usa “L’Ue – ha spiegato – era un sogno per pochi ed è diventata una speranza per molti. Ad ogni suo passo ha difeso la libertà e gli Stati Uniti sono al suo fianco. Io credo nell’Europa unita”. “Questo continente – ha aggiunto il presidente americano – nel ventesimo secolo era in costante conflitto, la gente moriva di fame, le famiglie venivano separate; ora la gente vuole venire qui esattamente proprio per quello che avete creato. Vi sono genitori pronti ad attraversare il deserto, il mare per dare ai propri figli quelle cose che noi non dobbiamo dare per scontate”. “Dobbiamo credere – ha detto ancora Obama – nella nostra capacità di forgiare un futuro migliore”.

 

Vedi anche

Altri articoli